Giovedì, 17 Maggio 2012
Lunedì 30 Agosto 2004 14:54

Haggadà di Pesach - Parte Prima

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Haggadà di Pesachtraslitterata
di www.Torah.it

Traslitterazione di Rav Benedetto Carucci
Traduzione ed annotazioni di David Pacifici

Pesach 5760, 2000

Edizione speciale per distribuzione via Internet.

La copia, la distribuzione con ogni mezzo e la stampa di questa Haggadà è approvata ed incoraggiata a condizione che non vengano apportate modifiche e che il titolo e questa testata vengano riportati integralmente; la preparazione ha richiesto lungo ed attento lavoro e pertanto chi trova questa Haggadà di proprio gradimento e ne fa uso, è cordialmente invitato, nello spirito del freeware, ma soprattutto nello spirito della Torà, a devolvere in zedakà un controvalore secondo coscienza.

È vietato tassativamente ogni uso commerciale.

Saranno apprezzati commenti, suggerimenti e correzioni, nonché idee o materiale da includere in una nuova edizione. Scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Prima parte

BEDIKAT CHAMETZ

La sera prima della vigilia di Pesach, dopo il tramonto, come atto conclusivo delle pulizie effettuate per adempiere alla mizvà di eliminare dalle nostre case tutto il hamez, si procede, a lume di candela, ad un'ultima ricerca.

Lo scopo di questa ricerca è soprattutto educativo: per questo, e per evitare di pronunciare invano una benedizione, alcuni pezzetti di pane verranno nascosti in ogni ambiente di casa. Saranno i bambini a ritrovarli, in un atmosfera gioiosa che preannuncia la festa. Se Pesach inizia alla fine del Sabato la ricerca viene fatta la sera del giovedì. Prima di iniziare la ricerca si dice:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam asher kiddeshanu bemitzvotav vetzivvanu al biur chametz. Benedetto Tu, o Signore, Dio nostro, Re del Mondo che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato lo sgombro del hamez.

Terminata la ricerca il hamez trovato viene accantonato fino al mattino dopo aver detto, anche in italiano perchè tutti capiscano:

Kol chamirà vechamià deica birshtì, delà chamitè udelà viartè, livtil veleevè keafrà dearà. Qualunque cibo lievitato che ancora sia in mio possesso e che mi sia sfuggito e non lo abbia sgombrato, sia reso nullo e considerato polvere di terra.

La mattina seguente, il hamez accantonato la sera prima viene bruciato utilizzando per il fuoco il Lulav ed i rametti di salice con cui si è già adempiuta una mizvà a Succot. Bruciandolo si dice, anche in italiano:

Il piatto del seder

Al ritorno dal Tempio i convitati trovano la tavola sontuosamente preparata, ma non come sempre. Al centro troneggia il "piatto del seder" ed al suo centro tre mazzot shemurot coperte, preparate sotto strettissimo controllo sia della lavorazione che del grano necessario, fin dalla mietitura. Pane del povero, segno di servitù, evocazione di una partenza precipitosa verso la libertà che non lasciò "alla pasta il tempo di fermentare". Intorno alle mazzot, a corona, altri simboli: davanti il Karpas, verdura, in genere sedano; subito dietro il Maror, lattuga dalle foglie amare come l'amarezza della vita di Israele in Egitto; vicino il Haroset, pasta brunastra in cui si mischiano mele, mandorle, datteri, noci, prugne secondo le tante tradizioni ad imitazione della calce e dell'argilla dei mattoni pretesi dal faraone dai suoi schiavi; poi lo zampetto, cioè un osso di capretto con attaccata un po' di carne, arrostito sul fuoco, evoca l'agnello dell'antico sacrificio pasquale; mentre alla sua sinistra un uovo sodo (un tempo cotto nella cenere) rappresenta secondo alcuni il sacrificio di Moed che si faceva al Tempio di Jerushalaim mentre secondo altri ci ricorda il lutto, anche nella gioia, per la distruzione del Tempio. Fuori del piatto dell'aceto o dell'acqua salata.

