Preghiera ed Iconografia (12)
Preghiere ortodosse. Le preghiere della sera
Preghiere ortodosse
Le preghiere della sera

Inizio (se c’è il sacerdote): Benedetto il nostro Dio in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
E noi diciamo: Amen.
Se non c’è il sacerdote:
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, per le preghiere della tua tuttapura Madre e di tutti santi abbi misericordia di noi. Amen.
Gloria a te, Dio nostro, gloria a te.
Preghiera al santo Spirito
Re celeste, Consolatore, Spirito della verità, che sei ovunque presente e tutto ricolmi, Scrigno dei beni e Dispensatore di vita, vieni e dimora in noi, e purificaci da ogni macchia e salva, o Buono, le nostre anime.
Trisagio
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi misericordia di noi.
(Si ripete 3 volte, facendo il segno di Croce e prosternandosi profondamente fino alla cintola)
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito, e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera alla Tuttasanta Trinità
Tuttasanta Trinità, abbi misericordia di noi; Signore, sii clemente con i nostri peccati; Sovrano, perdona le nostre iniquità; Santo, visita e guarisci le nostre infermità, in grazia del tuo Nome.
Kyrie, eleison (3 volte).
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito, e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera del Signore
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, così sulla terra; dacci oggi il nostro pane essenziale; e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori; e non indurci in tentazione, ma liberaci dal maligno.
Tropari
Abbi misericordia di noi, Signore, abbi misericordia di noi; mancando di ogni discolpa, questa istanza a te Sovrano noi peccatori porgiamo: abbi misericordia di noi.
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito.
Signore, abbi misericordia di noi: in te confidiamo. Non adirarti all'eccesso con noi, non tenere a mente le nostre iniquità, ma guarda su di noi anche ora, qual benigno, e riscattaci dai nostri nemici; sei Tu il nostro Dio, e noi il popolo tuo, tutti opera delle tue mani, ed è il Nome tuo che abbiamo invocato.
E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Spalancaci la porta della benignità, benedetta Deìpara; sperando in te non ci smarriremo; avvenga che siamo liberati per mezzo tuo dalle angustie: sei tu la salvezza della stirpe dei Cristiani.
Poi: Kyrie eleison (12 volte)
E recita queste preghiere nell’ordine seguente, con attenzione e umiltà.
Preghiera 1a, di San Macario il Grande a Dio Padre
Dio Eterno e Re di ogni creatura, che ti sei degnato di condurmi fino a quest'ora, perdonami i peccati commessi in questo giorno, in azione, parola e pensiero; purifica, Signore, la mia umile anima da ogni macchia della carne e dello spirito. Concedimi di trascorrere questa notte in un sonno pacifico, affinché, alzandomi dal mio umile giaciglio, possa essere gradito al tuo tuttosanto Nome tutti i giorni della mia vita e calpestare i nemici che mi assalgono, carnali e spirituali. Riscattami, Signore, dai vani pensieri che mi macchiano e dai desideri malvagi. Perché tuo è il Regno e la potenza, e la gloria, Padre e Figlio e santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli. Amen.
Preghiera 2a, di Sant'Antiochio, al Signore nostro Gesù Cristo
Onnipotente, Verbo del Padre, Tu stesso sei perfetto, Gesù Cristo, per la tua grande misericordia non allontanarti mai da me, servo tuo, ma sempre riposa in me. Gesù, Buon Pastore delle tue pecorelle, non mi abbandonare agli inganni del serpente e ai desideri di satana e non lasciarmi, perché è in me il seme della corruzione. Tu dunque, Signore, Dio adorabile, Re Santo, Gesù Cristo, preservami nel sonno con la luce assidua, il tuo santo Spirito, per mezzo del quale hai santificato i tuoi discepoli. Dà anche a me, tuo servo indegno, Signore, la tua salvezza sul mio giaciglio; illumina la mia mente con la luce dell’intelligenza del tuo santo Vangelo, la mia anima con l'amore della tua Croce, il mio cuore con la purezza della tua parola, il mio corpo con la tua passione impassibile, il mio pensiero preservalo con la tua umiltà e rialzami, a tempo opportuno, per la tua glorificazione. Perché sei sommamente glorificato con il tuo Padre aprimordio e con il tuttosanto Spirito nei secoli. Amen.
Preghiera 3a, al Tuttosanto Spirito
Signore, Re Celeste, Consolatore, Spirito della verità, dimostra la bontà del tuo cuore e abbi misericordia di me, tuo servo peccatore, e rimetti e perdona a me indegno tutti i peccati che in questo giorno ho commessi come uomo, o piuttosto non come uomo, ma ancor peggio di una bestia, peccati volontari e involontari, conosciuti e sconosciuti, a causa della mia giovinezza e di una scienza malvagia, e quelli che appartengono all'impudenza e all'accidia. Se ho giurato per il tuo Nome, o l'ho bestemmiato nei miei pensieri; se ho rimproverato qualcuno; se l'ho calunniato nella mia ira; se l'ho rattristato, o se mi sono adirato per qualcosa; se ho mentito; se ho molto dormito; se ho disprezzato il povero che veniva da me; se ho rattristato il mio fratello, se ho litigato o se ho giudicato qualcuno; se mi sono vantato o inorgoglito o incollerito; se, mentre stavo in preghiera, la mia mente si è mossa tra le malignità di questo mondo; se ho avuto pensieri di depravazione; se ho mangiato e bevuto all’eccesso; se ho riso stoltamente; se ho pensato malignità; se vedendo la bellezza altrui sono stato piagato nel cuore; se ho detto cose empie; se ho riso del peccato del mio fratello, pur avendo innumerevoli peccati; se ho trascurato la mia preghiera, o se ho commesso qualche altro male di cui non mi ricordo, e se ne ho commessi ancor di più, abbi misericordia, mio Creatore e Sovrano, di me tuo servo indegno e indolente e concedimi perdono e remissione, perché sei Buono e Amico degli uomini; cosicché mi corichi in pace, mi addormenti e riposi, io il debosciato, il peccatore e miserabile, e adori, canti e glorifichi il tuo onorabilissimo Nome, con il Padre e l'unigenito suo Figlio, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 4a, di San Macario il Grande
Cosa ti offrirò o cosa ti renderò, grande Donatore, Re immortale, Signore generoso e Amico degli uomini, visto che, mentre sono stato pigro nel compiacere a te e nulla di buono ho fatto, tu mi hai condotto alla fine di questo giorno che è trascorso, edificando la conversione e la salvezza dell'anima mia? Sii misericordioso con me peccatore e spoglio di ogni opera buona, rialza la mia anima caduta, macchiata di smisurati peccati. Togli da me ogni pensiero malvagio di questa vita visibile. Perdonami i miei peccati, tu il solo senza peccato, perché ho peccato contro di te in questo giorno, consapevolmente e inconsapevolmente, con la parola e l'opera, con il pensiero e con tutti i miei sensi. Tu stesso, coprendomi, preservami da ogni assalto dell'avversario con la tua forza Divina e con l'ineffabile potenza del tuo amore per gli uomini. Purificami, Dio, dalla moltitudine dei miei peccati. Dimostra il tuo Beneplacito, Signore, per liberarmi dalle reti del maligno e salva la mia anima passionale, e fa' brillare su di me la luce del tuo volto quando verrai nella gloria, e fa' che ora mi addormenti con un sonno senza condanna, e senza fantasticherie, e mantieni senza turbamento il pensiero del tuo servo, respingi da me ogni azione satanica, e illumina gli occhi intelligibili del mio cuore, così che io non dorma nella morte. E mandami un Angelo di pace, custode e guida della mia anima e del mio corpo, perché mi liberi dai miei nemici e io, alzandomi dal mio giaciglio, elevi a te preghiere di ringraziamento. Sì, Signore, ascolta me, il tuo servo misero e peccatore nella volontà e nel pensiero; donami, una volta alzato, di studiare le tue parole, e fa' che l'accidia demoniaca sia cacciata lontano da me per mezzo dei tuoi Angeli, perché io benedica il tuo santo Nome e lodi e glorifichi la purissima Deìpara Maria che hai dato a noi peccatori come intercessione e accogli Lei che prega per noi; so che Lei imita il tuo amore per gli uomini e non cessa di pregare. Per le sue intercessioni e per il segno della preziosa Croce, e per la grazia di tutti i tuoi santi, custodisci la mia anima, Gesù Cristo Dio nostro, perché sei santo e sommamente glorificato nei secoli. Amen.
Preghiera 5a
Signore Dio nostro, ho peccato in questo giorno con la parola, l'opera, il pensiero: poiché sei Buono e Amico degli uomini, perdonami. Donami un sonno pacifico e senza turbamento. Invia il tuo Angelo custode che mi protegga, mi preservi da ogni male, perché Tu sei il custode delle anime nostre e dei nostri corpi, e a te rendiamo gloria, Padre e Figlio e santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 6a
Signore Dio nostro, in cui noi crediamo e il cui Nome invochiamo più di ogni nome, da' a noi che partiamo per il sonno sollievo dell'anima e del corpo, e preservaci da ogni fantasticheria e da tenebrose voluttà, frena lo slancio delle nostre passioni, spegni l'ardore che solleva le nostre carni, dacci di vivere castamente in opere e parole, perché, avendo abbracciato la vita virtuosa, non decadiamo dai tuoi beni promessi, perché sei benedetto nei secoli. Amen.
Preghiera 7a, di san Giovanni Crisostomo (24 preghiere per tutte le ore del giorno)
1 Signore, non rimuovere da me i tuoi beni Celesti.
2 Signore, liberami dalle pene eterne.
3 Signore, se ho peccato con la mente o con il pensiero, con la parola o con l’azione, perdonami.
4 Signore, liberami da ogni inconsapevolezza e dimenticanza, e meschinità d’animo, e pietrificata insensibilità.
5 Signore, liberami da ogni tentazione.
6 Signore, illumina il mio cuore, perché si è ottenebrato con il desiderio malvagio.
7 Signore, se ho peccato come uomo, Tu che sei un Dio generoso abbi misericordia di me, vedendo la debolezza della mia anima.
8 Signore, manda la tua grazia in mio aiuto, perché glorifichi il tuo santo Nome.
9 Signore Gesù Cristo, scrivi il tuo servo nel libro della vita e donami una buona fine.
10 Signore Dio mio, anche se non ho fatto niente di buono davanti a te, dammi per la tua grazia di porre un inizio di bene.
11 Signore, aspergi il mio cuore con la rugiada della tua grazia.
12 Signore del cielo e della terra, ricorda il tuo servo peccatore, pieno di vergogna e impuro, nel tuo Regno. Amen.
Preghiere della notte:
1 Signore, nella penitenza accoglimi.
2 Signore, non abbandonarmi.
3 Signore, non indurmi in tentazione.
4 Signore, dammi un pensiero buono.
5 Signore, dammi lacrime e il ricordo della morte, e umiltà.
6 Signore, dammi il pensiero di confessare i miei peccati.
7 Signore, dammi umiltà, castità e ubbidienza.
8 Signore, dammi pazienza, longanimità e mansuetudine.
9 Signore, fa’ dimorare in me radici di bontà, il timore di te nel mio cuore.
10 Signore, concedimi di amare te con tutta la mia anima e il mio pensiero, e di fare in tutto la tua volontà.
11 Signore, preservami da alcuni uomini e dai demòni, dalle passioni e da ogni altra cosa empia.
12 Signore, poiché sei consapevole della tua creazione e del tuo volere, sia in me peccatore la tua volontà, perché sei benedetto nei secoli. Amen.
Preghiera 8a, al nostro Signore Gesù Cristo
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, per la tua onorabilissima Madre e per i tuoi Angeli incorporei, per il tuo Profeta, Precursore e Battista, per gli apostoli annunciatori della parola di Dio, per i luminosi e ben vittoriosi martiri, per i padri pii e teofori e tutti i santi, per le loro preghiere, liberami dall’assalto demoniaco. Sì, mio Signore e creatore, Tu che non desideri la morte del peccatore, ma che si converta e viva, concedi a me miserabile e indegno la conversione; liberami dalle labbra del serpente distruttore, che sono aperte per divorarmi e portarmi vivo nell’ade. Sì, Signore, mia consolazione, Tu che ti sei rivestito, per me miserabile, della carne corruttibile, strappami dalla miseria, concedi alla mia povera anima la consolazione. Pianta nel mio cuore il desiderio di compiere le tue volontà e di tralasciare le opere malvagie, e di ricevere le tue beatitudini: in te, Signore, ho sperato, salvami.
Preghiera 9a, alla Tuttasanta Deìpara, di Pietro Studita
Prosternandomi innanzi a te, tuttapura Madre di Dio, io prego: Tu sai, Regina, che incessantemente io pecco e irrito il Figlio tuo e Dio mio, e molte volte mi pento, e menzognero mi trovo davanti a Dio, e mi pento con tremore: non ora forse mi colpirà il Signore? E nello stesso tempo ancor più commetto le stesse cose; sapendo ciò, mia Sovrana e Signora Deìpara, ti prego di avere misericordia, di fortificarmi e di concedermi di essere buono. Tu sai questo, mia Sovrana e Deìpara, che non per odio ho opere malvagie, e con tutto il pensiero amo la legge del mio Dio, ma non so, Signora Tuttapura, perché odio quello che amo, e trasgredisco il bene. Non permettere, o Tuttapura, che si compia la mia volontà che non è gradita, ma sia fatta la volontà del Figlio tuo e Dio mio che mi salva, che mi dà intelligenza, e concede la grazia del santo Spirito, perché io smetta da adesso in poi di compiere azioni impure, e viva il resto della vita nella volontà del Figlio tuo. A Lui spetta ogni gloria, onore e potenza, con il Padre suo aprimordio, e il tuttosanto, buono e vivifico suo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 10a, alla Tuttasanta Deìpara
Del buon Re buona Madre, tuttapura e benedetta Deìpara Maria, versa sulla mia anima passionale la misericordia del Figlio tuo e Dio nostro e per le tue preghiere guidami verso buone azioni, affinché il tempo rimasto della mia vita trascorra senza vizio e per la tua grazia trovi il paradiso, Deìpara Vergine, unica pura e benedetta.
Preghiera 11a, all’Angelo custode
Angelo di Cristo, mio santo custode e protettore della mia anima e del mio corpo, perdonami tutti i peccati che ho commessi in questo giorno, e riscattami dalla malignità del nemico che mi si oppone, affinché con nessun peccato irriti il mio Dio, e prega per me, peccatore e indegno servo, così da mostrarmi degno della grazia e della misericordia della tuttasanta Trinità e della Madre del mio Signore, e di tutti i santi. Amen.
Poi, Contacio della Tuttasanta Deìpara:
A te, Condottiera pronta alla difesa, io, città tua redenta dalle sciagure, dedico i canti vittoriosi e grati, o Deìpara. Tu che hai questo potere incontrastato: liberami da ogni altro pericolo, perché io gridi a te: Gioisci, Sposa inviolata.
Poi:
Gloriosissima Semprevergine, Madre di Cristo Dio, porta la nostra preghiera al Figlio tuo e Dio nostro, perché salvi per mezzo tuo le anime nostre.
Tutta la mia speranza ripongo in te, Madre di Dio, custodiscimi sotto il tuo velo.
Deìpara Vergine, non disprezzare me peccatore che pretendo il tuo aiuto e la tua difesa: in te spera la mia anima, abbi misericordia di me.
Poi, preghiera di San Ioannichio:
La mia speranza è il Padre, il mio rifugio è il Figlio, la mia protezione è lo Spirito Santo: Trinità santa, gloria a te.
Poi:
Degno davvero è dir di te beata, la Deìpara semprebeata, tuttaimmacolata e Madre del nostro Dio. Più insigne dei Cherubini e senza confronto più gloriosa dei Serafini, in modo incorruttibile Dio Verbo hai partorito, la realmente Deìpara in te noi magnifichiamo.
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Kyrie, eleison (3 volte).
Benedici.
E congedo:
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, per le preghiere della tua tuttapura Madre, dei nostri padri piissimi e teofori, e di tutti i santi, abbi misericordia di noi. Amen.
Preghiera di San Giovanni Damasceno, da dire indicando il proprio giaciglio:
Sovrano, Amico degli uomini, questo mio letto sarà forse gia la mia tomba, oppure ancora un giorno illuminerai la mia anima miserabile? Ecco dinanzi a me la tomba, ecco davanti a me la morte. Il tuo giudizio, Signore, io temo, e la pena senza fine, e tuttavia non cesso di fare il male: irrito sempre te, Signore Dio mio, e la tua Madre tuttapura, e tutte le celesti Potenze, e il mio santo Angelo custode. So dunque, Signore, che sono indegno del tuo amore per gli uomini e sono invece degno di ogni condanna e pena. Ma Tu Signore, sia che io lo desideri sia che non lo desideri, salvami. Perché se Tu salvi il giusto, Signore, nulla vi è di grande; se poi hai misericordia del puro, nulla vi è di mirabile: perché essi sono degni della tua misericordia. Ma in me peccatore compi le meraviglie della tua misericordia: manifesta in questo il tuo amore per gli uomini, affinché la mia malvagità non prevalga sulla tua ineffabile misericordia, e agisci verso di me come vuoi.
