Mondo Oggi - Ecclesiale (265)
IL MERCATO DELLA FEDE
La chiesa cattolica registra in Brasile una grave diminuzione di fedeli. Tra i maggiori imputati, una struttura parrocchiale un po' imbalsamata e ancora clericale. Eppure le comunità ecclesiali di base, che a luglio celebrano il loro 12° incontro nazionale, avevano indicato una nuova via di evangelizzazione.
Cristiani messi al bando, ma il voto boccia i fanatici
CRISTIANI MESSI AL BANDO MA IL VOTO BOCCIA I FANATICI
Nello stato indiano dell’Orissa i profughi cristiani sono decine di migliaia, a dieci mesi dalle violenze scatenate contro di loro. Sono dalit e tribali, ”caste” infime: difficile il ritorno a casa. Ma le elezioni bocciano i fondamentalisti indù
Negazionismo e memoria della Shoah
Un crimine intollerabile
È intollerabile che qualcuno minimizzi o neghi il male assoluto rappresentato dall’olocausto, come ha fatto il vescovo lefebvriano Williamson. La Giornata della memoria induca tutti a riflettere sulla terribile potenza del male.
Il ruolo dei superiori nella nuova istruzione vaticana
MEDIATORI DI CONFLITTI?
La storia della salvezza, come quella della vita consacrata, è una storia di mediazioni. Confronto e verifica: due presupposti irrinunciabili di ogni "legge della mediazione". Fondamentali sia la libertà interiore che un reciproco investimento di fiducia.
Sintesi effettuata dal quotidiano "Avvenire" (26 ottobre 2008) dell'elenco finale delle Proposizioni approvate dalle assemblee generali del Sinodo dei vescovi, consegnato al Papa.
La versione in lingua italiana, provvisoria e ufficiosa, è a cura della segreteria generale del Sinodo.
Pubblichiamo qui di seguito il "Messaggio " della XII Assemblea del Sinodo dei vescovi e una sintesi delle "Proposizioni". Il Messaggio è stato approvato per acclamazione nel corso della ventunesima congregazione generale, il 24 ottobre. È rivolto «all'immenso orizzonte di tutti coloro che nelle diverse regioni del mondo seguono Cristo come discepoli e continuano ad amarlo con amore incorruttibile», in modo particolare ai "pastori", "ai tanti e generosi catechisti" e a quanti guidano il popolo di Dio «nell'ascolto e nella lettura amorosa della Bibbia».
Fra le sei donne invitate al Sinodo sulla Parola in qualità di «esperte»,vi ha preso parte sr. Nuda Calduch-Benages, 1 docente di sacra Scrittura e antropologia biblica. Le abbiamo rivolto alcune domande.
Il sinodo si proponeva di avere un carattere pastorale, ma era inevitabile che negli interventi emergessero anche i tempi più dottrinali, come il rapporto rivelazione, creazione, storia della salvezza, il Cristo, lo Spirito e la Chiesa ecc., è stata utile un’impostazione del genere o ha ripetuto in parte cose risapute?
Una notte di 15 anni fa, Hugo Assmann mi chiamò per telefono e, nel bel mezzo della conversazione, disse una frase che riassumeva lo sfogo che sapeva di fare ad un amico e discepolo: “Jung, non possiamo perdere la parresia!”. “Il coraggio di dire la verità”, è stata una delle caratteristiche di Hugo Assmann. Ha parlato apertamente contro le dittature militari e il capitalismo, pagando per questo con diversi esili. Ha fatto della critica teologica all’economia capitalista la sua arma in favore delle lotte dei poveri. Ma ha anche avuto il coraggio di criticare problemi ed errori della Chiesa, delle teologie (inclusa la Teologia della Liberazione) e delle teorie educative che intendevano essere al servizio delle lotte popolari.
Molti presidenti — assistiti dai Chicago Boys (giovani economisti formati all’università di Chicago sotto l’egida di Milton Friedman e Arnold Harberger) — si affrettarono a “rottamare” il patrimonio nazionale con privatizzazioni irresponsabili e processi di “deregolamentazione” delle leggi sul lavoro, riducendo le rispettive nazioni in casas de mãe-joana (luoghi di gozzoviglie) del capitale transnazionale. Esempi di questa accondiscendenza agli interessi della Casa Bianca e di solenne disprezzo dei diritti fondamentali dei poveri sono stati i presidenti Collor de Mello (Brasile), Menem (Argentina), Fujimori (Perù), Arias (Costa Rica), Pérez (Venezuela) e Salinas (Messico).
Il “Consenso di Washington” servì ad accelerare le privatizzazioni e a promuovere la corruzione, lasciando come eredità debiti esteri spaventosi, inflazione accelerata, disoccupazione, dilapidazione delle industrie nazionali, concentrazione delle terre nelle mani di pochi e spostamento dei capitali dalla produzione alla speculazione.
Come reazione a ciò, assistiamo oggi al sorgere di un nuovo consenso, che definirei “Consenso-Sud”: quello dei paesi latino-americani guidati da partiti e presidenti impegnati a ridurre le disuguaglianze sociali. Dopo le dittature militari e i governi liberisti, sta sbocciando una primavera democratica, consolidata dall’elezione di leader politici che dicono no a quella politica che aveva applaudito all’Accordo nordamericano per il libero scambio (Nafta), appoggiato l’invasione dell’Irak da parte di George Bush padre, e coltivato il sogno dell’Alca (Area di libero commercio delle Americhe), proposto da Clinton come fine del Mercosul (Mercato comune del Sud America).