I posti non sono apparecchiati, sono solo segnati dalla Haggadà e da un calice per il vino. A quattro riprese, nel corso della cerimonia ognuno vuoterà il proprio, testimonianza di felicità e gratitudine nei confronti del Signore...

Al calare della sera, la cerimonia comincia e si dipana secondo l'ordine, "il seder", prescritto...

(Adattato da: Gugenheim, Le Judaisme dans la Vie quotidienne.)

KADDESH

I partecipanti riempiono reciprocamente il primo calice di vino. Nessuno versa per se stesso: in questa serata tutti sono serviti come re!

I quattro calici che si bevono nel corso del seder sono in rapporto a Esodo VI - 6,8 in cui il Signore promette agli ebrei di:

1) sottrarli alle angherie degli egiziani;
2) liberarli dalla schiavitù;
3) portarli via con la Sua forza;
4) eleggerli come Suo popolo.

La quinta assicurazione, di farli entrare nella Terra Promessa, è simboleggiata dal calice del "profeta Elia".

Il venerdì sera si inizia da:

Iom ashishì vaichullù ashamaim veaaretz vechol tzevaam; vaichal Elo-im baiom asheviì melachtò asher asà, vaishbot baiom asheviì mikol melachtò asher asà; vaivarech Elo-im et iom asheviì vaikaddesh otò ki vò shavat mikol melachtò asher barà Elo-im laasot. (...sesto giorno.) Furono completati il cielo e la terra e tutto ciò che contengono. Ed il Signore completò nel settimo giorno l'opera che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da tutta l'opera che aveva fatto. E benedisse il Signore il settimo giorno e lo santificò poichè in esso aveva cessato da tutta la Sua opera che aveva creato il Signore nel farla.

Gli altri giorni si inizia da:

Elle moadè A. mikraè kodesh asher tikreù otam bemoadam. Queste sono le ricorrenze del Signore, riunioni sacre che convocherete nei tempi prestabiliti.
Savrì maranan: lechaim. Col permesso dei maestri!
Baruch attà A. Elo-nu melech aolam borè perì aggafen; baruch attà A. Elo-nu melech aolam asher bachar banu mikol am veromemanu mikol lashon vekiddeshanu bemitzvotav, vatitten lanu A. Elo-nu beaavà (Shabbatot limnuchà) moadim lesimchà, chagghim uzmanim lesasson, (et iom aShabbat azè ve) et iom chag ammatzot azè, zeman cherutenu mikrà kodesh zecher litziat Mitzraim, ki vanu vacharta veotanu kiddashta mikol aammim (veshabbatot) umoadè kodshechà beaavà uvratzon besimchà uvsasson inchaltanu; baruch attà A. mekaddesh (aShabbat,) Israel veazemanim. Benedetto Tu, o Signore, Dio nostro, Re del mondo che ci scegliesti tra tutti i popoli e ci elevasti su tutte le nazioni, ci santificasti con i Tuoi precetti e ci desti, Signore nostro Dio, con amore (Sabati per il riposo) ricorrenze per la gioia e feste e momenti per la letizia; e questo giorno (di sabato e giorno) della festa delle mazzot, questo giorno di festività di santa adunanza, tempo della nostra libertà, con amore, santa convocazione in ricordo dell'uscita dall'Egitto; poiché noi hai scelto e noi hai santificato tra tutti i popoli e ci hai dato come retaggio (i sabati e) le sante ricorrenze (con amore ed intenzione), con gioia e con letizia. Benedetto Tu, o Signore, che santifichi (il sabato,) Israel e le ricorrenze.

Se si è all'uscita del sabato si recita l'Avdalà per segnare il passaggio, la separazione, che comunque esiste tra il sabato ed il moed, tra la santità del sabato e quella del moed.