(Preghiere recitate abitualmente dai monaci, ma che possono essere recitate da tutti)
Di’, prosternandoti fino a terra:
Ti adoro, tuttasanta Trinità, coessenziale, vivifica e indivisibile, Padre, e Figlio, e santo Spirito: credo in te e confessando ti glorifico, ringrazio, lodo, venero ed esalto te e prego: abbi misericordia di me, tuo inutile servo. (3 volte; 3 prosternazioni)
Ti venero, tuttasanta Deìpara, con il tuo parto hai manifestato a noi la Luce vera, Regina del cielo e della terra, Speranza dei disperati, Aiuto dei deboli, Intercessione di tutti i peccatori. Proteggimi Tu e difendimi da tutte le sciagure e necessità dell’anima e del corpo, e sii per me, ti prego, Difesa grazie alle tue onnipotenti preghiere. (1 prosternazione)
Tuttasanta Sovrana Deìpara, accogli questa piccola preghiera e portala al Figlio tuo e Dio nostro, perché Egli salvi e illumini, grazie a te, le anime nostre. (1 prosternazione)
Ordini tutti Celesti, Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Arcangeli e Angeli, pregate Dio per me peccatore, vi prego, e mi umilio davanti a voi. (1 prosternazione)
Santo e grande Giovanni, Profeta, Precursore e Battista del Signore, che hai sofferto per Cristo, e hai ricevuto l’audacia di osare presso il Signore, prega per me peccatore, affinché mi salvi per le tue preghiere. (1 prosternazione)
Santi Divini Apostoli, Profeti, Martiri, Illuminatori, Digiunatori, Pii, Giusti, monaci del deserto, Rasofori, Patriarchi, e santi tutti che avete sofferto per Cristo, e avete acquistato l’audacia di osare presso il Sovrano, pregate per me peccatore, affinché mi salvi per le vostre preghiere. (1 prosternazione)
Santo Giovanni Crisostomo con Basilio il Grande, Gregorio il Teologo, Leone e Gregorio papi di Roma, Atanasio e Cirillo, Giovanni il Misericordioso papi e patriarchi di Alessandria, Ambrogio di Milano, Massimo di Torino, Zeno di Verona e Nicola di Mira in Licia il Taumaturgo, Sava di Serbia e tutti i santi ierarchi, aiutatemi e abbiate misericordia di me per le vostre preghiere e intercessioni presso Dio. (1 prosternazione)
Santi isapostoli e illuminatori: imperatori da Dio coronati Costantino ed Elena, Nina della Georgia, Gregorio arcivescovo della Grande Armenia, Frumenzio arcivescovo di Etiopia, Cirillo e Metodio evangelizzatori degli slavi, Vladimiro e Olga grandi principi di Kiev, Innocenzo metropolita e Gherman dell’Alaska, illuminatori di America, Nicola del Giappone e tutti i santi illuminatori, pregate Dio per me peccatore. (1 prosternazione)
Santi martiri e voi che avete subito la passione: Stefano apostolo, arcidiacono e protomartire, Giorgio il Trofeoforo (il Trionfatore), Demetrio il Mirovlita (l’Effusore di miro), Teodoro di Tiro (la Recluta) e Teodoro lo Stratilate (l’Ufficiale), Lorenzo arcidiacono, Gervasio e Protasio, Nazario e Celso, Lazzaro di Serbia, Pietro l’Aleute, Boris, Gleb e Igor, Tecla, Ciriaca, Eufemia, Parasceve, Caterina, Agnese, Cecilia, Anastasia, Lucia e tutti i santi e le sante martiri, pregate Dio per me peccatore. (1 prosternazione)
Pii e Teofori monaci: Antonio il Grande, Eutimio, Sava il Santificato, Onofrio, Benedetto da Norcia, Anastasio di Athos e Atanasio di Meteora, Efrem di Siria, Antonio e Teodosio delle Grotte di Kiev, Sergio di Ràdonezh, Serafino di Sarov, Paisio Velickovski, Ambrogio di Optina, Silvano dell’Athos, Pelagia, Teodosia, Anastasia, Euprassia, Febronia, Teodula, Eufrosine, Maria Egiziaca, Parascheva, Scolastica e tutti i pii, pregate Dio per me peccatore. (1 prosternazione)
Tutte le Sante donne, Mirofore, Martiri, Pie e Vergini, che Cristo in modo degno avete servito, con la santa megalomartire Barbara, pregate Dio per me peccatore. (1 prosternazione)
Invincibile e divina forza della Croce del Signore, non abbandonare me peccatore: ma con la tua forza proteggimi da ogni tentazione dell’anima e del corpo. (1 prosternazione)
Tuttasanta Sovrana Deìpara, Sicurezza di tutti i cristiani, non abbiamo altra sicurezza e speranza tranne te, tuttaimmacolata mia Sovrana Signora Deìpara, Madre di Cristo Dio mio: per questo abbi misericordia e liberami da tutti i miei mali, e supplica il Misericordioso Figlio tuo e Dio mio, perché abbia misericordia della mia anima miserabile, e perché mi liberi dalle pene eterne e mi faccia degno del Regno suo. (1 prosternazione)
Santo Angelo mio custode, proteggimi sotto le ali della tua bontà, e caccia via da me ogni azione demoniaca, e prega Dio per me peccatore. (1 prosternazione)
E quando vuoi coricarti, recita questo:
Illumina i miei occhi, Cristo Dio, perché mai mi addormenti nella morte, perché mai dica il mio nemico: ho prevalso su di lui.
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito.
Sii Protettore della mia anima, o Dio, perché cammino tra molte reti; liberami da esse e salvami, o Buono, perché sei Amico degli uomini.
E ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Cantiamo incessantemente, con le labbra e col cuore, la gloriosissima Madre di Dio, più santa degli Angeli santi, che ha partorito per noi il Dio incarnato e che prega ininterrottamente per le anime nostre.
Bacia la croce (che porti al collo), fa’ il segno della croce sul tuo giaciglio, rivolto verso dove poggi il capo, e anche verso tutte le parti del mondo, segnati con il segno della croce e recita la preghiera per la Croce preziosa:
Risorga Dio e si disperdano i suoi nemici, quanti lo odiano fuggano davanti al suo volto. Come sparisce il fumo, così spariscano; come si scioglie la cera dinanzi al volto del fuoco, così periscano i demòni dinanzi al volto di coloro che amano Dio e che, segnandosi col segno della Croce, dicono esultanti: Gioisci, preziosissima e vivifica Croce del Signore, scaccia i demòni per la potenza di Colui che su di te fu crocifisso, il nostro Signore Gesù Cristo; disceso nell’ade, Egli ha vinto la potenza del diavolo e ti ha donato a noi, Croce preziosa, per respingere ogni nemico. O preziosissima e vivificante Croce del Signore! Assieme alla nostra Sovrana, la Vergine Deìpara, e a tutti i santi, vieni in mio aiuto nei secoli. Amen.
Oppure, in breve: Proteggimi, Signore, per la forza della tua preziosa e vivificante Croce e preservami da ogni male.
Preghiera
Alleggerisci, rimetti, perdona, Dio, i nostri peccati, volontari e involontari, con le parole e le azioni, consapevoli e inconsapevoli, nella notte e nel giorno, nella mente e nel pensiero: tutto perdona, perché sei Buono e Amico degli uomini.
Preghiera
Perdona, Signore Amico degli uomini, coloro che ci odiano e che ci hanno offesi. Fa’ del bene a chi ha fatto del bene. Ai nostri fratelli e parenti dona quanto chiedono per la salvezza e la vita eterna. Visita coloro che giacciono nella malattia e dona loro la guarigione. Orienta coloro che sono in mare. Accompagna quelli che sono in viaggio. Combatti insieme con tutti i cristiani ortodossi. Soccorri chi governa. Dà la remissione dei peccati a chi ci ha servito e ha avuto compassione di noi. Abbi misericordia, secondo la tua grande misericordia, di quanti ci hanno raccomandato, a noi indegni, di pregare per loro. Ricordati, Signore, dei nostri padri e fratelli defunti e dà loro il riposo là dove brilla la luce del tuo Volto. Ricordati, Signore, dei nostri fratelli imprigionati e liberali da ogni avversità. Ricordati, Signore, di quanti portano doni e fanno del bene nelle tue sante chiese, dà loro quanto chiedono per la salvezza e la vita eterna. Ricordati, Signore, anche di noi tuoi servi, umili, peccatori e indegni, e illumina la nostra mente con la luce della tua intelligenza, e ponici sulla via dei tuoi comandamenti, per le preghiere della nostra purissima Sovrana, la Deìpara e Semprevergine Maria, e di tutti i tuoi santi, perché sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen.
Confessione dei peccati quotidiani
Confesso a te, Signore, mio Dio e creatore, unico nella Trinità santa, glorificato e adorato, Padre e Figlio e santo Spirito, tutti i peccati che ho commessi in tutti i giorni della mia vita, in ogni ora, nel momento presente e nelle notti e nei giorni passati, in azioni, parole, pensieri: gola, ebbrezza, mangiare nascostamente, vana loquacità, accidia, pigrizia, contraddizione, disubbidienza, calunnia, condanna, negligenza, amor proprio, acquisto eccessivo di beni, furto, menzogna, disonesto guadagno, cupidigia, gelosia, invidia, ira, rancore, odio, avidità di denaro; i peccati che ho commessi con tutti i miei sensi: vista, udito, olfatto, gusto, tatto e gli altri miei peccati, dell’anima e insieme del corpo, con i quali ho irritato te, mio Dio e creatore, e ho condannato ingiustamente il mio prossimo. Per i quali provo dispiacere, dimostro a te di essere colpevole, Dio mio, e ho volontà di pentirmi: Signore Dio mio, aiutami, con le lacrime ti prego umilmente: perdona tutti i miei peccati con la tua misericordia e liberami da essi, che ho confessato davanti a te, perché sei Buono e Amico degli uomini.
Quando ti appresti al sonno (ricordando che per te questa notte può essere l’ultima), recita: Nelle tue mani, Signore Gesù Cristo, Dio mio, consegno il mio spirito. E Tu benedicimi, Tu abbi misericordia di me e donami la vita eterna. Amen.
Nella prima settimana dopo la Pasqua, al posto delle preghiere della sera, di solito si leggono le Ore pasquali.
Preghiere ortodosse. Le preghiere del mattino
Preghiere ortodosse
Le preghiere del mattino

Al risveglio, prima di cominciare le tue occupazioni, sta' in piedi con devozione e poniti mentalmente davanti al Dio Onniveggente; facendo il segno della Croce, recita:
Nel nome del Padre e del Figlio e del santo Spirito. Amen.
Poi aspetta un po', finché tutti i tuoi sensi non saranno silenziosi e i pensieri non lasceranno ogni mondanità; allora recita le seguenti preghiere, senza fretta e con l'attenzione del cuore:
Preghiera del pubblicano (Lc 18,13)
Dio, abbi misericordia di me peccatore.
Preghiera iniziale
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, per le preghiere della tua tuttapura Madre e di tutti i santi abbi misericordia di noi. Amen.
Gloria a te, Dio nostro, gloria a te.
Preghiera al santo Spirito
Re celeste, Consolatore, Spirito della verità, che sei ovunque presente e tutto ricolmi, Scrigno dei beni e Dispensatore di vita, vieni e dimora in noi, e purificaci da ogni macchia e salva, o Buono, le nostre anime.
Trisagio
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi misericordia di noi.
(Si ripete 3 volte, facendo il segno di Croce e prosternandosi profondamente fino alla cintola)
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito, e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera alla Tuttasanta Trinità
Tuttasanta Trinità, abbi misericordia di noi; Signore, sii clemente con i nostri peccati; Sovrano, perdona le nostre iniquità; Santo, visita e guarisci le nostre infermità, in grazia del tuo Nome.
Kyrie, eleison (3 volte).
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito, e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera del Signore
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, così sulla terra; dacci oggi il nostro pane essenziale; e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori; e non indurci in tentazione, ma liberaci dal maligno. Amen.
Tropari Trinitari
Destatici dal sonno, ci prosterniamo davanti a te, o Buono, e a te gridiamo l'inno degli angeli, o Potente: Santo, Santo, Santo sei, o Dio. Per la Deìpara misericordia di noi.
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito.
Mi hai alzato dal letto e dal sonno, Signore: illumina la mia mente e il mio cuore, e apri le mie labbra per cantarti, Trinità santa: Santo, Santo, Santo sei, o Dio. Per la Deìpara misericordia di noi.
E ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
All'improvviso il Giudice verrà e le azioni di ciascuno saranno svelate; ma con timore gridiamo nel mezzo della notte: Santo, Santo, Santo sei, o Dio. Per la Deìpara misericordia dl noi.
Kyrie, eleison (12 volte).
Preghiera alla Tuttasanta Trinità
Destatomi dal sonno ti ringrazio, o Trinità Santa, perché per la tua grande bontà e pazienza non ti sei adirata con me indolente e peccatore e non mi hai fatto perire per le mie iniquità, ma come sempre ti sei dimostrata amica degli uomini, sollevandomi dalla disperazione, per farmi fin dal mattino glorificare la tua potenza. E ora illumina gli occhi della mia mente ed apri le mie labbra perché studi le tue parole, comprenda i tuoi comandamenti, adempia la tua volontà, canti a te nella confessione del cuore e inneggi al tuttosanto tuo Nome, Padre e Figlio e santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
Venite, adoriamo il Re nostro Dio. (Prosternazione)
Venite, adoriamo e prosterniamoci a Cristo, il Re e nostro Dio. (Prosternazione)
Venite, adoriamo e prosterniamoci proprio a Cristo, il Re e nostro Dio. (Prosternazione)
Salmo 50, penitenziale
Abbi misericordia di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia, e secondo la moltitudine delle tue indulgenze cancella il mio delitto. Appieno lavami dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. Poiché conosco la mia iniquità e il mio peccato sta di continuo innanzi a me. Contro te solo ho peccato e il male al tuo cospetto ho fatto, così che Tu sia giustificato con le tue parole e vinca allorché sei giudicato. Ecco, nelle iniquità sono stato concepito, e nei peccati mi ha concepito mia madre. Ecco, hai amato la verità, mi hai svelato gli arcani e i segreti della tua sapienza. Mi aspergerai con issòpo e sarò purificato, mi laverai, e più della neve sarò reso candido. Mi farai udire esultanza e gaudio: esulteranno le ossa umiliate. Distogli il tuo volto dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità. Cuore puro crea in me, o Dio, e spirito retto rinnova nelle mie viscere. Non respingermi dal tuo volto, e lo Spirito tuo santo non rimuovere da me. Rendimi l'esultanza della tua salvezza e confermami con lo Spirito sovrano. Insegnerò agli iniqui le tue vie, e gli empi a te ritorneranno. Liberami dalle colpe di sangue, o Dio, Dio della mia salvezza; esulterà la mia lingua alla tua giustizia. Signore, schiudi le mie labbra, e la mia bocca annunzierà la tua lode. Poiché se Tu avessi voluto immolazione, l'avrei pur data: agli olocausti non darai Beneplacito. Immolazione a Dio è uno spirito contrito. Un cuore contrito e umiliato, Dio non lo disprezzerà. Benefica Sion, Signore, nel tuo Beneplacito, e siano edificate le mura di Gerusalemme. Allora darai Beneplacito a immolazione di giustizia, ad anafora e a olocausti; allora offriranno sul tuo Altare giovenchi.
Simbolo della fede
Credo in un unico Dio, Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, e di tutte le realtà sia visibili che invisibili.
E in un unico Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, l'Unigenito, il generato dal Padre prima di tutti i secoli. Luce da Luce; Dio vero da Dio vero; generato, non creato; Coessenziale al Padre; mediante cui tutte le realtà presero esistenza.
Che per noi uomini e per la nostra salvezza discese dai Cieli e si incarnò dello Spirito Santo e della Vergine Maria, e si fece uomo.
E fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, e soffrì, e fu sepolto.
E risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture.
E risalì ai cieli e siede alla destra del Padre.
E ancora verrà con gloria a giudicare i vivi e morti; il cui Regno non avrà fine.
E nello Spirito, che è santo, Signore, Vivifico, procede dal Padre, insieme con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato, e parlò per mezzo dei profeti.
Nell'unica Santa Cattolica e Apostolica Chiesa.
Confesso un unico battesimo per la remissione dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti.
E la vita del secolo venturo. Amen.
Preghiera la, di San Macario il Grande
O Dio, purifica me peccatore, che non ho fatto niente di buono davanti a te, liberami dal maligno, e si compia in me la tua volontà; allora, senza condanna, aprirò le mie labbra indegne e celebrerò il tuo santo Nome, Padre e Figlio e santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 2a, dello stesso santo
Destatomi dal sonno, ti rivolgo il canto della mezzanotte, o Salvatore. Prosternandomi a te grido: non permettere che mi addormenti nella morte del peccato, ma sii generoso con me, Tu che volontariamente ti sei lasciato crocifiggere, e dalla pigrizia in cui giaccio affrettati ad alzarmi, e salvami perché stia alla tua presenza in preghiera; dopo il sonno della notte, fa' splendere per me un giorno senza peccato, o Cristo Dio, e salvami.
Preghiera 3a, dello stesso santo
Destatomi dal sonno, ricorro a te, Sovrano amico degli uomini, e accingendomi all'opera tua con la tua misericordia, ti prego di assistermi in ogni tempo e in ogni cosa; preservami da ogni malignità di questo mondo e da ogni legame diabolico; salvami e introducimi nel tuo Regno eterno. Perché Tu sei il mio Creatore, la Provvidenza e il Dispensatore di ogni bene: in te è tutta la mia speranza e a te rendo gloria, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 4a, dello stesso santo
Signore che nella tua copiosa bontà e nella tua grande generosità hai accordato a me, tuo servo, di passare il tempo di questa notte senza pericolo, al riparo di ogni male funesto, Tu stesso, o Sovrano, creatore di tutto, rendimi degno della tua vera luce e di compiere la tua volontà con un cuore illuminato, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 5a, di San Basilio il Grande
Signore onnipotente, Dio delle potenze e di ogni carne, che abiti nelle altezze e volgi il tuo sguardo su ciò che è umile, Tu che scruti i cuori e le viscere e conosci chiaramente i segreti degli uomini, luce senza principio ed eterna, in cui non c'è variazione né ombra di cambiamento: Tu stesso, Re immortale, accogli le suppliche che in quest'ora, confidando nella moltitudine delle tue generosità, con le nostre labbra impure a te facciamo; rimetti a noi i nostri peccati commessi in azione, parola, pensiero, consapevolmente o inconsapevolmente. Purificaci da ogni impurità della carne e dello spirito. Donaci di trascorrere tutta la notte della vita presente con cuore vigile e pensiero sobrio, attendendo la venuta del giorno manifesto e splendente del tuo Figlio unigenito, il Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, in cui verrà nella gloria quale giudice di tutti, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Affinché non siamo trovati prostrati e pigri, ma vigilanti e in piedi, operosi e pronti entriamo insieme a lui nella gioia del talamo divino della sua gloria, dov'è la voce incessante e la dolcezza inesprimibile di quanti contemplano la bellezza indicibile del tuo volto. Sei Tu infatti la vera luce che illumina e santifica l'universo, e a te inneggia tutta la creazione nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 6a, dello stesso santo
Ti benediciamo, Dio altissimo e Signore di misericordia, che fai sempre con noi cose grandi e inscrutabili, gloriose e terribili, senza numero, e ci hai concesso il sonno per riposare la nostra debolezza e alleviare le fatiche della carne piena di affanni. Ti ringraziamo perché non ci hai fatto perire con le nostre iniquità, ma come sempre ti sei dimostrato amico degli uomini e ci hai sollevati dalla disperazione, per glorificare la tua potenza. Perciò imploriamo la tua immensa bontà: illumina i pensieri, gli occhi e la mente e rialzali dal sonno pesante della pigrizia. Apri le nostre labbra e riempile della tua lode, affinché senza interruzione possiamo cantare e confessare te, o Dio, che sei glorificato in tutti e da tutti: Padre aprimordio, con l'unigenito tuo Figlio, e con il tuttosanto, buono e vivifico tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 7a, alla Tuttasanta Deìpara
Canto la tua grazia, o Sovrana: ti prego, da’ grazia alla mia mente. Fammi procedere rettamente nella via dei comandamenti di Cristo. Dammi forza per vegliare nel canto, cacciando il sonno dell'accidia. Sono incatenato nella prigionia del peccato: per le tue intercessioni, liberami, o Sposa di Dio. Preservami, di notte e di giorno, dai nemici che mi assalgono e allontanali. Tu che hai partorito Dio, l'Autore della vita, vivifica me, reso morto dalle passioni. Tu che hai partorito la Luce senza tramonto, illumina la mia anima accecata. Tu che sei un mirabile palazzo per il Sovrano, rendimi casa dello Spirito divino. Tu che hai partorito il Medico, guarisci le antiche passioni dell'anima mia. Guidami nella via della conversione: sono agitato dai flutti tempestosi della vita. Preservami dal fuoco che brucia in eterno, dal verme maligno e dal Tartaro. Non permettere che sia deriso dai demòni, perché colpevole di molti peccati. Rendimi nuova creatura, o tuttaimmacolata: sono logorato per i peccati che mi hanno reso insensibile. Prega il Sovrano universale ch'io venga esentato da ogni supplizio. Rendimi degno di trovare, assieme a tutti i santi, la gioia celeste. Tuttasanta Vergine, esaudisci la supplica del tuo inutile servo. Concedimi, o tuttapura, un fiotto di lacrime per purificare le scorie dell'anima mia. Ti elevo incessantemente i gemiti del mio cuore; sii solerte, Sovrana. Accogli il culto della mia preghiera e portalo al Dio che ha viscere di misericordia. Tu che sei più alta degli angeli, ponimi sopra la confusione del mondo. Tu che porti la Luce, Nube celeste, fa' scendere in me la grazia spirituale. O tuttaimmacolata, tendo per la lode le labbra e le mani impure. Liberami dal sudiciume che nuoce all'anima, supplicando senza posa il Cristo: a Lui spetta onore e adorazione, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 8a, al Signore nostro Gesù Cristo
Signore di ogni clemenza e misericordia, Dio mio, Gesù Cristo, per amore infinito sei disceso e ti sei incarnato per salvare l'universo. Salva anche me, Salvatore, per la tua grazia, ti prego. Se Tu infatti mi salvassi per le opere, non sarebbe più grazia né dono ma dovere: sei sublime nella tua generosità e ineffabile nella tua misericordia. Chi crede in me - hai affermato, o mio Cristo - vivrà e non vedrà la morte nei secoli. Se dunque la fede in te salva i disperati, io credo, salvami, perché sei mio Dio e creatore. La fede mi sia computata al posto delle opere, mio Dio, perché non troverai in me opere che possano giustificarmi. Questa fede le sostituisca tutte, sia essa a rispondere, sia essa a giustificarmi, sia essa a rendermi partecipe della tua gloria eterna. Non mi rapisca satana e non si vanti, o Verbo, di avermi strappato dalla tua mano e dal tuo recinto. Se lo voglio, salvami; se non lo voglio, Cristo mio Salvatore, anticipami presto, altrimenti presto sarò perduto. Perché fin dal seno di mia madre sei Tu il mio Dio. Fa' che adesso ti ami come prima ho amato il peccato e ti serva senza negligenza come prima ho servito il satana lusingatore. Di più ti servirò, Signore e mio Dio, Gesù Cristo, in tutti i giorni della mia vita, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera 9a, all’angelo custode della vita umana
Angelo santo, sta’ innanzi alla mia anima miserabile e alla mia vita di passioni, non abbandonare me peccatore e non allontanarti da me a causa della mia intemperanza. Non permettere al demonio maligno di possedermi con la violenza tramite questo corpo mortale. Fortifica la mia povera e debole mano e guidami sulla via della salvezza. Angelo santo di Dio, custode e protettore della mia anima e del mio corpo miserabile, perdonami tutto ciò con cui ti ho offeso tutti i giorni della mia vita; se ho peccato in qualcosa nella notte trascorsa, proteggimi in questo giorno e preservami dalle tentazioni nemiche, affinché con nessun peccato io irriti Dio; e prega per me il Signore di fortificarmi nel suo timore e di fare di me un degno servo della sua bontà. Amen.
