Ci vuole cioè la “oratio continua”. Dopo queste annotazioni preliminari, vorrei aiutarvi a capire che cosa è in definitiva questo sacrificio di lode, questa Liturgia delle Ore.
In genere, specialmente noi, italiani, quando si tratta di un argomento, la prima domanda che ci poniamo è: come si fa…andiamo subito alle formulette concrete: mi pare che sia metodologicamente sbagliato. Di fronte a una realtà, la prima domanda che ci si pone, se si è persone intelligenti, è questa: che cosa è? Quando ho capito che cosa è, potrò vedere anche come si fa. Cioè ci vuole prima un po’ di teologia, per poi precisare la prassi, per dirla in termini più tecnici.
Che cosa è? Io vorrei aprire due finestre, due finestre contemplative che permettano di affacciarsi sul mistero della preghiera liturgica.
Sarò più semplice che posso, ma la teologia è esigente e vi chiedo perciò attenzione.
Le due finestre sono:
Capire che non siamo noi soli a pregare. C’è Cristo che prega con noi e in noi. E questa sarà la prima cosa da capire.
Capire che la liturgia delle Ore, come ogni liturgia, è un opus, una celebrazione da vivere, qualcosa che accade, è un avvenimento di salvezza. Attraverso questo spazio sacro che è la celebrazione liturgica si rende presente Cristo per salvarci.
Momento e salvezza.
Queste sono le due dimensioni principali.
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