Di fronte al fuoco di una candela con più stoppini si dice:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam borè meorè aesh. Benedetto Tu, o Signore, creatore delle fonti di luce.
Baruch attà A. Elo-nu melech aolam ammavdil ben kodesh lochol, ben or lechoshech, ben Israel leammim, ben iom asheviì lesheshet iemè ammaasè, uven kedusht Shabbat likdushat iiomtov ivdalta veet iom asheviì aggadol veakadosh misheshet iemè ammaasè ivdalta vekiddashta, vekiddashta et ammechà Israel bikdushatach; baruch attà A. ammavdil ben kodesh lekodesh. Benedetto Tu, o Signore, Dio nostro, Re del mondo, che separasti il giorno santificato dal giorno feriale, la luce dal buio, Israel dagli altri popoli, il settimo giorno dagli altri sei giorni della creazione; benedetto Tu, o Signore che separasti il giorno santificato dal giorno feriale.

Entrambe le sere si dice:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam sheecheianu vekiiemanu veigghianu lazeman azè. Benedetto Tu, o Signore, Dio nostro, Re del mondo che ci hai conservato, ci hai mantenuto in vita e ci hai fatto giungere a questo giorno.

Si beve la maggor parte del primo calice di vino, ringraziamento al Signore per la nostra sottrazione alle angherie degli egiziani. Lo si fa stando appoggiati sul gomito sinistro, come cioè al tempo del Talmud usavano fare nel pasto gli uomini liberi.

URCHATZ

Il conduttore del seder (o, secondo alcuni, tutti i partecipanti) si lava le mani senza pronunciare la relativa berahà. Questa è la regola, anche se non mancano tra i maestri complesse ed articolate discussioni pro e contro la berahà sul lavaggio delle mani prima di mangiare una verdura intinta in un liquido. Comunque è un gesto poco usuale che comincia a richiamare l'attenzione dei bambini sulla diversità della serata.

KARPAS

Il pasto degli uomini liberi al tempo del Talmud iniziava con delle verdure, per questo iniziamo con un ... piccolo aperitivo vegetale! Attenzione però! Non confondiamo questa prima verdura con le erbe amare (Maror) intintinte nel Haroset che mangeremo più tardi adempiendo all'ordine della Torà e che hanno, come vedremo, ben altro significato.

Intingiamo un piccolo pezzo di sedano nell'aceto o nell'acqua salata e recitiamo la berahà sulle verdure prima di mangiarlo:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam borè perì aadamà. Benedetto Tu, o Signore, Dio nostro, Re del mondo, Creatore del frutto della terra.
IACHATZ

Si spezza in due l'azzima di mezzo.

La Torà chiama la mazzà "il pane del povero" ed il povero deve accontentarsi di frammenti di pane...

Ma "lehem oni" può anche essere tradotto "il pane su cui si da la risposta": quindi è giusto che sia posto in evidenza in questo momento in cui le risposte ai perché della ricorrenza stanno per essere date. Il pezzo più grande sarà nascosto ed i bambini dovranno ritrovarlo al termine del pasto (è l'afikomen); l'altro viene di nuovo posto tra le due altre mazzot.

MAGGHID

Inizia la narrazione: ed il primo brano non è in ebraico ma in aramaico, la lingua del popolino all'epoca del Talmud. Questo ci indica che è permesso e desiderabile interrompere la narrazione codificata nell'Haggadà ogni qualvolta si voglia tradurre in italiano o approfondire un concetto.

Tutti sollevano insieme il piatto del seder per mostrare i simboli di Pesach (dopo aver però tolto lo zampetto e l'uovo, simboli dei due sacrifici della giornata, ad evitare che possano essere scambiati per i veri sacrifici, non più possibili dopo la distruzione del Tempio).

A lachmà aniàdi achalù avatana bearà demitzraim kol dichfin ietè veichol kol ditzrich ietè veifsach.

Ashatà achà avdè leshanà abbaà bearà deIsrael benè chorin.