Preghiera 10a, alla Tuttasanta Deìpara
Tuttasanta mia Sovrana, Deìpara, per le tue sante e onnipotenti preghiere, separa da me, umile e miserabile tuo servo, l'accidia, la dimenticanza, I'irragionevolezza, la negligenza, ogni pensiero impuro, maligno e di bestemmia dal mio cuore misero, dalla mia mente ottenebrata. Spegni la fiamma delle mie passioni perché sono povero e miserabile; salvami dai molti e crudeli ricordi e liberami da ogni occupazione e azione malvagia. Perché sei benedetta da tutte le generazioni e il tuo onorabilissimo nome è glorificato nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera di invocazione del santo di cui porti il nome
Prega Dio per me, o santo gradito a Dio (nome), perché con fervore a te ricorro: sii pronto sostegno e intercessore dell'anima mia.
Canto alla Tuttasanta Madre di Dio
Deìpara Vergine, gioisci; Colmata di grazia Maria, il Signore è con te: benedetta Tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo, poiché hai partorito il Salvatore delle nostre anime.
Tropario alla Croce e preghiera per la Patria
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai sovrani ortodossi la vittoria sui nemici, e custodisci con la tua Croce questo popolo che è tuo.
Preghiera per i vivi
Salva, Signore, e abbi misericordia del mio padre spirituale (nome), dei miei genitori (nomi), parenti (nomi), capi, maestri, benefattori (nomi) e di tutti i cristiani ortodossi.
Preghiera per i defunti
Concedi, Signore, il riposo alle anime dei tuoi servi dormienti: dei miei genitori, parenti, benefattori (nomi) e di tutti i cristiani ortodossi; perdona loro tutti i peccati volontari e involontari, e dona loro il Regno dei Cieli.
Se puoi, leggi al posto delle brevi preghiere per i vivi e i defunti sopra riportate questa commemorazione:
Dei vivi
Ricorda, Signore Gesù Cristo, Dio nostro, la tua grazia e generosità, che sono in eterno, per le quali ti sei incarnato, hai voluto patire la crocifissione e la morte per la salvezza di chi crede rettamente in te, sei risuscitato dai morti e salito ai cieli, siedi alla destra di Dio Padre, e volgi il tuo sguardo sulle umili preghiere di quanti invocano te con tutto il cuore. Piega il tuo orecchio e ascolta l'umile preghiera di me, inutile servo, quale soave profumo spirituale che a te porto per tutto il tuo popolo. Anzitutto ricorda la tua Santa Chiesa Cattolica e Apostolica, cui hai dato il tuo Sangue prezioso, e fortificala, rendila salda, estendila, moltiplicala, pacificala e conservala vittoriosa nei secoli sulle porte dell'inferno. Seda gli scismi delle Chiese, spegni le agitazioni barbariche e presto distruggi, sradica ed annienta le ribellioni eretiche con la forza del tuo santo Spirito. (Prosternazione)
Salva, Signore, e abbi misericordia del nostro Paese custodito da Dio, dei suoi governanti e dell'esercito affinché anche noi conduciamo nella loro moderatezza una vita calma e tranquilla, in tutta pietà e venerazione. (Prosternazione)
Salva, Signore, e abbi misericordia del gran presule e padre nostro, santissimo Patriarca (nome); dei sacratissimi metropoliti, arcivescovi e vescovi ortodossi, dei sacerdoti, diaconi e di tutto il clero che hai posto a pascere il tuo gregge razionale, e per le loro preghiere abbi misericordia di me peccatore. (Prosternazione)
Salva, Signore, e abbi misericordia del mio padre spirituale (nome), e per le sue sante preghiere perdona i miei peccati. (Prosternazione)
Salva, Signore, e abbi misericordia dei miei genitori (nomi), dei miei fratelli e delle mie sorelle, dei miei parenti secondo la carne, e di tutti i congiunti della mia famiglia, e degli amici: dona loro la tua grazia che sta al di sopra del mondo e colma di pace. (Prosternazione)
Salva, Signore, e abbi misericordia dei vecchi e dei giovani, dei poveri e degli orfani, delle vedove e degli ammalati, di quanti sono nella tristezza, nelle sciagure, nelle pene, di quanti sono tentati, imprigionati, incarcerati, rinchiusi e di quanti sono perseguitati per te e per la fede ortodossa dalla gente senza Dio, dai rinnegati e dagli eretici. Ricorda i tuoi servi, visitali, fortificali e consolali, e presto, con la tua forza, dà loro sollievo, libertà e redenzione. (Prosternazione)
Salva, Signore, e abbi misericordia di quelli che sono mandati a svolgere un servizio, di quanti viaggiano, padri e fratelli nostri, e di tutti i cristiani ortodossi. (Prosternazione)
Salva, Signore, e abbi misericordia di quanti ho sedotto con la mia stoltezza e ho sviato dalla via della salvezza, ho indotto ad opere sconvenienti e malvagie; con la tua divina Provvidenza falli nuovamente tornare alla via della salvezza. (Prosternazione)
Salva, Signore, e abbi misericordia di quelli che mi odiano, mi offendono, mi procurano mali, e non permettere che si perdano a motivo di me peccatore. (Prosternazione)
Illumina con la luce della tua conoscenza chi ha rinnegato la fede ortodossa ed è accecato da eresie di perdizione, e uniscili alla tua Chiesa Cattolica e Apostolica.
(Prosternazione)
Dei defunti
Ricorda, Signore, quanti sono dipartiti da questa vita: santissimi Patriarchi, sacratissimi metropoliti, arcivescovi e vescovi ortodossi, quanti hanno servito nel presbiterio, nel clero e nell'ordine monastico. Concedi loro il riposo nelle tue eterne dimore con tutti i santi. (Prosternazione)
Ricorda, Signore, le anime dei tuoi servi defunti: i miei genitori (nomi), tutti i miei parenti secondo la carne. Perdona loro tutti i peccati volontari e involontari, e dona loro il Regno, la comunione dell'eterna tua grazia e la vita beata e di delizie senza fine. (Prosternazione)
Ricorda, Signore, i nostri padri, fratelli e sorelle che si sono addormentati nella speranza della risurrezione per la vita eterna, e quanti giacciono qui e dovunque piamente da ortodossi. Falli abitare nel luogo dove brilla la luce del tuo volto e abbi misericordia di noi, perché sei buono e amico degli uomini. Amen. (Prosternazione)
Concedi, Signore, la remissione dei peccati a quanti sono dipartiti nella fede e nella speranza della risurrezione: padri, fratelli, sorelle. Fa' che eterna sia la loro memoria (3 volte).
Conclusione delle preghiere
Degno davvero è dir di te beata, la Deìpara semprebeata, tuttaimmacolata e Madre del nostro Dio. Più insigne dei Cherubini e senza confronto più gloriosa dei Serafini, in modo incorruttibile Dio Verbo hai partorito, la realmente Deìpara in te noi magnifichiamo.
Gloria al Padre e al Figlio e al santo Spirito, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Kyrie, eleison (3 volte).
Signore benedici.
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, per le preghiere della tua tuttapura Madre, dei nostri padri piissimi e teofori, e di tutti i santi, abbi misericordia di noi. Amen.
La Chiesa Armena e la sua liturgia. Struttura
La Chiesa Armena e la sua liturgia

STRUTTURA
I – RITI D’INTRODUZIONE
- CANTO D’ENTRATA
- PREGHIERE AI PIEDI DELL’ALTARE
- PREPARAZIONI DELLE OFFERTE
- INCENSAZIONE
II – SINASSI O LITURGIA DELLA PAROLA
- ANTIFONA D’INGRESSO
- PREGHIERA
- INNO DELLA SINASSI
- TRISAGHION E PROCESSIONE DEL SANTO VANGELO
- PREGHIERA UNIVERSALE
- LETTURA
- VANGELO
- OMELIA
- PROFESSIONE DI FEDE
- INVOCAZIONI
- PREGHIERA
III – MESSA DEI FEDELI
1 – OFFERTORIO
a- Preghiere preparatorie
b- Lavabo
c- Offertorio
d- Bacio della pace
2 – PREGHIERA EUCARISTICA
a- Prefazio
b- Santo, santo
c- Istituzione
d- Memoria e offerta del Sacrificio
e- Invocazione allo Spirito Santo
f- Memoria della Vergine Maria e dei Santi
g- Memoria dei vivi e defunti
3 – COMUNIONE
a- Padre Nostro
b- Esaltazione
c- Invito alla Comunione
d- Comunione
IV – RITO DI CONCLUSIONE
1- AZIONE DI GRAZIE
2- PREGHIERA DI CONGEDO
3- BENEDIZIONE E CONGEDO
V – REQUIEM
1 – INNO
2 – PREGHIERA
3 – BENEDIZIONE E CONGEDO
L'assist (Evgenij Nikolaevic Trubeckoj)
L'assist
di Evgenij Nikolaevic Trubeckoj
Evgenij Nikolaevic Trubeckoj (1863-1920), discendente di una nobile famiglia russa e fratello di Sergej (considerato uno dei più notevoli filosofi russi d'inizio Novecento), fu un pensatore politico di linea moderata teso a fondere le proprie ricerche filosofiche con l'insegnamento della Chiesa ortodossa.
I grandi pittori dell’antica iconografia russa - come i fondatori della simbologia nell’arte ortodossa, gli iconografi greci - furono senza alcun dubbio osservatori rigorosi e profondi del cielo, nei due significati di questo termine. Il cielo di questo mondo si offriva ai loro occhi corporei, ma essi contemplavano con gli occhi dello spirito il cielo trascendente. La loro esperienza religiosa faceva vivere nel loro intimo questo secondo cielo e la loro creazione artistica metteva in relazione le due visioni del cielo. Per loro il cielo trascendente si dipingeva della bellezza multicolore dell’arcobaleno delle tonalità di quaggiù. E, in tale relazione, nulla era arbitrario. Ogni colore usato celava un proprio significato e possedeva una ragion d’essere particolare. Se poi ciò non ci sia sempre evidente o accessibile, dipende unicamente dalla nostra incapacità: abbiamo perduto la chiave che permette di comprendere quest’arte unica al mondo.
In iconografia, la gamma dei colori carichi di significato è illimitata, come lo sono le sfumature naturali del cielo. Notiamo, prima di tutto, che l’iconografia utilizza un gran numero di tonalità di blu-azzurro: il blu scuro della notte stellata, il blu-azzurro splendente del cielo nella pienezza del mezzogiorno e la moltitudine degli azzurro pallidi del cielo al declino del giorno che sfuma dal turchese al verde. Noi russi, che abitiamo nelle regioni del nord, abbiamo molto spesso l’occasione di osservare questi toni verdastri dopo il tramonto. Ma è il blu cielo che costituisce lo sfondo abituale dal quale si stacca l’infinita varietà di sfumature celesti: lo scintillio della notte stellata, il riflesso dell’aurora, l’alone di un temporale notturno, il bagliore del ponente incendiato, l’arcobaleno e infine l’oro smagliante del mezzogiorno, quando il sole raggiunge lo zenit.L’antica iconografia russa utilizza in modo simbolico tutte queste tinte. I pittori sapevano disporle giustamente per differenziare il cielo trascendente da quello terrestre che domina la nostra esistenza. Qui si trova la chiave che apre la comprensione della bellezza ineffabile del simbolismo pittorico dei colori.
Senza dubbio il filo conduttore è questo: la mistica dell’iconografia è prima di tutto una mistica solare nel senso spirituale più elevato del termine. Per quanto splendenti siano gli altri colori del cielo, è l’oro del sole al suo zenit che rappresenta la luce delle luci, il miracolo dei miracoli. Tutti gli altri colori sono, per definizione, dipendenti dall’oro solare e formano un ordine, una gerarchia attorno a esso. Il blu notturno, lo scintillio delle stelle, l’incendio del tramonto si eclissano davanti all’oro. Il riflesso dell’alba non è che l’annuncio del sorgere del sole. È per il gioco dei raggi del sole che si determinano tutti i colori dell’arcobaleno, perché il sole costituisce, in cielo e sotto il cielo, la sorgente della luce e di tutti i colori.
Così, nell’iconografia, i colori si ordinano attorno al “sole che non tramonta mai”. Ogni colore dell’arcobaleno trova il proprio senso nella raffigurazione della gloria divina trascendente. Ma, fra tutti i colori, solamente l’oro solare suggerisce la vita divina, tutti gli altri sono comparse.
Soltanto Dio, splendente come il sole, è la sorgente della luce reale e i colori che lo circondano esprimono la vera natura della creazione, il cielo e la terra glorificati che costituiscono il tempio vivente del Signore, il tempio “non creato da mano d’uomo”.
L’iconografo, per mistica intuizione, ha svelato anticipatamente il mistero dello spettro solare, scientificamente scoperto parecchi secoli più tardi. È come se avesse sentito, nella pluralità dei colori, la rifrazione multicolore dell’unico, solare mistero della vita divina. Questo colore divino ha in iconografia un nome specifico, quello di assist. Il modo di rappresentarlo è assai notevole: l’assist non ha mai l’aspetto massiccio, compatto dell’oro terreno; assomiglia invece a una ragnatela aerea, eterea, costituita di raggi dorati molto leggeri che provengono da Dio e illuminano di splendore divino tutto quello che incontrano. Quando vediamo l’assist in un’icona, questa suppone sempre - e la indica - la presenza della Divinità come sorgente dell’assist.
L’assist esprime la glorificazione attraverso la luce divina, più precisamente segna ciò che penetra nella vita divina e ciò che le si presenta molto vicino. Così sono ricoperti di assist le vesti della “Sofia”, la Sapienza di Dio, e quelle della Madre di Dio rapita in cielo dopo la Dormizione. È ancora l’assist che spesso fa scintillare le ali degli angeli, è l’assist che dora le cime degli alberi del Paradiso, ed è ancora con l’assist che a volte ricopre, nelle icone, le cupole delle chiese. È significativo che, nelle rappresentazioni iconografiche, le cupole non siano ricoperte di uno strato compatto d’oro, ma di raggi e scintillii dorati, i quali, grazie alla loro eterea leggerezza, evocano una luce vivente, ardente, come animata. È l’assist che fa sfavillare le vesti di Cristo glorificato, brillare come fuoco gli ornamenti del trono della Sapienza e ardere nei cieli le cime delle chiese. Ed è proprio per questo splendore vivente, per questo dinamismo scintillante che la gloria ultraterrena si distingue da tutto ciò che è terreno e non è ancora glorificato. Il mondo terreno può tendersi verso l’alto, può imitare la fiamma, ma sono solo i fastigi della vita religiosa che si inondano di vera luce. E con l’imitazione dell’oro spirituale si può intravedere lo splendore ultraterreno.
Questi colori, nel loro simbolismo ultraterreno, sono utilizzati nell’antica iconografia russa, soprattutto a Novgorod, con una straordinaria intuizione artistica. Qui l’assist non si trova nelle rappresentazioni della vita terrena di Cristo, dove si sottolinea la sua natura umana, dove si cela la sua Divinità “sotto l’aspetto del servo”, ma l’assist riappare quando si vuol mostrare Cristo glorificato o si vuol far sentire che la sua glorificazione è vicina. L’assist si trova spesso nella rappresentazione di Gesù Bambino quando l’iconografo tende a sottolineare l’idea dell’eterno bambino. Di assist sono ornate le vesti di Cristo nella Trasfigurazione, nella Risurrezione e nell’Ascensione. E Cristo risplende ancora di Divinità quando strappa le anime dall’inferno e ritrova il ladrone in Paradiso.
Ogni volta che gli iconografi hanno dovuto rappresentare la distinzione e l’interpenetrazione del creato e dell’increato hanno usato l’assist con un’arte impressionante. Ne sono esempio le antiche icone che mostrano la Dormizione della Madre di Dio: in quelle migliori si vede con evidenza e al primo colpo d’occhio che la Vergine sul letto di morte, con vesti scure e tra i congiunti si trova corporalmente nel piano della natura terrena, tal come la vediamo con i nostri occhi mortali. Per contro, Cristo in piedi alle spalle del letto funebre, con vesti luminose e tra le mani l’anima di sua Madre in aspetto di un infante, dà l’impressione dell’apparizione ultraterrena, del mondo invisibile. Cristo arde, risplende, sprizza scintille e si distingue dai colori, intenzionalmente cupi, del piano dell’esistenza terrena proprio per l’eterea leggerezza dei raggi dell’assist.
(tratto da E. N. Trubeckoj, Due mondi nell’antica iconografia russa, Mosca,1916).