Le vittorie di Chávez in Venezuela, Kirchner in Argentina, Lula in Brasile, Morales in Bolivia, Vázquez in Uruguay, Correa in Ecuador, Ortega in Nicaragua e il vescovo Lugo in Paraguay, sommate alla “rettifica” cubana di Raoul Castro, disegnano una nuova geopolitica continentale, capace di neutralizzare l’ingerenza degli Usa in America Latina.
È vero che alcuni governi non sono stati del tutto coerenti con le promesse elettorali (in Brasile e Argentina la riforma agraria è ancora un tabù; altrove si minaccia di rompere il “Consenso-Sud” per firmare unilateralmente l’accordo di libero commercio con gli Usa). È vero che non siamo ancora a quella democrazia partecipativa che coniuga suffragio universale con garanzia di accesso per tutti ai diritti economici e sociali basilari (tutti votano, ma molti hanno fame; tutti hanno il diritto all’educazione, ma molti bambini non sono a scuola; tutti hanno il diritto alla salute, ma pochi riescono a goderla, grazie a schemi assicurativi di medicina privata). Ma è anche vero che l’America Latina non ha mai conosciuto un periodo tanto democratico quanto quello presente.
La vera novità è che i paesi del “Consenso-Sud” s’impegnano a combattere la misera e l’inflazione, non criminalizzano i movimenti sociali, moltiplicano meccanismi di consultazione popolare e riscattano la funzione dello stato come agente di sviluppo sociale ed economico. In politica estera, rafforzano i progetti di cooperazione socio-economica tra i paesi (come il Mercosul e l’Alternativa bolivariana per le Americhe — Alba), si aprono all’asse Sud-Sud (Cina, India e Sudafrica) e riallacciano relazioni con l’Africa e il mondo arabo, diminuendo il peso dell’egemonia anglo-sassone.
Oggi la sfida è dare continuità a questo processo. È necessario che i governanti non cadano nella tentazione di un “neo-caudillismo” (caudillo: parola spagnola per indicare un leader politico-militare a capo di un potere autoritario): forti del proprio carisma personale, potrebbero cercare di stabilire canali diretti con i poveri, scavalcando la mediazione dei partiti e dei movimenti sociali. Sta qui il pericolo. Senza partiti rappresentativi, dotati di un progetto storico e di rigore etico, e senza un’accresciuta capacità di singoli e gruppi di controllare la propria vita attraverso il protagonismo dei movimenti sociali, il “Consenso-Sud” rischia di passare alla storia come un’altra speranza fallita.
Bisogna, quindi, annaffiare i fiori di questa primavera e svellere quanto prima ogni erba cattiva, perché la nuova stagione produca davvero frutti di giustizia e di libertà.
di Frei Betto
Nigrizia giugno 2008
Lettera della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI) alle comunità missionarie in Italia, nel contesto del corrente clima sociale politico culturale in relazione ai migranti.
Siamo missionari/e, cioè, migranti.
Abbiamo passato buona parte delle nostra vita altrove, da “stranieri”. Come tali ci siamo sentiti accolti, amati, e abbiamo convissuto esperienze esaltanti di incontro, scambio e arricchimento. Nei giorni di guerra e conflitti, alcuni/e di noi sono stati protetti e salvati da coloro che ci “ospitavano”.
Conosciamo per esperienza la “debolezza” di trovarsi in un Paese “straniero”. Quegli anni e quei volti e quelle speranze ci hanno resi più attenti e vulnerabili; ci hanno aperto gli occhi sulla realtà del nostro mondo; ci hanno trasformati!
Come missionari/e, siamo profondamente feriti da quanto sta accadendo nella nostra terra nei confronti dei migranti.
Ci preoccupa il “virus” che gradualmente sta infettando non solo parte della nostra società, ma, purtroppo, anche porzioni delle nostre stesse comunità missionarie! Un “virus” che spinge a considerare immigrati, rom, i “senza documenti”, come gente che ruba ed è violenta, come “il nemico” che minaccia la nostra sicurezza.
Come missionari/e, siamo profondamente indignati perché persuasi che ogni attentato perpetrato alla dignità della persona si afferma come radicale negazione di un comune progetto di umanità che insieme abbiamo la responsabilità di costruire.
La criminalizzazione dei migranti e il conseguente tentativo di farne il “capro espiatorio” per una crisi sociale che ha ben altre radici ci amareggiano e ci spingono a dissentire dallo spirito che sembra prevalere nella società.
Ci sembra di riconoscere lo stesso “virus” che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese “civili”.
Come cittadini, siamo preoccupati del rinnegamento dei valori portanti di una Costituzione con la quale ci identifichiamo e che, seppur faticosamente, ha offerto negli anni spunti e prospettive di solidarietà e civile convivenza.
Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di evangelizzazione che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo, infatti, persuasi che il “virus” della paura dell’altro deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.
Vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti, assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.
Invitiamo le nostre comunità missionarie e quanti/e hanno a cuore la dignità della persona e i valori del Vangelo a contrastare in ogni modo la logica violenta dell’esclusione e della criminalizzazione dei migranti. Mettiamoci insieme per continuare a creare spazi di ospitalità e di dialogo, che soli assicureranno il germoglio di un futuro più umano per tutti.
Il futuro della nostra società è legato ai nostri cuori aperti e ospitali.
Mai senza l’altro!
Commissione Giustizia e Pace
Conferenza Istituti Missionari in Italia
Limone sul Garda
27 Maggio 2008