Questo è il pane dell'afflizione che i nostri padri mangiarono in terra d'Egitto: chiunque abbia fame venga e mangi; chiunque abbia bisogno venga e celebri Pesach.

Quest'anno siamo qui, l'anno prossimo saremo in terra d'Israele; quest'anno siamo qui schiavi, l'anno prossimo saremo in terra di Israele, uomini liberi.

Si riempie (reciprocamente) il secondo calice di vino.

Il piatto del seder viene tolto dalla tavola per stuzzicare la curiosità dei bambini più piccoli che chiedono:

Ma nishtannà allaila azè mikol allelot; Cosa differenzia questa sera da tutte le altre sere?
  • shebechol allelot anu ochlim chametz umatza veallaila azè kullò matzà;
Perché tutte le altre sere mangiamo pane lievitato e non lievitato e stasera solo mazzà?
  • shebechol allelot anu ochlim shear ierakot veallaila azè kullò maror;
Perché tutte le altre sere mangiamo ogni tipo di verdura e stasera erbe amare?
  • shebechol allelot en anu matbilin afilu paam achat ve allaila azè shetè peamim;
Perché tutte le altre sere non intingiamo (le verdure) neppure una volta e stasera invece due volte?
  • shebechol allelot anu ochlim ben ioshevim uven mesubbin ve allaila azè kullanu mesubbin.
Perché tutte le altre sere mangiamo composti o appoggiati sul gomito e stasera solo appoggiati sul gomito?

Il piatto del seder è riportato sul tavolo, completo di uovo e zampetto.