La Chiesa Armena e la sua liturgia. Introduzione
La Chiesa Armena e la sua liturgia

Introduzione
Sono assai vetuste le origini del Cristianesimo in Armenia. La tradizione le fa risalire agli apostoli Taddeo e Bartolomeo. La critica moderna ha potuto avvisare tracce di predicazione cristiana già a partire dalla seconda metà del II secolo. La storiografia armena moderna, interpretando i dati storici tradizionali, ha collocato la conversione del Regno, avvenuta sotto Trdat (Tiridate) III, nel 301. Questa data, seppure dibattuta tra gli specialisti, è la data ufficialmente accolta dalla Chiesa Armena per le celebrazioni giubilari del XVII centenario dell’evento. In ogni caso – anche nell’ipotesi della datazione infima al 314, proposta da alcuni critici -, alla nazione armena spetta l’onore e l’onere di primo Regno cristiano al mondo con un anticipo di parecchi decenni sull’accettazione del Cristianesimo, decisa da Teodosio il Grande, come religione dell’Impero romano.
Il cristianesimo penetrò in Armenia secondo due direttive concomitanti, dal sud, dalla Siria e dall’ovest, dalla Cappadocia donde proveniva pure l’Apostolo del Regno, Gregorio l’Illuminatore. Recenti studi hanno svelato inoltre fortissimi influssi gerosolimitani nella primeva liturgia armena, le cui impronte non furono offuscate nel corso dei secoli. E’ infatti una caratteristica dominante del rito armeno quella di mantenere da una parte tratti assai arcaici e dall’altra di introdurre innovazioni di notevole rilievo, senza che queste ultime abbiano oscurato le prime.
Il rito armeno, vicino alla famiglia antiochena, è considerato come un ramo a se stante nel complesso dei riti orientali. l’antico rito della Cappadocia ebbe in Armenia notevoli riflessi. Ci è pervenuta, ad esempio, l’anafora di San Basilio in armeno in una forma molto più arcaica rispetto alla vulgata bizantina. Gli influssi bizantini diretti, sostanzialmente crisostomiani, nella liturgia eucaristica sono di epoca relativamente tarda (XI-XII sec.); ancora più tardi sono gli influssi occidentali nella Messa e nel rito delle ordinazioni (XIII-XV ecc.). Per tutto il IV secolo lingue liturgiche furono il siriaco e il greco, mancando l’armeno di un alfabeto proprio e servendo quindi unicamente da lingua parlata.
La situazione cambiò grazie al saggio intuito di un giovane ieromonaco, il santo vardepet Mesrop Mashtots il quale, sostenuto dal santo e lungimirante catholicos Sahak e dal sovrano Vramshapuh, portò a compimento l’idea di un alfabeto proprio per la lingua armena, dando inizio a quel processo formativo che doterà il rito armeno dei propri connotati specifici e di una ricca fioritura di letteratura religiosa ed ecclesiale di traduzione e in lingua. Mesrop è considerato dalla tradizione armena il prototipo dei vardapet (‘maestro’), figura giuridica particolare nella Chiesa armena sino ad oggi, composta dal clero celibatario. I vardapet erano effettivamente i maestri e i teologi ufficiali, un tempo autorevolissimi. Secondo la tradizione, risalirebbe a Mesrop, per una trasmissione ininterrotta, l’investitura del grado, simboleggiato dal baculum magisteriale (gawazan vardapetakan) che viene consegnato ancora oggi con uno speciale rito liturgico.
A partire dal momento della conversione del Regno, il destino dell’Armenia e del popolo armeno fu inscindibilmente connesso a quell’opzione storica. Non appena trascorso un secolo e mezzo, nel 451, la Chiesa armena affronterà il suo primo battesimo di sangue comunitario, noto come il “martirio dei Vardanankh”, guidata dalla convinzione saldamente confessata ed espressamente dichiarata: “Chi credeva che il cristianesimo fosse per noi un abito, ora saprà che non potrà togliercelo come il colore della nostra pelle” (Eghishe (Eliseo),Storia della guerra di Vardan e degli Armeni, cap. V). tale convinzione suggellerà per i secoli successivi l’animo e la cultura del popolo armeno e inciderà nella maniera più emblematica nell’olocausto dell’inizio del Novecento. Infatti, pur essendo gli ideatori del progetto di sterminio motivati soprattutto da fattori di ordine diverso da quello religioso, fu quest’ultimo in ogni caso a prestare, alla resa dei fatti, il criterio di discriminazione effettiva nella decisione tra vita e morte: si sono potuti salvare quanti accettarono di abiurare la fede cristiana.
Tra le caratteristiche salienti del rito armeno, sono da notare in particolare le seguenti: a) la celebrazione dell’Eucaristia col pane azzimo, unico tra tutti i riti orientali, senza averla mutata dal mondo latino; b) la celebrazione, unica, questa, nell’intero mondo cristiano, senza commistione di acqua nel vino eucaristico; c) la celebrazione del Natale e dell’Epifania insieme, secondo l’arcaica usanza orientale, il 6 gennaio; d) il significato cristologico del canto del Trisagio, sottolineata dall’aggiunta dell’acclamazione “che fosti crocifisso per noi”. Tale connotazione cristologica del Trisagio è un’eco anch’essa della tradizione più antica residua, oltre che nelle Chiese non calcedonite dell’antico Oriente, pure nella Chiesa di Roma negli “Impropèri” del Venerdì Santo e persino in alcuni tropari bizantini.
La Liturgia armena, conformemente alla struttura generale della liturgia cristiana, si divide in due parti fondamentali: Liturgia della Parola o Sinassi, detta in armeno “Liturgia meridiana” (Çasu pashton, ad litt. “Liturgia del pasto”), e Liturgia eucaristica, cioè l’Anafora, il Pataragamatuyts (ad litt. “offerta” del dono/sacrificio”). La Sinassi è preceduta da un rito preparatorio, composto dal Confiteor e dal Salmo XLII, mutuati dal rito romano nel tardo Medioevo, e dalla Protesi. La liturgia della Parola si suddivide in cinque momenti principali: l’introito, “l’ingresso minore” con la processione dell’Evangelo e col Trisagio (Yereksrbian), letture bibliche, dimissione dei catecumeni, “l’ingresso maggiore” con la traslazione dei doni dalla protesi sull’altare del sacrificio (Veraberum, ad litt. “anafora”).
Nell’antichità parecchie anafore furono in uso presso gli armeni. L’unica oggi in uso è quella attribuita a Sant’Atanasio, di provenienza cappadoce, che soppiantò le altre anafore, pare, a partire dal X-XI secolo. Essa costituisce di per sé un’unica grande preghiera, articolata in vari momenti, che inizia con l’invocazione “Signore Dio degli eserciti e fattore di tutti gli esseri” e termina con una solenne dossologia trinitaria che precede il Padre nostro, ambedue proferite oggi – sia l’invocazione che la dossologia – dal celebrante a voce sommessa. Tra l’invocazione e la dossologia si collocano il rito del “santo saluto”, il prefazio, l’anamnesi, l’epiclesi, la supplica per l’intercessione della Vergine e dei Santi, la commemorazione dei vivi e dei defunti.
Al Padre nostro segue l’Elevazione, un momento particolarmente suggestivo del rito armeno. L’Elevazione è accompagnata da una confessione trinitaria alternata tra il celebrante, i diaconi e il coro, e si conclude con il solenne invito del celebrante a cibarsi del Corpo e del Sangue del Salvatore: “vita, speranza, risurrezione, espiazione e remissione dei peccati”. Questo invito è oggi accompagnato dalla benedizione dell’assemblea con le sacre specie. Seguono la comunione, che si fa per intinzione, il ringraziamento e i riti di dimissione.
L’anno liturgico si divide in sette cicli di circa sette domeniche ciascuno. E’ tipica la classificazione assai rigorosa del “mistero” dei giorni liturgici con reciproca esclusione. Così le domeniche sono esclusivamente il “Giorno del Signore”, per cui nessuna festa di santo può esservi celebrata. Ogni domenica commemora unicamente la Risurrezione del Signore. Solo una festa “domenicale”, cioè del Signore, come l’Epifania, può essere celebrata di domenica. E’ da notare inoltre che le feste della Vergine sono tutte considerate domenicali, in quanto inscindibilmente connesse coi misteri dell’Incarnazione e della Redenzione. E’ invece usanza relativamente tarda, divenuta comune probabilmente tra l’XI e il XII secolo, quella di spostare alcune feste fisse, come l’Assunzione e l’Esaltazione della Croce (ma non l’Ascensione e l’Epifania), alla domenica più vicina. Il tempo pasquale si protrae per quaranta giorni fino all’Ascensione, con la liturgia della Risurrezione celebrata ogni giorno. Seguono i dieci giorni dell’Ascensione, indi le Pentecoste (Pentekoste oppure Hogegalust, cioè Avvento dello Spirito), con Ottavario, celebrati sempre con liturgia domenicale. Di ottavari sono insignite inoltre l’Epifania e l’Esaltazione della Croce, di Novenario (originariamente triduo) l’Assunzione, di Triduo, la Trasfigurazione.
Come di domenica non si celebrano feste di santi, per l’eccelsa dignità del giorno, esse non si celebrano neppure, quasi per difetto, il mercoledì e il venerdì, giorni dedicati alla penitenza e all’astinenza/digiuno. Solo le feste domenicali prevalgono su questi giorni, togliendone l’astinenza/digiuno. Giorni penitenziali, quindi senza celebrazione di santi, sono inoltre l’intera Quaresima e le settimane che precedono le grandi feste domenicali: Epifania, Trasfigurazione, Assunzione, Esaltazione della Croce, eccetto il sabato.
Il lunedì successivo di ognuna di queste feste, come pure il Lunedì di Pasqua sono dedicati alla memoria dei defunti con visita e benedizione dei cimiteri. E’ particolarmente solenne la vigilia di queste feste con un proprio ordo e una propria denominazione: Çragaluyts (Ascensione dei lumi) per il Natale,Chthum(n) (fine del digiuno) per la Pasqua, Ton Tapanakin (Festa del Tabernacolo) per la Trasfigurazione, Shoghakath (Stillazione di raggi) per l’Assunzione, Navakatikh (Nuovo inizio) per l’Esaltazione della Croce. L’Avvento inizia la domenica più vicina al 18 di novembre e dura cinquanta giorni (fino al 6 gennaio), con una settimana d’astinenza all’inizio e alla fine.
Tra i riti più suggestivi della liturgia armena sono da menzionare la Benedizione dell’acqua battesimale (Djrorhnekh) il giorno dell’Epifania, il rito del Drnbatsekh (“Apertura della porta”, cioè della porta della chiesa, simboleggiante l’ingresso del Paradiso) dopo i Vespri della Domenica delle Palme, e la Benedizione dei campi e dei quattro angoli del mondo (Andastan) che si fa nelle solennità dall’Ascensione fino all’Esaltazione della Croce.
Divina liturgia
di rito bizantino
I atto: PREPARAZIONE ALLA LITURGIA
Il prete, che sta per celebrare la divina Liturgia, deve in primo luogo essere in pace con tutti, non avere nulla contro alcuno e cercare di avere nell’animo solo pensieri degni del grande mistero che sta per celebrare.
E’ questo il senso delle preghiere seguenti recitate dal prete davanti all’iconostasi in attitudine di penitenza, domandando a Dio il perdono che gli permetterà di oltrepassare le porte del Santuario.
I. – PREPARAZIONE DEI MINISTRI
Dopo la consueta riverenza a chi presiede, il prete e il diacono avanzano verso le Porte Sante, vi fanno insieme tre metanie e recitano le “preghiere iniziali”.
Preghiere davanti alle Porte Sante
Il diacono dice:
“Benedici, Signore”
Il prete:
“Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli”.
Il diacono:
“Amen”.
Il Prete:
“Gloria a te, Dio nostro, gloria a te.
Re celeste, Consolatore, Spirito di verità, che sei presente in ogni luogo e tutto riempi tesoro di beni e datore di vita, vieni e abita in noi, e purificaci da ogni macchia, e salva, o Buono, le anime nostre”.
Il diacono dice il Trisaghion:
Santo Dio, santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi (tre volte).
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo,
Ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Santissima Trinità abbi pietà di noi; o Signore, perdona i nostri peccati; o Sovrano, rimetti le nostre colpe; o Santo, visita e sana le nostre infermità, per la gloria del tuo nome.
Signore, pietà; Signore, pietà; Signore, pietà.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato i Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà, come in Cielo così in Terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Il prete:
“Poiché tuo è il regno, la potenza e la gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli”.
Il Diacono:
“Amen”.
Il prete e il diacono dicono i “tropari penitenziali”.
D Abbi pietà di noi, o Signore, abbi pietà di noi: privi di ogni giustificazione, noi peccatori ti rivolgiamo, o nostro Sovrano, questa supplica: abbi pietà di noi….
P Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
D Signore, abbi pietà di noi: in te, infatti, abbiamo riposto la nostra fiducia: non ti adirare oltremodo con noi, né ricordare le nostre colpe; ma riguardaci anche ora, misericordioso qual sei, e liberaci da nostri nemici. Tu sei, infatti, il nostro Dio e noi il tuo popolo; tutti siamo opera delle tue mani e abbiamo invocato il tuo nome.
P Ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Il prete e il diacono fanno un profondo inchino mentre si sollevano le tende della porta
“Schiudi a noi la porta della misericordia, o benedetta Madre di Dio; fa che, sperando in te, non veniamo delusi, ma siamo liberati per mezzo tuo dalle avversità; tu, infatti, sei la salvezza del popolo cristiano”.
Il prete e il diacono venerano l’icone del Signore.
PD “Veneriamo la tua purissima effigie, o Buono, chiedendo perdono delle nostre colpe, o Cristo Dio. Ti sei benignamente degnato infatti di salire volontariamente con il tuo corpo sulla croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che tu hai plasmato. Pertanto con riconoscenza a te gridiamo: hai riempito di gaudio l’universo, o nostro Salvatore, venuto a salvare il mondo”.
E baciano l’icona di Cristo
Quindi si recano davanti all’icona della Madre di Dio e dicono il seguente Tropario:
“O Madre di Dio, fonte di misericordia, rendici degni della tua compassione; rivolgi il tuo sguardo sul popolo che ha peccato; mostra, come sempre, la tua potenza. Sperando in te, ti gridiamo “Salve!” come già Gabriele, il Principe delle Schiere celesti”.
E baciano l’icona della Madre di Dio.
Ritornano davanti le Porte Sante.
Indi chinano il capo, e il prete recita la seguente preghiera in preparazione al sacrificio:
P “O Signore, stendi la tua mano dall’alto della tua dimora e confortami nel presente mistero affinché, stando senza colpa davanti al tremendo tuo altare, io celebri l’incruento sacrificio. Poiché tua è la potenza e la gloria nei secoli dei secoli”.
D “Amen”.
Entrata nel Santuario
Quindi il prete e il diacono fanno tre profondi inchini davanti alle Porte Sante e un inchino a ciascun coro. Così entrano nel Santuario, il prete per la porta Nord, il diacono per la porta Sud, recitando a voce bassa il Salmo 5, a cominciare dal versetto 8:
“Entrerò nella tua casa e mi prostrerò davanti al tuo santo Tempio nel tuo timore….”
Giunti nel Santuario, fanno tre profondi inchini davanti alla S. Mensa. Il prete bacia il S. Evangelo e la sacra Mensa, il diacono soltanto la sacra Mensa.
Vestizione dei Ministri
Il prete e il diacono si recano al diaconicon ove indossano i paramenti sacri recitando ad ogni indumento una preghiera prescritta.
Il “Lavabo”
In seguito, si lavano le mano recitando il Salmo 25,6-12.
II. – PREPARAZIONE DELLE OFFERTE
(Prothesis o Proscomidia)
Il primo atto o prothesis, che consiste nella preparazione del pane e del vino, è un “piccolo dramma realistico in compendio, che riproduce la immolazione dell’Agnello, dando così uno schema succinto del sacrificio che si compirà nella liturgia.
Il prete prende il pane e traccia tre volte con la lancetta il segno della croce, poi l’immerge nel lato destro e taglia dicendo:
“Come la pecora è menata allo scannatoio “ (Is. 53.7).
Fa anche una incisione dal lato sinistro dicendo:
“Come l’agnello senza macchia muto dinanzi a chi lo tosa, egli non aprì bocca” (Is. 53.7).
Dopo altre due incisioni il prete toglie la particella detta d’ora in poi “l’Agnello” e dice:
“Perché la sua vita è stata tolta dalla terra”.
Mette questa particella sulla patena, rivoltata per significare la kenosi. Il diacono dice:
“Immolatevi, Signore”.
Allora il prete incide profondamente la particella in forma di croce dicendo:
“L’Agnello di Dio è immolato, colui che toglie il peccato dal mondo per la vita e la salvezza del mondo”.
Poi rivolta la particella e il diacono dice:
“Crocifiggete, Signore”.
Il prete trafigge il pane con la lancia, in alto dal lato destro citando:
“Uno dei soldati gli forò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue e acqua”
(Giov. 19.34).
Staccando un’altra particella il prete la mette alla destra dell’Agnello dicendo:
“La Regina è venuta alla tua destra in vesti d’oro” (Salmo 45.13).
La particella successiva ricorda il Precursore e gli angeli (è l’icone della Diesis, le nozze dell’Agnello), poi vengono le particelle che rappresentano i profeti, gli apostoli, i santi; le particelle per i viventi e per i morti, ciascuno è presentato per nome.
Si ricostituisce così sulla patena dell’offerta la figura perfetta della Chiesa nella sua dimensione universale, che ricopre il cielo e la terra, che raggiunge gli assenti ed anche i morti, Chiesa-Agnello che ricapitola in sè tutto ciò che vive. “Come tu sai, in un mondo che tu solo conosci”.
E’ l’immagine del Corpo di Cristo, la comunione totale nel corpo totale. Questa visione sopravanza chiaramente il tempo. Durante l’incensamento il diacono dichiara:
“O Cristo, tu sei stato presente con il corpo nella tomba, con l’anima nel limbo; come Dio nel paradiso con il ladrone e sul trono col Padre e con lo Spirito Santo; tu, l’infinito che riempe ogni cosa”.
E’ la visione del tutto adempiuto:
“Tutto ciò che si è compiuto per noi, la croce, la tomba, la risurrezione, l’ascensione, la presenza alla destra del Padre, la seconda venuta gloriosa”.
E’ la visione del mondo in Dio, quando questo mondo tutt’intero diviene teofania, presenza del Dio trino nel creato… Al disopra del tempo, prima della storia, nell’Agnello la fine raggiunge il principio. Il simbolismo racchiuso nella prothesis ci eleva verso il prologo celeste di cui parla l’Apocalisse: “L’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo” (Apoc. 13.8; Pie. 1.19).
Dall’eternità, dalla preesistenza, l’azione liturgica ci fa ora discendere nello svolgimento storico; l’Agnello entra nella storia, appare in un punto determinato dello spazio e del tempo e prende la figura di un fanciullo: è la Natività. Il prete ricopre la patena con le particelle ponendovi sopra l’asterisco in metallo e dichiara:
“E la stella, essendo giunta al luogo dov’era il fanciullo, vi si fermò” (Matteo 2.9).
La preghiera rivolta allo Spirito Santo:
“Re del Cielo, Paracleto, Spirito di verità, che sei presente in ogni luogo e tutto riempi, tesoro di beni e datore di vita, vieni e abita in noi, e purificaci da ogni macchia, e salva, o Buono, le anime nostre”,
equivalente al Veni Sancte Spiritus, è l’epiclesi generale sulla soglia del Mistero.
II atto: LA LITURGIA DEI CATECUMINI
“La liturgia dei catecumeni è la liturgia della Parola; l’Evangelo è posto al centro sul tavolo dell’altare; la lettura dell’apostolo (l’apostolos di un uomo è come un altro se stesso) precede la lettura dell’Evangelo, seguita dalla predicazione. La liturgia dei fedeli è la liturgia dell’eucarestia, al suo centro vi è il calice. Si vede quanto sia impensabile una separazione o una opposizione.
undefined1) Benedizione iniziale e grande litaniaundefined
“All’inizio del secondo atto il diacono si mette dinanzi alle porte sante e dice:
Il prete pronunzia la dossologia-benedizione:
ponendoci tutto ad un tratto nel regno della Trinità Santa.
Il diacono… reca la preghiera collettiva da parte della grande comunità;
Le litanie, come onde possenti, trasportano il fedele al di là di se stesso e della sua cerchia familiare, verso l’assemblea presente, poi verso gli assenti, verso coloro che sono in cammino e in pericolo sulla terra, sul mare e nell’aria, verso coloro che penano e che soffrono, verso coloro che agonizzano. Poi la preghiera abbraccia quelli che detengono l’ordin e il potere, la città e il paese, le nazioni e i popoli, infine l’umanità tutta intera. Essa chiede l’abbondanza dei frutti della terra e l’ordine cosmico e si compie con l’invocazione ecumenica per la pace e per l’unione di tutti”.
undefined2) Salmi 103 (102) e 146 (145) o Antifone e tropario undefined
Il coro canta i salmi 102 e 145, detti
o Salvatore, salvaci.
Per l’intercessione dei tuoi Santi,
o Signore, Salvaci.
O Figlio di Dio, ammirabile nei Santi (la domenica si dice: che sei risorto dai morti),
salva noi che a te cantiamo: Alleluia>.
Questa parte termina con l’inno solenne della salvezza stessa, al Figlio unigenito, al Monogeno, che confessa l’essenziale della fede cristiana secondo il dogma di Calcedonia. (Questo tropario ha probabilmente come autore l’imperatore Giustiniano).
Segue il canto delle Beatitudini che ricorda le qualità dell’anima vivente sotto la grazia.
3) La piccola Entrata o ingresso con l’Evangelo
“La porta del santuario si apre come si apre il Regno di Dio alla venuta di Gesù, è la piccola Entrata. Il prete porta solennemente l’evangelo all’altezza della fronte, egli è preceduto da un cero acceso. E’ la presentazione ritualizzata del Cristo che annunzia la sua parola ed è preceduto da san Giovanni Battista,
la
menziona gli angeli che celebrano nel cielo la liturgia eterna e che si uniscono adesso ai fedeli per la celebrazione comune:
L’ultima parola mette fortemente l’accento sul senso di questo rituale, l’adorazione, e spiega questa irruzione del celeste nel terreste al momento della piccola e della grande Entrata. Gli angeli celebrano nel cielo la liturgia eterna e partecipano alla liturgia degli uomini, la quale non è che un inserirsi nel tempo dell’adorazione perpetua, condizione normale di ogni creatura. E’ il tema iconografico, così sviluppato, detto
, che raffigura il Cristo all’altare, in vesti pontificali, circondato da angeli celebranti e vestiti da preti e diaconi.
dice il prete.
E’ l’appello all’adorazione di Dio da parte di tutte le potenze di santità della Chiesa. I santi e tutti gli uomini nel loro principio stesso di partecipazione alla santità di Dio, e tutti gli angeli, si prostrano insieme, in sinassi liturgica. Così Dio il Santo, nascosto nel mistero stesso del suo splendore come in una nuvola, è adorato da tutte le potenze della sua santità,
Dopo la benedizione dell’entrata, il diacono leva in alto l’Evangelo e proclama:
E’ l’appello ai fedeli ad evitare tutto ciò che può distrarre la loro attenzione e a darsi interamente all’atto di adorazione.
Il coro canta:
Salvaci, o Figlio di Dio, tu che sei ammirabile nei tuoi santi>.
Nell’ufficio pontificale, è il momento in cui il vescovo entra nella sua funzione sacerdotale, liturgica: segna l’inizio della liturgia condensato nell’atto di adorazione”.
4) Troparia
“Seguono i cantici che commemorano proprio in questo momento i santi della giornata e della Chiesa. Il significato dell’insieme è grandioso nella sua ampiezza: tutto è riunito nell’atto di prosternarsi, è l’avvento di Cristo circondato dalla nuvola dei testimoni e dei servitori della sua gloria, è la santità di Dio risplendente nel suo principio umano, l’assemblea dei santi”.
5) Inno Trisaghion
“Il diacono si inchina e si rivolge al prete:
Il prete benedice dicendo:
(Eccl. 3.1), dice l’Ecclesiaste. Dio
Vi è dunque anche il tempo liturgico del Trisaghion, il tempo dell’adorazione. Il prete dice l’orazione del Trisaghion:
Il prete si prostra tre volte dicendo il Trisaghion e il coro canta:
porta aperta sul mistero del Dio trinitario, donde, nell’ampiezza dell’adozione liturgica, il Cristo avanza e appare dinanzi ai fedeli.
Prima della fine del canto il diacono pronunzia:
invito a raddoppiare d’intensità e a far risuonare pienamente l’inno.
Se la liturgia è pontificale, il vescovo si avanza durante il canto tenendo nella mano sinistra il dikerion (candelabro a due ceri incrociati, mistero illuminante delle due nature in Cristo) e nella mano destra il trikerion (candelabro a tre ceri, la luce trisolare), benedice il popolo incrociando così le due immagini cristologia e trinitaria. E’ l’intensità massima della figurazione che raggiunge così, nel punto di incrocio, l’indicibile della santità divina.
Segue
6) Epistola, Evangelo, litania diagonale,
preghiera per i catecumeni e loro congedo
“Cristo ha abolito l’inimicizia, ha dissipato le tenebre e la sua parola risuona nella lettura dell’Epistola (a questa pericope), tratta dagli Atti e dalle Epistole viene dato il nome di Apostolos) e dall’Evangelo del giorno. La sinassi dei catecumeni include la sua epiclesi: la preghiera prima della lettura dell’Evangelo chiede il dono dell’illuminazione che si riferisce al testo di Luca 24.45-46:
L’uso antico faceva seguire la lettura da un’omelia episcopale o da una predicazione. Le litanie completavano questa parte trascinando gli uditori nel loro movimento ecumenico. E’ a questo momento che il diacono annunziava il
III atto: LA LITUTRGIA DEI FEDELI
“Durante la liturgia dei fedeli, questi sono i testimoni del Cristo risolto e il Regno di Dio è proclamato”.
1) Il Cherubikon o l’inno cherubino
“
L’’anima si svuota, si accorda col canto delle potenze celesti; tutte le sue fibre sono protese nell’attesa dell’evento”.
2) La Grande Entrata
“La grande Entrata, o processione dell’offertorio, è una rappresentazione liturgica dell’arrivo di Cristo a Gerusalemme. I fedeli prostrati raffigurano il corteo del Cristo-Re, sacerdote e vittima, che appare egli stesso in mezzo ai fedeli. E’ il tema iconografico della divina liturgia.
Il canto del Sabato Santo fa risplendere ancor meglio la grandezza dell’entrata:
Allorché la processione rientra nel santuario, il prete implora con la supplica del buon ladrone:
Poi depone il calice sull’altare dicendo:
E’ la passione e la morte. Il grande velo ricopre le offerte come il sudario e gli aromi sono ricordati dall’incenso. La porta del santuario si chiude come si è chiusa la porta del sepolcro.
E’ il momento dell’offertorio del canone eucaristico. La cortina si ritira nuovamente come sotto l’impeto della vita trionfante, come si aprirà la porta ancora per la spinta della fede vivente; l’angelo dalla spada fiammeggiante si ritira dall’albero della vita. L’aprirsi del cielo avvicina al mistero tremendo e l’invita a schiudersi perché donandosi totalmente riceva Dio totalmente.
L’orazione dell’offertorio anticipa l’epiclesi:
3) Bacio di pace, Credo
“La parola del diacono risuona nel silenzio del raccoglimento:
Soltanto radicato nell’amore e nell’unità stessa della fede, con tutti i santi, l’uomo partecipa al mistero della vita divina; soltanto l’amore può conoscere l’Amore…Ed è per questo che è dal bacio di pace, che suggella l’atto più sconvolgente dell’uno in Cristo, che s’innalza il canto del Credo, annunziante questo Amore che discende, si offre, soffre e salva.
La parola che accompagna il bacio di pace esprime bene il suo significato:
Il visibile e l’invisibile della Chiesa si compenetrano e mutano la natura stessa delle cose.
Durante il canto del Credo il celebrante agita lentamente il velo al di sopra del calice e la patena, simbolo della discesa dello Spirito Santo”.
4) Anafora o Canone eucaristico
undefineda) Appello all’attenzioneundefined
“
insiste il diacono.
Il momento più sacro si avvicina:
Le sollecitazioni del mondo svaniscono, il suo cuore si eleva, l’uomo veramente libero può ora abbandonarsi al suo slancio”
b) Grande preghiera eucaristica
“
invita il prete.
All’azione propriamente laudativa, detta
Il sacrificio contenuto nell’unico atto di Cristo è trino.
L’orazione del Prefazio raccoglie tutti i titoli di Dio a nostra conoscenza e si compie nel Sanctus:
L’eucarestia degli angeli nella liturgia della sinagoga termina col
c) Consacrazione, Anamnesi, Oblazione del corpo e del sangue e Epiclesi o invocazione dello Spirito Santo
“Il sacrificio è annunziato dalla commemorazione, anamnesi, che segue subito le parole costitutive della santa cena:
Dopo il ricordo dei grandi misteri: passione, morte, risurrezione, ascensione, parusia, il prete dice la formula dell’oblazione:
Nella liturgia siriana di san Giacomo le parole del prete sottolineano bene la tensione estrema dello spirito:
La risposta dei fedeli prostrati sintetizza tutto il tema dell’eucarestia:
Viene qui l’epiclesi, la preghiera che chiede la venuta dello Spirito Santo>:
d) Memento dei santi, dei morti e dei viventi
“Il triplice memento dei santi, dei morti e dei viventi si ricollega all’epiclesi e all’offerta universale di tutti e di tutto. E’ la grande preghiera di intercessione della Chiesa:
In modo particolare per la tuttasanta, intemerata, benedetta sopra ogni creatura, la gloriosa nostra Signora, Madre di Dio e sempre vergine Maria.
Per il santo Profeta e Precursore Giovanni Battista, per i santi gloriosi e illustri Apostoli, per il santo del quale celebriamo la memoria, e per tutti i santi tuoi.
Ricordati anche di tutti quelli che si sono addormentati nella speranza della resurrezione per la vita eterna. (Qui il prete commemora i defunti che vuole).
Ancora ti preghiamo: ricordati o Signore, di tutto l’episcopato ortodosso, che dispensa rettamente la tua parola di verità, di tutto il sacerdozio, del diaconato in Cristo e di tutto il clero.
Ancora ti offriamo questo culto spirituale per tutto il mondo, per la Santa Chiesa cattolica e apostolica, per coloro che vivono nella castità e nella santità, per i nostri governanti e per le autorità civili e militari.
Rcordati in primo luogo, o Signore, del nostro santissimo Padre…. Papa di Roma, del nostro beatissimo Patriarca… e del nostro piissimo Metropolita (o arcivescovo o Vescovo….).
Ricordati, o Signore, della città in cui dimoriamo, e di ogni città e paese, e dei fedeli che vi abitano.
Ricordati, o Signore, dei naviganti, dei viandanti, dei malati, dei sofferenti, dei prigionieri e della loro salvezza.
Ricordati, Signore, di coloro che presentano offerte e si adoperano per il bene delle tue sante Chiese e di quanti si ricordano dei poveri, e elargisci su noi tutti la tua misericordia.”
e) Pater
“L’attesa della comunione si distende nel canto maestoso della preghiera domenicale. Porre così questa preghiera, proprio prima del Pasto, indica che il pane quotidiano, supersustanziale è il pane eucaristico”.
5) Elevazione, Frazione e Comunione
“Il momento di unirsi è vicino e il sentimento della propria indegnità… percorre l’assemblea:
dice il prete elevando l’Agnello, Pane di Vita;
e ciascuno confessa:
I fedeli si radunano come le sante donne al sepolcro.
La porta si apre del tutto, in silenzio, simbolo dell’angelo Gabriele che rotola la pietra del sepolcro.
Tenendo tra le mani il calice il prete appare dinanzi ai fedeli inginocchiati. E’ l’avvento del Cristo risorto che viene a offrire la Vita immortale. La tomba, la morte sono spezzate, l’alba della risurrezione inonda ogni cosa con la sua luce senza tramonto.
La comunione testimonia della presenza reale e costante del Cristo, e così fino alla fine del mondo”.
6) Benedizione del popolo e trasposizione delle sante specie nella prothesis
“L’elevazione del calice dopo la comunione e le volute d’incenso che avvolgono i santi doni riportati nella prothesis per esservi consumati (
prega il prete”.
7) Ringraziamento
Il diacono invita a rendere grazie al Signore:
Il prete recita segretamente la seguente preghiera:
8) Congedo dei fedeli
“La missione di Cristo è compiuta:
9) Benedizione e distribuzione dell’antidoron o pane benedetto
“La liturgia termina con la benedizione finale e la distribuzione dell’antidoron o pane benedetto, ricordo delle agapi primitive.
La chiesa prolunga con questo gesto di elogia (benedizione), la sua azione liturgica che respinge le mura del tempio fino ai confini nel mondo. Il fedele porta con sé, come un’offerta al mondo, questa testimonianza carismatica di unità e di amore.
Nutrito e abbeverato alla sorgente l’uomo stesso è ora come una coppa riempita della presenza di Cristo e offerta agli uomini e al mondo”.
Divina Liturgia di Rito Bizantino della Chiesa Ortodossa. Introduzione
Divina Liturgia
di Rito Bizantino
della Chiesa Ortodossa
Introduzione
Viene celebrata nei Patriarcati di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Russia, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia e nelle Chiese di: Cipro, Grecia, Polonia, Albania, Repubblica Ceca, Slovacchia, America, Monte Sinai, Finlandia, Giappone.
I. IL RITO BIZANTINO
Bizantino si dice il rito che, derivato dalle usanze liturgiche già attestate ad Antiochia nel sec. IV, andò sviluppandosi a Costantinopoli (Bisanzio) sotto il duplice influsso delle basiliche imperiali e dei monasteri, fino ad apparire nel sec. IX sostanzialmente uguale al rito attuale.
Il rito bizantino dal patriarcato di Costantinopoli si diffuse in tutte le province ecclesiastiche dipendenti in origine da tale patriarcato (Anatolia, Balcani, Ucraina, Russia) e dal sec. IX sostituì i riti preesistenti nei patriarcati ortodossi di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme. In tutte queste regioni vi è una grande uniformità liturgica, pur con piccole varianti locali. La differenza più sensibile, ma puramente formale, è quella della lingua (non parliamo della musica). La lingua originaria è il greco antico, ma già da epoca remota è in uso il georgiano e nei paesi slavi dal sec. IX lo slavo antico (staraslavo). E’ pure usato il rumeno e l’arabo e non è scuso l’impiego delle lingue moderne.
La Liturgia di S. Giovanni Crisostomo è il formulario consueto della Messa (detta in Oriente “Liturgia”) attribuito a questo santo. Vi è un altro formulario, identico quanto allo schema, ma con le preghiere sacerdotali più lunghe, attribuito a S. Basilio. E’ usato una decina di volte all’anno.
La “Liturgia dei presantificati” è un rito di comunione che si unisce ai Vespri e sostituisce la Messa nelle ferie di Quaresima.
II. L’ALTARE E LA SUPPELLETTILE SACRA
1. L’altare (o mensa) di rito bizantino è di forma quadrata, senza gradini, coperto interamente da una duplice tovaglia. 
Il presbiterio (santuario) dove è collocato l’altare è separato dal resto della chiesa dall’iconostasi, parete divisoria coperta di iconi e fornita di tre porte. Attraversoquella centrale, ordinariamente chiusa da un cancello basso e da un velo, è possibile vedere l’altare durante quasi tutto il tempo della Liturgia. 
a) L’antiminsio, che corrisponde al corporale ed alla pietra sacra; è un quadrato di seta o di lino, consacrato dal vescovo e contenente reliquie; porta stampato all’interno la scena del seppellimento di Gesù. Nelle pieghe dell’antiminsio si conserva una piccola spugna, che serve a tergere le dita dei sacerdoti ed il disco dalle briciole del pane consacrato. Simboleggia la spugna con cui fu abbeverato Gesù in Croce; | ![]() |
b) Il Vangelo simboleggia Gesù Maestro e rimane giorno e notte posato sull’antiminsio dell’altare; | ![]() |
c) La Croce è deposta in piano alla destra del Vangelo; | ![]() |
d) L’Artoforio (tabernacolo) generalmente è una piccola urna dove si conserva il SS. Sacramento per gli infermi. | ![]() |
Un grande Crocifisso dipinto è posto dietro l’altare; i Russi vi aggiungono una icona della Madre di Dio ed evitano di porre le candele o le lampade sulla mensa preferendo un alto candelabro a sette braccia appoggiato a terra dietro l’altare. Questo dimostra una grande riverenza per l’altare che simbolicamente rappresenta il Corpo Santissimo di Cristo.
| 2. La Protesi è una piccola mensa posta a sinistra dell’altare centrale dove il sacerdote compie il rito della Proscomidia (preparazione). All’inizio della preparazione si trovano sulla Protesi gli oggetti necessari al Santo Sacrificio: | ![]() |
a) il calice, piuttosto grande;b) il disco che corrisponde alla patena, ma è più grande e profondo, spesso dotato di un piedistallo. Simboleggia il presepio; | ![]() |
c) l’asterisco(stella) formato da due semicerchi di metallo incrociati ed uniti nel | ![]() |
d) i tre veli: per il disco, per il calice ed uno più grande, detto aere, che serve a coprire i santi doni (sia il disco che il calice) e simboleggia la pietra del sepolcro di Gesù; | |
e) la lancia, con la quale si taglia il pane da porre sul disco. Simboleggia la lancia che trafisse il costato di Gesù; f) il cucchiaino, serve per la S. Comunione ai fedeli. Simboleggia le molle con cui il Serafino prese il carbone ardente e toccò le labbra di Isaia (Is. 6, 6). Il carbone ardente presso gli Orientali è una figura per designare la particola consacrata; |
|
g) la prosfora o pane per la messa. E’ pane comune fermentato, che porta una impronta quadrata con una croce e le sigle IC XC NI KA, cioè: Gesù Cristo vince! La parte delimitata da quest’impronta, tagliata durante il rito della preparazione e collocata sul disco, corrisponde all’Ostia della Messa latina. Altre quattro prosfora servono per estrarne delle particelle in memoria della Madonna, dei Santi, dei vivi e dei morti. Il pane avanzato viene tagliato in piccoli pezzi,deposto in un vassoio, e, dopo essere stato benedetto durante la Liturgia, viene distribuito al popolo sotto il nome di antidoro. | ![]() |
h) Il vino (possibilmente rosso) e l’acqua si trovano nelle relative ampolle sulla Protesi; i) Lo Zéon (slavo: teplotà) è l’acqua calda che viene immessa nel calice prima della Comunione. | ![]() |
III. LE VESTI SACERDOTALI
| 1) Lo Sticario corrisponde al camice; è ornato, ma senza pizzo, e spesso è di seta a colori chiari. | ![]() |
| 2) L’Epitrachilio è la stola sacerdotale: le due estremità congiunte sul petto scendono fin quasi ai piedi. | ![]() |
| L’Orarioinvece è la stola del diacono: una lunga striscia ornata di croci, appuntata sulla spalla sinistra. L’estremità anteriore è abitualmente | ![]() |
3) La cintura ha forma di fascia e non di cordone. 4) Le soprammaniche, ornate di croce, stringono al polso le estremità delle maniche dello Sticario. | ![]() |
| 5) Il Felonio corrisponde alla pianeta. I Greci hanno conservato la forma originale: a campana, quale era in uso presso i atini fino al sec. IX. In molti paesi il Felonio è più corto sul davanti. I Russi gli hanno dato un taglio che lo fa rassomigliare un poco al piviale latino. | ![]() |
| 6) La croce pettorale è portata da molti dignitari ecclesiastici ed è un privilegio di tutti i sacerdoti russi. | ![]() |
| 7) Il Rason (riassa) è un manto nero con maniche molto larghe ed è portato dagli ecclesiastici come abito corale e nelle funzioni quando non è richiesto lo Sticario. | ![]() |
IV. PARTICOLARITA’ CERIMONIALI
1. Benedizione. Nel benedire il sacerdote tiene il pollice appoggiato sull’anlòare, l’indice teso e le altre due dita leggermente inclinate. Questa posizione delle dita rappresenta la consueta abbreviazione greca del nome di Gesù Cristo.