Avadim ainu lefarò beMitzraim vaiotzienu A. Elo-nu misham beiad chazakà uvizroa netuià; veillù lo otzì akadosh baruch u et avotenu mimmitzraim, arè anu uvanenu uvnè vanenu meshubbadim ainu lefarò beMitzraim. Vaafilu kullanu chachamim kullanu nevonim, kullanu iodeim et aTorà mitzvà alenu lesapper bitziat Mitzraim. Vekol ammarbè lesapper bitziat Mitzraim arè ze meshubbach. Un tempo fummo schiavi del Faraone in Egitto e di là ci fece uscire l'Eterno, nostro Dio, con mano forte e braccio disteso. E se il Santo, benedetto Egli sia, non avesse fatto uscire i nostri padri dall'Egitto, ancora oggi noi, i nostri figli ed i figli dei nostri figli, saremmo sottomessi al Faraone in Egitto. Per questo, anche se fossimo tutti saggi, tutti intelligenti, tutti istruiti nella Torà, sarebbe comunque nostro dovere narrare dell'uscita dall'Egitto; e chi più ne discute più merita lode.
Maasè beRabbì Eliezer veRabbì Ioshua veRabbì Eleazar be Azarià veRabbì Akivà veRabbì Tarfon sheaiù mesubbin biVnè Berak, veaiù mesapperim bitziat Mitzraim kol otò allaila ad shebau talmideem veamerù laem: rabbotenu igghia zeman keriat shemà shel shachrit. Successe a rabbì Eliezer, rabbì Jeoshua, rabbì Elazar ben Azaria, rabbì Akivà e rabbì Tarfon, che si erano riuniti per il Seder a Benè-Berak, di continuare a parlare dell'uscita dall'Egitto per tutta la notte; finché vennero i loro discepoli e gli dissero: Maestri! è giunta l'ora dello Shemà del mattino!
Amar Rabbì Eleazar ben Azarià: arè anì keven shivim shanà, velò zachiti shteamer ietziat Mitzraim ballelot ad shederashà ben Zomà, shenneemar: lemaan tizkor et iom tzetechà meertez Mitzraim kol iemè chaiechà; iemè chaiecha aiamim, kol iemè chaiecha allelot; vachachamim omerim iemè chaiecha aolam azè kol iemè chaiecha leavi limot ammashiach. Rabbì Elazar Ben Azarià disse: Sono come un uomo di settant'anni (per aspetto canuto e saggezza, malgrado l'età giovanile) eppure non ho mai capito come si desuma dalla Torà l'obbligo di narrare dell'uscita dall'Egitto di notte, finché il figlio di Zomà non lo spiegò. Nella frase "perché tu possa ricordarti del giorno in cui uscisti dall'Egitto tutti i giorni della tua vita" i "giorni della tua vita" indicano solo i giorni; la parola "tutti" non è pleonastica ma è aggiunta per includere le notti. I Maestri invece ritengono che dicendo "i giorni della tua vita" il riferimento sarebbe stato alla vita terrena; l'aggiunta di "tutti" è per includere l'era del Mashiah.
Baruch ammakom baruch u; baruch shenatan Torà lemmò Israel baruch u. Keneghed arbaà banim dibberà Torà: echad chacham, echad rashà, echad tam veechad sheenò iodea lishol. Benedetto il Signore, benedetto Egli sia! Benedetto Colui che ha dato la Torà al suo popolo di Israel! Benedetto Egli sia! La Torà parla di quattro tipi di figli (quando ci impone il precetto di raccontare loro dell'uscita dall'Egitto): il saggio, il cattivo, il semplice e colui che non sa porre domande.
Chacham ma u omer: ma aedot achukim veamishpatim asher tzivvà A. Elo-nu etchem; af attà emor lò keilchot aPesach: en maftirin achar aPesach afikomen. Il saggio cosa dice? Quali sono i precetti, gli statuti e le leggi che vi ha comandato il Signore nostro Dio? Tu gli spiegherai in risposta le regole di Pesach fino alla proibizione di mangiare alcunché dopo aver mangiato al termine del pasto il sacrificio pasquale (che oggi è rappresentato simbolicamente da un pezzetto della terza azzima, afikomen.)
Rashà ma u omer: ma avodà azot lachem, lachem velò lò; ulfì sheotzì et atzmò min akelal kafar baikar, af attà akkè et shinnav veemor lò: baavur ze asà A. lì betzetì mimmitzraim, lì velò lò. Illu aià sham lò aià nigal. Il cattivo cosa dice? Cosa è questa vostra cerimonia? Vostra, non sua. Come se si mettesse fuori dalla comunità degli altri ebrei. Tu gli risponderai provocatoriamente dicendogli: Tutto ciò è per quanto il Signore fece per me quando uscii dall'Egitto. Dirai per me, non per lui, perché se fosse stato lì non sarebbe stato liberato.
Tam ma u omer: ma zot; veamartà elav: bechozek iad otzianu A.mimmitzraim mibet avadim. Il semplice cosa dice? Domanda: che succede? Gli risponderai: con la sua potenza ci fece uscire il Signore dall'Egitto, dal luogo della schiavitù.
Vesheenò iodea lishol at petach lò, shenneemar: veigadtà levinchà baiom au lemor, baavur ze asà A. lì betzetì mimmitzraim. E con colui che non sa porre le domande, apri tu, donna, il discorso come è comandato nella Torà: ne parlerai a tuo figlio in quel giorno dicendogli: questo è per ciò che il Signore fece per me quando uscii dall'Egitto.
Iachol merosh Chodesh; talmud lomar baiom au; i baiom au iachol mibeod iom; talmud lomar baavur ze, baavur ze lo amarti ellà shematzà umaror munachim lefanecha. Si potrebbe cominciare a dare queste spiegazioni ai figli dall'inizio del mese di Nissan (due settimane prima) per adempiere al precetto? Il Talmud sottolinea che la Torà dice: in quel giorno. Allora si potrebbe farlo quando è ancora giorno? No, il Talmud fa notare che la Torà dice: "Questo è per ciò ...". "Questo..." è qualcosa di concreto: la mazzà ed il maror! quindi il momento giusto è quello in cui li hai davanti : la sera della vigilia di Pesach.
Mittechillà ovdè avodà zarà aiù avotenu, veachshav kerevanu ammakom laavodatò, shenneemar: vaiomer Ioshua el kol aam, kò amar A. Eloè Israel, beever anaar iashevù avotechem meolam, Terach avì Avraam vaavì Nacho; vaiavdù eloim acherim. A tutt'inizio i nostri padri prestavano culti idolatrici, ma ora il Signore ci ha portato al suo culto come è detto: E disse Giosuè a tutto il popolo: così disse il Signore Dio di Israele: Anticamente i vostri padri risedevano dall'altra parte del fiume (Eufrate) e riverivano altri dei, anche Terah, padre di Abramo e padre di Nahor.
Vaekach et Avraam meever anaar vaolech otò bechol eretz Kenaan, vaarbè et zarò vaetten lò et Itzchak; vaetten le Itzchak et Iaakov veet Esav, vaetten le Esav et ar seir lareshet otò, ve Iaakov uvanav iaredù Mitzraima. Io presi vostro padre Abramo dall'altra parte del fiume e lo feci peregrinare per tutta la terra di Canaan e moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. Ad Isacco diedi Giacobbe ed Esaù. Esaù ebbe in retaggio il monte Seir, mentre Giacobbe ed i suoi figli scesero in Egitto.
Baruch shomer avtachatò leIsrael beruch u, sheakadosh baruch u mechashev et aketz laasot kemà sheamar leAvraam avinu bivrit ben abetarim, shenneemar: vaiomer leAvram, iadoa tedà ki gher iiè zarachà beeretz lò laem, vaavadum veinnù otam arbà meot shanà; vegam et agoi asher iavodu dan anochi, veacharè chen ietzeù birchush gadol. Benedetto Colui che mantiene la sua promessa ad Israel, benedetto Egli sia! Quando il Signore, benedetto Egli sia, stabilì il termine della schiavitù lo fece per rispettare quanto fu promesso ad Abramo nel "patto tra le partizioni". Narra la Torà: Disse ad Abramo: Sappi per certo che i tuoi discendenti saranno stranieri in terra non loro; saranno ridotti in schiavitù e maltrattati per quattrocento anni. Ma poi il popolo che li ridurrà in schiavitù, subirà la mia giustizia; ed alla fine ne usciranno con grandi ricchezze.