2. Il Segno della croce viene fatto con tre dita riunite (pollice, indice e medio) per significare la Trinità e l’unità di Dio. Si porta la mano alla fronte, al petto, alla spalla destra e poi alla sinistra.
3. L’inchino (metania) accompagnato dal segno di croce è un segno frequente di riverenza e di penitenza. Sostituisce anche la genuflessione latina. La metania grande, che si fa inginocchiandosi e toccando terra con la fronte, è riservata alla Quaresima ed ai giorni di penitenza. Ma dagli slavi si usa anche durante la Liturgia, eccettuata la domenica ed il tempo pasquale.
4. Concelebrazione. Più sacerdoti possono concelebrare insieme la stessa Messa, consacrando insieme e comunicandosi.
5. La S. Comunione è distribuita ai fedeli sotto le due specie mediante un cucchiaino con cui si prende dal calice la particella di pane consacrato imbevuta nel vino consacrato. I fedeli che si comunicano si presentano in fila in piedi, davanti al sacerdote, che resta fermo nel mezzo. Si deve far attenzione di apri bene la bocca, non sporgere la lingua e tenere la testa inclinata indietro.
V. STRUTTURA DELLA DIVINA LITURGIA
(S. Messa)

La forma normale di celebrazione comporta la presenza del diacono. Il sacerdote, ritto davanti all’altare, pronuncia a bassa voce le preghiere sacerdotali, mentre il diacono, stando fuori dall’iconostasi, canta la corrispondente litania, a cui il popolo od il coro risponde con le consuete invocazioni (Signore, pietà; concedi o Signore, ecc.). terminata la litania il Sacerdote conclude cantando una lode alla Trinità (dossologia trinitaria, che corrisponde al “per Dominum nostrum Iesum Christum….”) a cui il popolo risponde “Amen”. Questo schema si ripete dieci volte in diversi punti della Liturgia e si presta molto a far pregare il popolo,. Quando il diacono non deve cantare le litanie, entra nel Santuario e si pone alla destra del Sacerdote, pronto a servirlo.
Quando non c’è il diacono, il sacerdote, stando al suo posto davanti all’altare, canta le litanie e gli altri inviti del diacono.
Se vi sono dei sacerdoti concelebranti, tutti recitano le preghiere sacerdotali, cantano per turno le conclusioni trinitarie, e, se non vi è il diacono, si alternano nel canto delle litanie.
Gli inservienti non hanno che da portare le candele nelle due piccole processioni (ingressi) e da tener pronto l’incensiere. Assai importante invece è la funzione del lettore, che oltre a cantare l’epistola esplica tutte le parti del coro, quando questo mancasse.
La Liturgia consta di tre parti.
1) Preparazione
Dopo le preghiere stabilite e la vestizione il sacerdote si reca all’altare della Protesi e prepara i santi doni (il pane e il vino). Alla fine copre i vasi con i sacri veli.
2) Liturgia dei catecumeni.
All’altare tre preghiere sacerdotali, accompagnate da tre litanie, si alternano con tre antifone. Rappresentano l’attesa del Vangelo nel Vecchio Testamento. A questo punto vi è il piccolo ingresso: Gesù Maestro, simboleggiato dal Vangelo portato processualmente, entra nel mondo.
Segue il canto dei tropari che corrispondono agli oremus, commemorano la festa od i santi del giorno; il Trisagio (inno “Tre volte santo”), l’Epistola, preceduta e seguita da versetti, ed il Vangelo vi è una grande litania per tutti, una litania per i catecumeni e due per i fedeli.
3) Liturgia dei fedeli
Esattamente incomincia dopo la litania dei catecumeni quando il sacerdote spiega l’antiminsio. Praticamente si può far incominciare al grande ingresso. Il sacerdote ed il diacono portano processionalmente all’altare il disco ed il calice, mentre il coro canta l’inno dei cherubini, che corrisponde al canto detto dai latini “offertorio”. Simboleggia l’ingresso nel mondo di Gesù vittima e sacerdote. A questo punto i fedeli devono essere presenti per la validità della Messa.
Segue La litania dell’offertorio, l’abbraccio di pace (quando vi sono più sacerdoti con celebranti) ed il Credo, durante il quale si toglie il velo dai santi doni.
Quello che segue è simile a quanto avviene nella liturgia latina (ed in tutte le liturgie): Sursum corda, Prefazio, Sanctus, Consacrazione (le parole della Consacrazione vengono cantate), Epiclesi ed Anamnesi. A questo punto si ricordano i vivi ed i morti. Una litania precede il Pater. Il pane consacrato viene spezzato in quattro parti, ed una parte viene immessa nel calice.
Segue la Comunione, il ringraziamento e la benedizione. Si termina distribuendo il pane benedetto (antidoro).
* S. Messa
L'icona della Natività
di Egon Sendler

Nella Chiesa antica, dopo la festa di Pasqua, la seconda commemorazione del Cristo fu la Teofania, la “manifestazione di Dio”, intesa non più nel senso delle teofanie dell'Antico Testamento ma come l'apparizione di colui che pur essendo senza limiti si umilia nel suo incomprensibile amore per divenire uomo. Questa festa risale per lo meno al IV secolo e sembra aver avuto origine a Roma, dove era celebrata il 6 gennaio con il nome di Epifania. Essa commemora diversi avvenimenti del Vangelo: l'adorazione dei Magi, il battesimo del Cristo e le nozze di Cana, cioè le tre manifestazioni della gloria di Dio.
Più tardi, la Natività propriamente detta fu distinta da questa festa delle «manifestazioni» di Dio e la sua celebrazione venne fissata il 25 dicembre, giorno del solstizio, per dare alla festa romana del «Sol invictus» un senso cristiano: l'autentico «sole di giustizia» (Ml 3, 20) è il Figlio dell'uomo, il Cristo nato a Betlemme è «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). Il tema della luce entrava così nella liturgia cristiana.Il primo sermone della Natività che ci sia giunto è quello del papa Liberio, a Roma, il 25 dicembre 354.
Da Roma questa festa passa poi in Oriente. Verso il 380, la celebrazione della Natività viene introdotta a Costantinopoli per opera di san Gregorio il Teologo, mentre san Gregorio di Nissa la introduce in Cappadocia. E’ curioso osservare che la Chiesa di Palestina finì per essere l'ultima ad adottare questa festa.
Se si vuole valutare correttamente l'importanza e il senso che questa festa ha per la cristianità, non basta mettere in luce l'influenza romana, ma bisogna considerare la celebrazione della Natività sullo sfondo del pensiero teologico del tempo: cioè mettendola in rapporto con la fede della Chiesa e con le difficoltà con le quali essa si scontrava per definire la propria dottrina sul Cristo stesso. Bisogna dunque rifarsi, a un tempo, sia ai testi del Nuovo Testamento sia alle dispute cristologiche che ci sono testimoniate dai primi grandi Concili.
Nei Vangeli sinottici, la divinità del Figlio dell'Uomo era sostenuta in base alla testimonianza dei miracoli e in virtù del compimento delle Scritture, in san Giovanni, poi, si trova chiaramente affermato che Gesù è veramente Dio e veramente uomo. Nelle lettere di san Paolo, il mistero della persona del Signore (Kyrios) si rivela in tutte le sue dimensioni, comprese quelle cosmiche ed escatologiche. Ma sullo sfondo di questa dottrina che proviene dai testi del Nuovo Testamento, cominciano già a spuntare i problemi che nei secoli successivi porteranno la Chiesa a una comprensione più profonda di quel movimento di Dio verso il mondo che, più tardi, dopo molte discussioni, verrà chiamato mistero dell'Incarnazione.
Se lo spirito dell'uomo si fida eccessivamente delle proprie capacità e introduce troppo affrettatamente le proprie categorie nell'ambito della rivelazione, è condannato a deformarla. Così l'interpretazione del sacerdote di Alessandria Ario (256-336) sfocia nell'eresia e provoca la prima grande crisi della Chiesa. Il centro della sua dottrina è la trascendenza assoluta di Dio. Dio è «monade», egli esiste in una solitudine assoluta. Quindi egli non può generare un Figlio della sua stessa natura, perché allora avrebbe in sé due principi eterni. Così il Figlio deve essere soltanto una creatura; è innalzato alla dignità di Figlio dalla grazia, per essere il Logos: semplice strumento della creazione dell'universo. Un abisso separa il Dio di Ario da tutto ciò che esiste fuori di lui, si tratta di un Dio incapace di donarsi completamente al Figlio e allo Spirito.
La Chiesa trova il proprio difensore nel patriarca di Alessandria, sant'Atanasio (295-373). Egli mette in luce l'errore fondamentale di Ario: cercare di esprimere il mistero di Dio secondo un pensiero puramente umano; «Dio genera non come generano gli uomini, ma in Dio» (1); egli è veramente Padre perché è “da lui che ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome” (E/ 3, 15); Dio è Dio e nello stesso tempo è Padre, e lo è dall'eternità; e anche suo Figlio è Dio, è coeterno. Così, in lui risiede tutta la pienezza della Divinità, egli è “consustanziale” (omousios). Il primo Concilio di Nicea (325) confermò la dottrina di sant'Atanasio e utilizzò il termine teologico di “consustanziale” che divenne il fondamento della dottrina dell'Incarnazione nei secoli successivi.
Di questa lunga e difficile ricerca della Chiesa per trovare una espressione adatta al mistero della persona di Gesù Cristo ricordiamo solo un'altra verità di fede che venne definita come dogma dal Concilio di Efeso (431) contro Nestorio. Era la dottrina di Cirillo di Alessandria: il Verbo non è venuto ad abitare in un uomo, è divenuto uomo. La carne non era semplicemente “assunta”, e quindi estranea al Verbo, era piuttosto la carne del Verbo, la carne che gli è propria. Vi è dunque un'identità tra il Verbo e la sua umanità in un unione reale e indissolubile che è costituita dalla sua persona (ipostasi). Così sua madre non è soltanto “christotokos” (madre del Cristo), come pretendeva Nestorio, ma la madre della persona divina del Verbo incarnato, ella è veramente “theotokos” (madre di Dio). Nella persona di Maria vengono alla luce tutti gli aspetti essenziali della Cristologia. Il movimento discendente di Dio, il miracolo della maternità verginale ma anche la sottomissione al “fiat” della Vergine come condizione umana dell'Incarnazione. Maria si trova al centro di tutte le linee di forza dell'economia della salvezza. A testimonianza di questa dottrina del Concilio di Efeso, il papa Sisto III (432-440) fa ricostruire il santuario di Santa Maria Maggiore con il suo arco di trionfo a gloria della Theotokos e del Figlio suo. Si ritiene che questa forma iconografica abbia avuto la sua origine a Costantinopoli e che di qui si sia diffusa sia in Oriente sia in Occidente.
Questo breve prospetto della Cristologia è già in grado di mettere in risalto la sorprendente fecondità del termine dogmatico “consustanziale”. Questo termine diventa il fondamento della Cristologia dei Concili. Ma la sua importanza non si limita all'ambito del dogma. Esso entra nei testi liturgici e dà alla commemorazione della Natività di Gesù di Nazaret un carattere teofanico. Con la Natività del Cristo iniziano le grandi celebrazioni delle Teofanie che, nel corso dei secoli successivi, sono completate dalle diverse Feste del ciclo liturgico. Così la contemplazione della Risurrezione dei primi cristiani viene arricchita da tutta una serie di misteri della vita del Cristo. La Teofania del Figlio di Dio incarnato a Betlemme apre questa serie di Feste dell'anno e trasforma profondamente la vita liturgica della Chiesa.
Le prime rappresentazioni della Natività
Questa evoluzione del pensiero teologico e la sua espressione nella liturgia si riflettono anche nell'arte cristiana. Si può persino dire che i dogmi cristologici costituivano il terreno nel quale si radicava l'arte dei primi secoli. L'immagine cristiana è intimamente legata al pensiero teologico, ne è l'espressione.
Gli affreschi delle catacombe sono dipinti secondo uno stile simbolico per evitare tutto ciò che potrebbe far pensare agli idoli o al culto degli idoli. Vi vengono riflesse le idee care ai cristiani dell'epoca: la vita dell'Aldilà, la speranza pur nelle persecuzioni, l'eucaristia e la risurrezione, per limitarci soltanto ai temi principali. A partire dal III secolo, grazie all'apparizione di temi del Nuovo Testamento, è possibile osservare un arricchimento dei soggetti trattati. Ed è appunto a questo periodo che risalgono i due primi affreschi che rappresentano la Natività.
La più antica rappresentazione del mistero della Natività, un affresco della catacomba di santa Priscilla, che risale alla prima metà del III secolo, rappresenta la Vergine con il bambino e un personaggio che indica una stella posta nella parte alta della scena. Si tratta con ogni probabilità del profeta Balaam perché è proprio secondo la sua profezia che la stella è una prefigurazione del Cristo. “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24, 17). A causa del suo contenuto profetico, questa rappresentazione resta ancora nell'ambito dell'arte simbolica delle catacombe.
Lo stesso deve essere detto dell'altro affresco che risale allo stesso periodo: l'adorazione dei Magi. I tre personaggi che offrono i loro doni si avvicinano alla Madre di Dio che tiene il Bambino sulle ginocchia. In questa rappresentazione della Natività l'idea centrale è che tutti i popoli vengono ad adorare il Figlio di Dio. La stessa semplicità determina lo stile dei sarcofagi. Non v'è dubbio che a ciò contribuiscano lo spazio ridotto e la natura della pietra (si pensi, per esempio, al sarcofago del Vaticano, del IV secolo).
Più tardi la scena della Natività si arricchisce di dettagli (il bue e l'asino, la mangiatoia a forma di altare o di tomba, san Giuseppe in un atteggiamento pensoso, gli angeli, i pastori...) che riflettono il racconto dei Vangeli o degli apocrifi. Non si tratta in questo caso di elementi puramente decorativi o pittoreschi, ma di tratti che sono subordinati alla scena centrale e indicano altri aspetti del mistero della Natività.
Secondo la tradizione, la prima rappresentazione della nascita del Salvatore era un affresco che era stato commissionato da Costantino stesso e che si trova nella basilica della Natività a Betlemme. Questa prima immagine sarebbe servita da modello agli altri pittori. Forse è proprio questo modello che è riprodotto su un'ampolla di Monza (VI secolo): essa proviene dalla Palestina e porta in un medaglione una Natività la cui composizione è identica a quella di un'icona del Monte Sinai (VII secolo).
Dopo l'iconoclastia, la Natività viene rappresentata con variazioni di dettagli ma secondo una forma che si può ormai considerare definitiva. Questo modello classico lo possiamo vedere in una delle più belle icone della Russia del xv secolo. Essa è generalmente attribuita alla scuola di Rublèv, ma la sua composizione, il disegno, i colori e le luci sono di una perfezione tale che ci si può chiedere se non sia opera del maestro stesso.
Le fonti della composizione
Per evitare un'interpretazione troppo soggettiva dell'icona della Natività è necessario fare riferimento alle due fonti cui si ispira: le Sacre Scritture e la Tradizione.
La prima fonte può essere esclusivamente il racconto evangelico che fornisce i particolari dell'avvenimento e richiede per la loro rappresentazione i mezzi dell'arte figurativa. Il più ricco è il Vangelo di san Luca: esso indica con un linguaggio preciso e realista le circostanze della nascita di Gesù a Betlemme. Si possono distinguere tre gruppi di informazioni o tre scene.
- “Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo” (Lc 2, 6-7).
- Poi Luca descrive l'apparizione dell'angelo del Signore ai pastori che stavano nei campi e l'inno di lode della milizia celeste (Lc 2, 8-15).
- La terza scena è la visita dei pastori: “Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia” (Lc 2, 16-20).
Come si vede è il Vangelo che suggerisce la rappresentazione centrale dell'icona, il Vangelo di Luca per quanto concerne la Natività vera e propria, il Vangelo di Matteo per ciò che si rifà all'adorazione dei Magi.
Con le due scene rappresentate in basso all'icona, poi - san Giuseppe in atteggiamento pensoso e il bagno del bambino - l'ispirazione non viene più dai Vangeli canonici, ma dagli apocrifi. Per essere più esatti ci troviamo ora di fronte all'altra fonte dell'iconografia: la riflessione teologica e le definizioni dogmatiche dei Concili. Le fonti apocrife sono semplicemente delle occasioni utilizzate dalla Chiesa per correggere le idee diffuse in quel periodo e precisare la fede dei fedeli.
Questo modo di procedere si ritrova non solo nella liturgia ma anche nell'arte della Chiesa che, l'una al pari dell'altra, vogliono guidare la fede comune della Chiesa.
Dunque, è sullo sfondo del simbolo di fede di Nicea che bisogna guardare l'icona della Natività:
“Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente creatore di tutte le cose visibili e invisibili, e in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato, unigenito, dal Padre:
dal Padre, cioè dalla sostanza del Padre; Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, consustanziale al Padre; mediante il quale sono state fatte tutte le cose
sia quelle che sono in cielo, che quelle che sono sulla terra;
per noi uomini e per la nostra salvezza
egli discese dal cielo, si è incarnato,
si è fatto uomo...” (2).
Questa lunga e solenne dichiarazione del Concilio di Nicea dà all'icona della Natività la sua dimensione teologica: “Per noi è nato bambino il Dio che esiste prima dell'inizio dei secoli” (Kontakio di Natale). “La Vergine oggi partorisce Colui che è al di sopra di ogni essenza e la terra offre una grotta a Colui che è l'Inaccessibile”(Kontakio di Natale). Il Natale è dunque il punto culminante del movimento d'amore che ha la propria origine nel Padre onnipotente e si unisce all'uomo attraverso l'azione dello Spirito Santo.
Il movimento discendente
Iniziamo dunque la lettura dalla raffigurazione del movimento d' amore di Dio verso la creazione. Esso è espresso dal raggio di luce che proviene da una semisfera posta nella parte superiore dell'icona e che traccia l'asse verticale di tutta la composizione. Questa semisfera (in certi casi più grande), dipinta con diverse sfumature di blu, il colore della trascendenza, rappresenta la divinità:
“O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!” (Rm 11, 33).
Il Dio trinitario esaudisce la preghiera di Isaia:
“Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63, 19).
E siccome l'azione salvifica di Dio è comune alle tre persone, egli discende in un raggio verso la stella di Betlemme, ma a questa stella si sovrappone il disegno leggero, visibile con difficoltà, di una colomba: allusione alla frase della Scrittura “lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo” (Lc 1, 35). Secondo i Padri della Chiesa, lo Spirito è la Gioia eterna tra il Padre e il Figlio, e anche la gioia del parto.
A partire da questa stella-colomba, il raggio si divide in tre rami, segno della partecipazione delle tre persone all'economia della salvezza (3). Il raggio cade sulla testa del bambino e sul grembo della madre (Madre della vita, ella ha dato alla luce l'allegrezza che asciuga e consola le lacrime del peccato). Più in basso, il raggio sembra immergersi nella terra che si solleva come per riceverlo: “Perché il cielo e la terra oggi si uniscono. Oggi Dio è sceso in terra e l'uomo è salito ai cieli” (4).
La grotta, il bambino e gli animali
Al centro dell'icona si trova la grotta.
La gioia per la nascita del Salvatore è come attenuata dalla notte della grotta, una notte che pesa su tutta la scena e che altro non è se non la notte del peccato:
“Dio, nato da donna, è venuto nella carne perché lo vedessero coloro che erano assisi nelle tenebre e nell'ombra di morte. Una grotta e una mangiatoia lo hanno accolto!” (5).
Nei Vangeli non si fa menzione della grotta. E’ san Giustino il Filosofo che ne parla per la prima volta. Però sappiamo che fin dal IV secolo la grotta di Betlemme era profondamente venerata dai pellegrini (una basilica era stata costruita sopra di essa). Sant'Ireneo vede nella grotta della Natività una prefigurazione della discesa del Cristo agli inferi. La grotta di Betlemme, la grotta che si trova sotto la croce nelle icone della Crocifissione, e gli inferi delle icone della Risurrezione ricordano dunque tutte una medesima realtà: “La valle d'ombra e di morte” (Sal 23, 4), cioè in ultima analisi il peccato.
“Nella tua onnipotenza hai voluto cancellare il peccato, il peccato irriducibile, infinitamente orgoglioso e delirante senza ritegno in un mondo preda del furore; e quelli che esso aveva sedotto, tu, nostro benefattore, li hai salvati dalle sue insidie nel giorno della tua incarnazione volontaria” (6).
È proprio su questo sfondo oscuro e tenebroso che si staglia colui che costituisce il cuore di tutta l'icona: il bambino che giace nella mangiatoia. Questo bambino illuminato dalla luce celeste su uno sfondo d'oscurità ricorda il prologo di san Giovanni:
“In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta” (Gv 1, 4-5).
Il bambino non è solo il centro teologico dell'icona, è anche il centro della composizione. In questa rappresentazione della Natività, la testa del bambino è posta sull'asse verticale individuato dal raggio della stella ed è all'intersezione dei due archi di circonferenza tracciati a partire dalla base dell'icona. All'altezza della testa del bambino si trova anche quella della madre. In questa disposizione si può notare il delinearsi di una croce. È difficile dire se ciò dipenda dalla volontà del pittore o se si tratti invece di un caso.
Invece, l'allusione alla passione del Cristo è suggerita in modo molto più chiaro da altri dettagli. Innanzitutto il bambino ha già le proporzioni di un uomo adulto. Inoltre il suo corpo è avvolto in fasce che assomigliano troppo alle bende della sepoltura perché l'accostamento non sia voluto. Da ultimo, la mangiatoia appare come una costruzione rettangolare che di fatto è una tomba. Il neonato è adagiato in una tomba, poiché egli è nato affinché con la sua morte fossero vinti la morte e il peccato. È così chiaramente indicato il nesso tra l'Incarnazione e la Croce.
Sullo sfondo nero di questa grotta si trova anche un dettaglio che sembra essere puramente pittoresco: l'asino e il bue (sulle icone russe l'asino, sconosciuto in Russia, si trasforma in cavallo). Questi due animali sono rappresentati solo a partire dal IV secolo, innanzitutto su dei sarcofagi. Sono stati interpretati in maniere estremamente diverse. Gli uni vogliono vedervi la rappresentazione simbolica dei culti pagani vinti dalla venuta del vero Dio. Altri, sin dal IV secolo, vedono nell'asino la figura dei Gentili, mentre il bue sarebbe la figura di Israele. Nel V secolo, nel Vangelo dello Pseudo Matteo, troviamo una interpolazione, ripresa nei testi liturgici, che si rifà ad Isaia: “Il bue conosce il proprietario e l'asino la greppia del padrone” (Is 1, 3). Si può pensare anche alle parole del profeta Abacuc: “Ti manifesterai tra due animali” (Ab 3, 2).
La Theotokos
Davanti a questa mangiatoia, su uno stupendo cuscino rosso ricamato d'oro, giace la Theotokos. Avvolta in un manto che la ricopre dalla testa ai piedi, e ne nasconde persino le mani, ella è collocata al posto d'onore. Il rosso scuro del manto - «maphorion» - (che nei mosaici può mutarsi in blu scuro) ricorda il colore regale della porpora. La dignità della Madre è ulteriormente sottolineata dai ricami in oro, e soprattutto dalle tre stelle che sono poste sul capo e sulle spalle e che indicano la verginità prima, durante e dopo la nascita del figlio divino. Esse appaiono, in un primo tempo sotto forma di tre croci, a partire dall'VIII secolo, sui mosaici (si pensi all'Oratorio del Papa Giovanni VII e alla Cappella di san Zenone e santa Prassede a Roma), e sono l'espressione dell'evoluzione subita dal dogma sin dal IV secolo.
«Vergine nata dalla radice di Jesse, tu hai oltrepassato i limiti posti alla natura umana dando alla luce il Verbo eterno del Padre, quando lui stesso, strano annientamento, si è degnato di uscire dal tuo seno lasciandolo intatto » (7).
Lievemente curvo, il corpo della Madre si unisce alla forma elegante del cuscino regale e sembra essere esente da ogni pesantezza. Ma Maria è sdraiata per riposarsi, come ogni donna che abbia appena dato alla luce un bimbo. Così, nonostante l'assenza di qualsiasi sofferenza, ella esprime la piena realtà della natura umana del Figlio suo. Questo atteggiamento è già presente nelle prime rappresentazioni, sicuramente per reazione contro le tendenze monofisite del tempo.
Ma ci si potrebbe aspettare che ella si occupi del bambino, che lo contempli, piena di gioia, o che compia un gesto di adorazione. Questo ultimo atteggiamento lo si ritrova a partire dal VII secolo (probabilmente sotto l'influsso degli apocrifi) e torna a essere la regola nelle icone greche più tarde; ma l'iconografia ortodossa, tra le vie possibili per raffigurare l'atteggiamento della Madre, ha preferito quella che possiamo vedere su questa icona: ella distoglie lo sguardo dal bambino, serena e raccolta, e sembra guardare lontano, molto lontano. In tal modo il grande silenzio della scena si fa sentire ancora più profondamente.
La creatura è toccata dagli insondabili misteri del Creatore. Di fronte a questa rivelazione non c'è risposta se non nella contemplazione silenziosa: «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19). Forse la liturgia ci suggerisce qualcosa della meditazione silenziosa di Maria quando dice:
I testimoni: angeli e pastori«Come narrare questo grande mistero? L'incorporeo prende un corpo; il Verbo si è caricato di una carne; l'invisibile si fa vedere; l'immateriale si lascia toccare; Colui che è senza inizio inizia; e il figlio di Dio diventa figlio dell'uomo; Gesù Cristo, ieri e oggi, e lo stesso sempre per tutti i secoli» (8).
Sulla sinistra, particolarmente vicini, ci sono degli angeli, quegli esseri, cioè, che sono sempre alla presenza di Dio. La luce sulle loro vesti e l'oro sulle ali multicolori indicano la loro bellezza spirituale. Essi sono, per loro natura, ciò che è espresso dal gesto antico delle mani velate: adorazione e lode di Dio. E il momento dell'adorazione per eccellenza è proprio la notte di Betlemme. Nella mangiatoia è adagiato il Signore e Creatore che, nel suo incomparabile amore, ha assunto la natura umana, così inferiore a quella dei puri spiriti. Ed essi lo adorano come «Dio fatto uomo», ciò che invece Lucifero aveva rifiutato sin dall'inizio. Così l'adorazione degli angeli annuncia la vittoria sulle tenebre.
« In questo giorno gli angeli cantano come un Dio il bimbo che ci è nato:
"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà" » (9).
A destra della grotta, accanto alloro gregge, i pastori guardano verso il cielo dove appare un angelo che annuncia la nascita del Messia (Lc 2, 8-18). Questi uomini semplici, con i loro indumenti da contadini che contrastano con lo splendore degli angeli, hanno tuttavia un compito importante da svolgere: essi sono i primi testimoni del Figlio di Dio, e ciò che li rende capaci di annunciare la buona novella è proprio la semplicità del loro cuore. «Tutti quelli che udirono, si stupirono...» (Lc 2, 18).
A sinistra, nell'angolo superiore dell'icona, vediamo i tre Magi a cavallo. E’ il momento in cui essi arrivano davanti alla grotta di Betlemme dopo un lungo viaggio. Il primo dei Magi indica la stella che li ha guidati da quando sono partiti dalla loro patria. «Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia» (Mt 2, 10). L'emozione del loro arrivo viene comunicata dai gesti, dai mantelli che sventolano come bandiere al vento, dal movimento vigoroso dei cavalli. Se l'adorazione dei Magi è una scena importante già nel IV secolo, la rappresentazione del loro viaggio appare solo nell'XI secolo sugli affreschi e sulle icone (10).
In questo periodo, in Oriente, essi sono designati con i loro nomi: Kaspar, Melkion (sic) e Baltasar, nomi con i quali sono conosciuti anche in Occidente.
Oggi l'origine di questi nomi è ancora molto discussa (11), ma gli artisti dei primi secoli rappresentano già questi Magi venuti dall'Oriente (Mt 2, 1) come degli stranieri originari della Persia: con il berretto Frigio (12), un mantello decorato e dei pantaloni stretti. In tal modo si rende evidente il senso di queste prime rappresentazioni: tutti i popoli sono chiamati ad adorare il vero Dio che ci è nato in un corpo di bimbo. I Magi sono i rappresentanti dei Gentili, guidati dalla loro scienza all'umile grotta di Betlemme dove ogni scienza raggiunge il suo fine ultimo, l'adorazione del Dio vivente.
«La tua nascita Cristo Dio ha fatto risplendere sul mondo la luce della conoscenza; in essa infatti coloro che adoravano le stelle, da una stella hanno imparato ad adorare te, Sole di giustizia e a riconoscere te, Oriente che splendi dall'alto» (13).
Ancora un dettaglio che sottolinea il carattere universale della scena dei Magi: hanno tutti un'età diversa; il primo che li guida è un vegliardo dalla barba bianca, in mezzo vediamo un uomo nel fiore degli anni, con capelli e barba di colore scuro, il terzo è un giovane imberbe. I tre Magi ricordano così che gli uomini di tutte le nazioni e di tutte le età sono chiamati ad adorare il Figlio di Dio.
Sopra la grotta, a destra, vediamo un gruppo di angeli. L'esiguità dello spazio disponibile e la tendenza dell'iconografia bizantina a rappresentare il contenuto teologico non hanno permesso di raffigurare la «moltitudine dell'esercito celeste» (Lc 2, 13). E anche se le loro bocche sono chiuse (come su tutte le icone), la loro bellezza e la loro dignità costituiscono già di per se stesse il rendimento di lode a Dio. «Gloria a Dio nel più alto dei cieli...».
In tal modo la zona del mistero al centro dell'icona è completata da una zona teofanica, quella dei testimoni di questa rivelazione: la stella, segno dell'Onnipotente che mostra che il Figlio suo è nato; i Magi che comprendono questo segno e diventano dei profeti; e la conferma per gli uomini attraverso la lode degli esseri celesti.
Le scene catechetiche
Sotto la grotta si apre una terza zona, quella della realtà umana e fors'anche semplicemente della pedagogia della catechesi. In effetti, ci troviamo di fronte a due scene complementari per il loro contenuto cristologico.
A sinistra, vediamo san Giuseppe, con la schiena piegata in avanti, il capo appoggiato su una mano, in un atteggiamento pensoso e come se fosse estraneo a tutto quello che è accaduto. Secondo gli apocrifi (14), era un uomo in età avanzata. I suoi capelli e la sua barba sono sempre di colore grigio. Questo atteggiamento esprime nello stesso tempo le sofferenze dell'«uomo giusto» e le difficoltà che ogni uomo prova nel rendersi capace dell'impenetrabile mistero dell'Incarnazione.
«Così parlava Giuseppe alla Vergine Maria: qual è dunque il dramma che vedo in te? Io non riesco a capire, sono inquieto per la meraviglia e il mio spirito è pieno di stupore. Invece dell'onore tu mi hai portato la vergogna, invece della gioia la pena, invece delle lodi l'obbrobrio. Non posso più sopportare la riprovazione degli uomini, perché senza rimprovero di fronte al Signore tu mi eri stata affidata dai sacerdoti del Tempio. E che vedo ora?» (15).
Ma qui non c'è solo la sofferenza di chi non capisce, di chi è pieno di dubbi, c'è anche lo stupore e l'abbandono al mistero di Dio:
«Io, dice (Giuseppe), io che ho scrutato i profeti e sono stato ammonito da un angelo, io credo che Maria darà ineffabilmente alla luce Dio» (16).
Di fronte a Giuseppe c'è un personaggio enigmatico, oggetto di numerose interpretazioni: ha l'aspetto di un vecchio pastore, è ricoperto da una pelle e si appoggia a un bastone. Quindi il suo aspetto esterno non permette di vedere in esso il diavolo tentatore. Nell'iconografia bizantina il diavolo è rappresentato raramente, e in questo caso lo è come chiaramente vinto.
Non sembra neppure possibile identificarlo con il profeta Isaia (17), perché Isaia non deve essere raffigurato vestito da un mantello di pelle; inoltre, come profeta, egli dovrebbe essere designato da un'iscrizione. Resta quindi la soluzione del vecchio pastore. Ma attribuirgli semplicemente una funzione formale e dire che è posto in quel punto dell'icona per equilibrare la composizione sembra insufficiente. In realtà egli sta in piedi di fronte a Giuseppe, lo fissa con il suo sguardo ed è quindi ben inserito nella scena. E’ possibile che in questo caso ci si trovi di fronte a un accento personale dell'iconografo. Ma la sua presenza fa risaltare ancor più profondamente l'idea principale della scena: la solitudine di san Giuseppe di fronte ai propri dubbi. Così il vecchio pastore è come il simbolo di un pensiero troppo umano.
La scena di destra raffigura due donne. La più anziana tiene il bambino sulle ginocchia, l'altra, più giovane, versa dell'acqua in una bacinella che ha la forma di una magnifica fontana. E’ in questo modo che viene rappresentato il primo bagno del bambino (18). Questa scena esplicita il carattere terreno della nascita del Cristo: essa mostra che «il Dio che esiste prima dell'inizio dei secoli» ha pienamente assunto la realtà della natura umana, dato che, come ogni neonato, ha avuto bisogno dei propri simili, sin nei particolari più banali. Questa scena ha origini che paiono assolutamente profane poiché gli apocrifi ci parlano soltanto di due donne, Salomé e Mea, che avrebbero assistito Maria e non menzionano la scena del bagno del bambino. Si pensa che all'origine di questa scena si trovi l'iconografia pagana di Roma. I sarcofagi dell'epoca imperiale la mostrano infatti, nei cicli biografici, come una tappa importante nella vita del defunto. Ma si può dire che questa scena ha origini ancora più profane: alla primissima origine dell'ispirazione si trovano le rappresentazioni del bagno di Dioniso.
Così, questo ultimo dettaglio della nascita del Signore, a prima vista semplicemente poetico e pittoresco, completa la manifestazione del Verbo incarnato e riporta il nostro sguardo verso il centro: il bambino adagiato nella mangiatoia, il Dio fatto uomo per amore degli uomini.
Note
1) Sant'Atanasio, Or. I c. Ar., 23.
2) Denzinger, Ench. Symb., 54.
3) Cfr. P. Evdokimov, L'art de l’icône, Paris, DDB, 1970, p. 228.
4) Stichiri idiomeli.
5) Stichiri idiomeli della Vigilia.
6) VI tropario della VII ode.
7) IV ode dei mattutini di Natale.
8) Vespri del 26 dicembre, Sinassi della Madre di Dio.
9) Idiomele dei mattutini.
10) Questo tema è molto sviluppato nelle chiese rupestri della Cappadocia che risalgono allo stesso periodo.
11) Cfr. G. Drobot, Icône de la Nativité, Abbaye de Bellefontaine, 1975, pp. 297-298.
12) Questo berretto frigio resterà nell'iconografia bizantina come segno distintivo dei profeti.
13) Tropario di Natale.
14) Protoevangelo 9, 1, Pseudo Matteo, c. 8.
15) Stichiri idiomeli, IV tono, Vigilia di Natale.
16) Stichiri idiomeli, III tono, Vigilia di Natale.
17) K. Onasch, «Das Weihnachtsfest im orthodoxen Kirchenjahr» in Quellen zu Untersuchungen zur Konfessionskunde der Orthodoxie, Berlin, 1958, Bd. II, pp. 172 e 198.
18) Questa scena non è sempre approvata dalle autorità spirituali, in particolare da quelle del Monte Athos.
ICONE MARIANE RUSSE
Nel corso della consultazione è possibile ascoltare i brani elencati di seguito
FESTA DELL'ANNUNCIAZIONE
Megalynario Canone Primo esapostilario (Mrg. P. Bar) Tropario della Festa | Connessione veloce
| Connessione normale WMA WMA WMA WMA |
Si ringraziano i Monaci del Monastero Ecumenico di Chevetogne ed in particolare P.Thomas Pott per aver acconsentito alla pubblicazione dei brani
Le diverse icone mariane venerate in Russia, con relative feste, d'importanza nazionale o locale, sono numerosissime, almeno 200, spesso con titoli di profonda bellezza:
Fiore profumato (15 novembre);
Gioia di tutti gli afflitti (24 ottobre);
Garante per i peccatori (29 maggio);
Fiore immarcescibile (3 aprile);
Ricercatrice dei perduti (5 febbraio);
Roveto incombusto (4 settembre);
Consola il mio dolore (25 gennaio);
Vergine prima e dopo il parto (17 Ottobre) ...
![]() | ![]() |
|
Madonna "riscatto dei perduti" | Madonna "gioia di tutti gli afflitti" | Madonna "roveto ardente" |
Molte altre traggono il nome da località geografiche dove l'icona è più venerata o apparve miracolosamente o vi fu unita per eventi storici.
Ricorderemo ora le più importanti.
L'icona della Madre di Dio di Vladimir è una delle più belle del mondo intero.
Portata da Costantinopoli in Russia verso il 1100, è l'immagine della Madonna più cara ai russi, di cui ha accompagnato tutta la storia. Da Kiev, antica capitale, fu portata nel 1155 nella città di Vladimir (da cui le restò il nome) e infine nel 1395 a Mosca, dapprima nella cattedrale, ora in un museo. La sua bellezza è di una profonda spiritualità. Indimenticabile è lo sguardo pieno di maestà celeste della Madre, e il Figlio, pur nell'aspetto di fanciullo, è evidentemente il Verbo. Egli appoggia affettuosamente il suo viso contro quello della madre, mentre ella, dolce e insieme un po’ triste, guarda lontano, verso di noi...

Madre di Dio di Vladimir
Viene festeggiata, con diverse motivazioni, tre volte all'anno: il 21 maggio, il 23 giugno e il 26 agosto, ripetendole fra l'altro questa preghiera: "Oggi, luminosa e bella, la gloriosa città di Mosca accoglie come aurora del sole la tua miracolosa immagine, o Sovrana. A essa noi ricorriamo e supplici così t'invochiamo: "O meravigliosa regina, Madre di Dio, prega Cristo, Dio nostro, in te incarnatosi, di conservare questa città e tutte le città e regioni cristiane, libere dalle insidie nemiche e dì salvare, Misericordioso, le nostre anime"".
L'icona della Madonna di Vladimir è del tipo " Umilenie ", cioè della tenerezza, che ha moltissime varianti e dove i volti della Madre e del Figlio sono avvicinati in una soavissima espressione.
L'icona dell'Odighitria (Colei che indica la via) mostra invece la Madre-regina assisa, che con la mano indica il Figlio Salvatore (è Lui la Via!), seduto sul suo grembo. Tra le Odighitrie russe la più nota è l'icona della Madonna di Smolensk (festa il 28 luglio): nell'omonima città, in Bielorussia, nell'agosto 1977 sono stati festeggiati i 300 anni della cattedrale che racchiude la venerata icona, ma di cui vi sono in Russia molti altri noti esemplari (uno nel monastero Novodevici a Mosca, un altro nella lavra di san Sergio a Serghiev Possad, ecc.).

Madonna di Smolensk (Odighitria)
Anche la Madonna Iverskaja, festeggiata il 12 febbraio e protettrice dal 1656 di Mosca, dove si trovava in una chiesa nella piazza del Cremlino (Piazza Rossa), è una Odighitria e riproduce l'originale greco veneratissimo nel monastero di Iviron sul Monte Athos.

Madonna Iverskaia (Odighitria)
L'icona della Madonna di Kazan, una delle più popolari in Russia, festeggiata l'8 luglio e il 22 ottobre, ricorda un po’ il tipo della Odighitria, ma mostra solo la parte superiore delle figure della Madre e del Figlio. Prende il nome della città di Kazan, capitale di un Khanat tataro conquistato dai russi, dove l'icona venerata nella cattedrale e ritenuta perduta nell'incendio di quel Cremlino fu miracolosamente ritrovata nel 1579 da una bambina tra le macerie. Sul luogo sorse poi un monastero con una chiesa per esporre l'icona alla pubblica venerazione e molte chiese sorsero un po' dovunque con copie della Madonna di Kazan. Ricorderemo solo il tempio monumentale a lei innalzato a Pietroburgo, attualmente Museo dell'ateismo.

Madonna di Kazan
La Madonna del segno (cfr. Isaia 7, 14, dove come " segno " viene preannunziato che una Vergine concepirà un figlio) ha le braccia alzate come orante, con l'immagine di Gesù sul petto, spesso iscritta in un mistico cerchio (ricorda l'icona bizantina della Platitera cioè " più vasta dei cieli" poiché portò in sé il Creatore). La festa principale è il 27 novembre, istituita in ricordo della vittoria di Novgorod su Suždal nel 1170, grazie a un miracoloso intervento di quell'icona, comprovando così una devozione plurisecolare.

Madonna del Segno
Tra le icone conservate in Russia vi sono bellissime raffigurazioni della Madre di Dio, anche nel gruppo cosiddetto Deisis (intercessione) dove ella è in piedi, alla destra del Redentore, in atteggiamento di supplica (mentre a sinistra c'è san Giovanni Battista).

Deisis
Giustamente famosa è la Deisis della Cattedrale dell'Annunciazione nel Cremlino moscovita. L'icona, nota in Occidente con il nome di Madonna del perpetuo soccorso, è detta in Russia della Passione (13 agosto festa principale): infatti i due angeli raffigurati in alto mostrano gli strumenti della passione e il piccolo Gesù, quasi turbato a quella vista, stringe con le sue due manine la destra della Madre, che con la sinistra lo regge in braccio.
Merita uno spazio proprio la Protezione della Vergine, concetto trasmesso da tutte le icone miracolose, che esprimono in modo ogni volta diverso il segno della protezione, il mistero della mediazione di Maria. L’esempio qui presentato ci mostra la Vergine attorniata da numerosi personaggi che, al di là del loro significato storico, rappresentano la dimensione ecumenica dell’essere figli della stessa madre "protettrice".

Protezione della Vergine
Lo "spazio" della protezione è la speranza posta nell'amore che ci avvolge e che deriva dal timore dell’essere giudicati per le nostre azioni. L'idea della protezione è particolare nell'anima dell'ortodossia russa tanto che fra tutte le feste mariane "Pokrov" rimane una delle più amate. Solitamente il "Pokrov" viene festeggiato il 14 ottobre e non di rado coincide con la prima nevicata. La terra si copre di un lenzuolo bianco, che diviene a sua volta icona della purezza, dell'Immacolata. La neve è come negazione della vita precedente (il peccato), un'altra vita nella prova, nella purezza, che porterà alla rigenerazione di una nuova vita, un nuovo ciclo stagionale. Da questi simboli, nascosti nel profondo dell'uomo, nasce l'icona della protezione dal male con il volto della Madre di Dio.
Quando per le feste di icone mariane non vi sono tropari propri, si ripetono soprattutto i seguenti:
"Peccatori e infelici corriamo ognora alla Madre di Dio; prostriamoci nel pentimento gridando dal fondo dell'anima: "O Sovrana, soccorrici, muoviti a pietà verso di noi; affrettati, stiamo per perderci per la moltitudine dei peccati. Non rimandare i tuoi servi delusi, poiché tu sei l'unica nostra speranza"".
"Non cesseremo mai noi, indegni, di proclamare la tua potenza, o Madre di Dio. Se non ci fossi tu a intercedere, chi ci libererebbe da tanti pericoli? Chi ci avrebbe preservati immuni fino al presente? Non ci allontaneremo da te, o Regina; poiché sempre tu salvi da ogni sventura i tuoi servi".
Testo a cura del CENTRO RUSSIA ECUMENICA 00193 Roma ¡ Vicolo del farinone 30
scelta delle immagini: Vittorio Chiantore
INNO AKATHISTOS
traduzione di P. Ermanno M. Toniolo OSM
Ed. Centro di Cultura Mariana, Roma
Ascolta l'inno
| Connessione veloce | Connessione normale | |
| Kondak dell'Akathistos (greco) | WMA | WMA |
| Kondak dell'Akathistos (D.Allemanov) | WMA | WMA |
| Kondak dell'Akathistos (P.Gimenez) | WMA | WMA |
Si ringraziano i Monaci del Monastero Ecumenico di Chevetogne ed in particolare P.Thomas Pott per aver acconsentito alla pubblicazione dei brani
Parte Narrativa
Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal cielo
per dir "Ave" alla Madre di Dio.
Al suo incorporeo saluto
vedendoti in Lei fatto uomo, Signore,
in estasi stette,
acclamando la Madre così:
Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s'estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.
Ave, in Te tu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s'incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Vergine e Sposa!
Ben sapeva Maria
d'esser Vergine sacra
e così a Gabriele diceva:
"Il tuo singolare messaggio
all'anima mia incomprensibile appare:
da grembo di vergine
un parto predici, esclamando: Alleluia!".
Desiava la Vergine
di capire il mistero
e al nunzio divino chiedeva:
"Potrà il verginale mio seno
mai dare alla luce un bambino? Dimmelo!". E Quei riverente
acclamandola disse così:
Ave, Tu guida al superno consiglio;
Ave, Tu prova d'arcano mistero.
Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;
Ave, compendio di sue verità.
Ave, o scala celeste che scese l'Eterno;
Ave, o ponte che porti gli uomini in cielo.
Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;
Ave, dall'orde dei dèmoni esecrato flagello.
Ave, la Luce ineffabile hai dato;
Ave, Tu il "mondo" a nessuno hai svelato.
Ave, la scienza dei dotti trascendi;
Ave, al cuor dei credenti risplendi.
Ave, Vergine e Sposa!
La Virtù dell'Altissimo
adombrò e rese Madre
la Vergine ignara di nozze:
quel seno, fecondo dall'alto,
divenne qual campo ubertoso per tutti,
che vogliono coglier salvezza
cantando cosi. Alleluia!
Con in grembo il Signore
premurosa Maria
ascese e parlò a Elisabetta.
Il piccolo in seno alla madre
sentì il verginale saluto, esultò,
e balzando di gioia
cantava alla Madre di Dio:
Ave, o tralcio di santo Germoglio;
Ave, o ramo di Frutto illibato.
Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dài vita all'Autor della vita.
Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.
Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.
Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.
Ave, clemenza di Dio verso l'uomo;
Ave, fiducia dell'uomo con Dio.
Ave, Vergine e Sposa!
Con il cuore in tumulto
fra pensieri contrari
il savio Giuseppe ondeggiava:
tuttora mirandoti intatta
sospetta segreti sponsali, o Illibata!
Quando Madre ti seppe
da Spirito Santo, esclamò: Alleluia!
I pastori sentirono
i concerti degli Angeli
al Cristo disceso tra noi.
Correndo a vedere il Pastore,
lo mirano come agnellino innocente
nutrirsi alla Vergine in seno,
cui innalzano il canto:
Ave, o Madre all'Angello-Pastore;
Ave, recinto di gregge fedele.
Ave, difendi da fiere maligne;
Ave, tu apri le porte del cielo.
Ave, per Te con la terra esultano i cieli;
Ave, per Te con i cieli tripudia la terra.
Ave, Tu sei degli Apostoli la voce perenne;
Ave, dei Martiri sei l'indomito ardire.
Ave, sostegno possente di fede;
Ave, vessillo splendente di grazia.
Ave, per Te fu spogliato l'inferno;
Ave, per Te ci vestimmo di gloria.
Ave, Vergine e Sposa!
Osservando la stella
che guidava all'Eterno
ne seguirono i Magi il fulgore.
Fu loro sicura lucerna
andando a cercare il Possente, il Signore.
Al Dio irraggiungibile giunti,
l'acclaman beati: Alleluia!
Contemplarono i Magi
sulle braccia materne
l'Artefice sommo dell'uomo.
Sapendo ch'Egli era il Signore
pur sotto l'aspetto di servo, premurosi
gli porsero i doni
dicendo alla Madre beata:
Ave, o Madre dell'Astro perenne;
Ave, aurora di mistico giorno.
Ave, fucine d'errori tu spegni;
Ave, splendendo conduci al Dio vero.
Ave, l'odioso tiranno sbalzasti dal trono;
Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.
Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli;
Ave, sei Tu che ci salvi dall'opre di fango.
Ave, TU il culto distruggi del fuoco;
Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.
Ave, Tu guida di scienza ai credenti;
Ave, Tu gioia di tutte le genti.
Ave, Vergine e Sposa!
Banditori di Dio
diventarono i Magi
sulla via del loro ritorno.
Compirono il tuo vaticinio
e Te predicavano, o Cristo, a tutti,
noncuranti d'Erode, lo stolto,
incapace a cantare: Alleluia!
Irradiando all' Egitto
lo splendore del vero,
dell'errore scacciasti la tenebra:
ché gl'idoli allora, o Signore,
fiaccati da forza divina, caddero;
e gli uomini, salvi,
acclamavan la Madre di Dio:
Ave, riscossa del genere umano;
Ave, disfatta del regno d'inferno.
Ave, Tu inganno ed errore calpesti;
Ave, degl'idoli sveli la frode.
Ave, Tu mare che inghiotti il gran Faraone;
Ave, Tu roccia che effondi le Acque di Vita.
Ave, colonna di fuoco che guidi nel buio;
Ave, riparo del mondo più ampio che nube.
Ave, datrice di manna celeste;
Ave, ministra di sante delizie.
Ave, Tu mistica terra promessa;
Ave, sorgente di latte e di miele.
Ave, Vergine e Sposa!
Stava già per lasciare
questo mondo fallace
Simeone, ispirato vegliando.
Qual pargolo a lui fosti dato
ma in Te riconobbe il Signore perfetto,
e ammirando stupito
l'eterna sapienza esclamò: Alleluia!
Parte Tematica
Di natura le leggi
innovò il Creatore
apparendo tra noi, suoi figlioli:
fiorito da grembo di Vergine,
lo serba qual era da sempre, inviolato:
e noi che ammiriamo il prodigio
cantiamo alla Santa:
Ave, o fiore di vita illibata;
Ave, corona di casto contegno.
Ave, Tu mostri la sorte futura;
Ave, Tu sveli la vita degli Angeli.
Ave, magnifica pianta che nutri i fedeli,
Ave, bell'albero ombroso che tutti ripari.
Ave, Tu in grembo portasti la Guida agli erranti;
Ave, Tu desti alla luce Chi affranca gli schiavi.
Ave, Tu supplica al Giudice giusto;
Ave, perdono per tutti i traviati.
Ave, Tu veste ai nudati di grazia;
Ave, amore che vinci ogni brama.
Ave, Vergine e Sposa!
Tale parte ammirando,
ci stacchiamo dal mondo
e al cielo volgiamo la mente.
Apparve per questo fra noi
in umili umane sembianze l'Altissimo
per condurre alla vetta
coloro che lieti l'acclamano: Alleluia!
Era tutto qui in terra
e di sé tutti i cieli
riempiva il Dio Verbo infinito:
non già uno scambio di luoghi,
ma un dolce abbassarsi di Dio verso l'uomo
fu il nascer da Vergine,
Madre che tutti acclamiamo:
Ave, Tu sede di Dio, l'infinito;
Ave, Tu porta di sacro mistero.
Ave, dottrina insicura per gli empi;
Ave, dei pii certissimo vanto.
Ave, o trono più santo del trono cherubico;
Ave, o seggio più bello del seggio serafico.
Ave, o Tu che congiungi opposte grandezze,
Ave, o Tu che sei in una e Vergine e Madre.
Ave, per Te tu rimessa la colpa;
Ave, per Te il paradiso fu aperto.
Ave, o chiave del regno di Cristo;
Ave, speranza di eterni tesori.
Ave, Vergine e Sposa!
Si stupirono gli Angeli
per l'evento sublime
della tua Incarnazione divina;
ché il Dio inaccessibile a tutti
vedevano fatto accessibile, uomo,
dimorare fra noi e da ognuno sentirsi acclamare: Alleluia!
Gli oratori brillanti
come pesci son muti
per Te, Genitrice di Dio:
del tutto incapaci di dire
il modo in cui Vergine e Madre Tu sei.
Ma noi che ammiriamo il mistero
cantiamo con fede:
Ave, sacrario d'eterna Sapienza;
Ave, tesoro di sua Provvidenza.
Ave, Tu i dotti riveli ignoranti,
Ave, Tu ai rètori imponi il silenzio.
Ave, per Te sono stolti sottili dottori;
Ave, per Te vengon meno autori di miti.
Ave, di tutti i sofisti disgreghi le trame;
Ave, Tu dei pescatori riempi le reti.
Ave, ci innalzi da fonda ignoranza;
Ave, per tutti sei faro di scienza.
Ave, Tu barca di chi ama salvarsi;
Ave, Tu porto a chi salpa alla Vita.
Ave, Vergine e Sposa!
Per salvare il creato
il Signore del mondo
volentieri discese quaggiù,
Qual Dio era nostro Pastore,
ma volle apparire tra noi come Agnello:
con l'umano attraeva gli umani, qual Dio l'acclamiamo: Alleluia!
Tu difesa di vergini,
Madre Vergine, sei,
e di quanti ricorrono a Te:
ché tale ti fece il Signore
di tutta la terra e del cielo, o Illibata,
abitando il tuo grembo
e invitando noi tutti a cantare:
Ave, colonna di sacra purezza;
Ave, Tu porta d'eterna salvezza,
Ave, inizio di nuova progenie;
Ave, datrice di beni divini.
Ave, Tu vita hai ridato ai nati nell'onta;
Ave, hai reso saggezza ai privi di senno.
Ave, o Tu che annientasti il gran seduttore;
Ave, o Tu che dei casti ci doni l'Autore.
Ave, Tu grembo di nozze divine;
Ave, che unisci i fedeli al Signore.
Ave, di vergini alma nutrice;
Ave, che l'anime porti allo Sposo.
Ave, Vergine e Sposa!
Cede invero ogni canto
che presuma eguagliare
le tue innumerevoli grazie.
Se pure t'offrissimo inni
per quanti i granelli di sabbia, Signore,
mai pan saremmo a' tuoi doni
che desti a chi canta: Alleluia!
Come fiaccola ardente
per chi giace nell'ombre
contempliamo la Vergine Santa,
che accese la luce divina
e guida alla scienza di Dio tutti,
splendendo alle menti,
e da ognuno è lodata col canto:
Ave, o raggio di Sole divino;
Ave, o fascio di Luce perenne.
Ave, rischiari qual lampo le menti;
Ave, qual tuono i nemici spaventi.
Ave, per noi sei la fonte dei sacri Misteri;
Ave, Tu sei la sorgente dell'Acque abbondanti.
Ave, in Te raffiguri l'antica piscina;
Ave, le macchie detergi dei nostri peccati.
Ave, o fonte che l'anime mondi,
Ave, o coppa che versi letizia.
Ave, fragranza del crisma di Cristo;
Ave, Tu vita del sacro banchetto.
Ave, Vergine e Sposa!
Condonare volendo
ogni debito antico
fra noi il Redentore dell'uomo
discese e abitò di persona:
fra noi che avevamo perduto la grazia. Distrusse lo scritto del debito,
e tutti l'acclamano: Alleluia!
Inneggiando al tuo parto
l'universo ti canta,
qual tempio vivente, o Regina!
Ponendo in tuo grembo dimora
Che il tutto in sua mano contiene, il Signore, tutta santa ti fece e gloriosa
e c'insegna a lodarti:
Ave, o "tenda" del Verbo di Dio;
Ave, più grande del "Santo dei Santi".
Ave, Tu "arca" da Spirito aurata;
Ave, "tesoro" inesausto di Vita.
Ave, diadema prezioso dei santi sovrani;
Ave, dei pii sacerdoti Tu nobile vanto.
Ave, Tu sei per la Chiesa qual torre possente;
Ave, Tu sei per l'Impero qual forte muraglia.
Ave, per Te innalziamo trofei;
Ave, per Te cadon vinti i nemici.
Ave, Tu farmaco delle mie membra;
Ave, salvezza dell'anima mia.
Ave, Vergine e Sposa!
Grande ed inclita Madre,
Genitrice del sommo
fra i Santi, santissimo Verbo,
or degnati accogliere il canto!
Preservaci da ogni sventura, tutti!
Dal castigo che incombe
Tu libera noi che gridiamo: Alleluia!




