Si solleva il secondo calice per ringraziare il Signore di averci liberato dalla schiavitù, dopo aver coperto le mazzot del piatto del seder per non farle passare in secondo piano nei confronti del vino.

Vei sheamda laavotenu velanu, shelò echad bilvad amad alenu lechallotenu ellà shebechol dor vador omedim alenu lechallotenu, ve aKadosh baruch u matzilenu miiadam. È quella promessa che ha sostenuto i nostri padri e noi stessi; perché non è che uno solo si levò contro di noi per sterminarci ma anzi, in ogni generazione c'è qualcuno che vuole distruggerci.

Si posa il calice e si scoprono le mazzot.

Tzè ulmad ma bikesh Lavan aramì laasot leIaakov avinu sheparò lò gazar ellà al azecharim veLavan bikkesh laakor et akol, shenneemar: aramì oved avì vaiered mitzraima vaiagor sham bimtè meat, vaì sham legoi gadol, atzum varav. Vai ed impara ciò che Labano l'arameo tentò di fare al nostro padre Giacobbe. Il faraone ordinò di sterminare solo i bambini maschi; Labano tentò invece di distruggerci tutti come dice la Torà: L'arameo voleva distruggere mio padre; e lui scese in Egitto, vi dimorò con una piccola famiglia e lì divenne una grande nazione, forte e numerosa.

Da questo punto la Haggadà procede proponendo quattro versi della Torà (Deut. XXVI, 5-8) che raccontano il primo la discesa in Egitto, il secondo l'oppressione da parte degli egiziani, il terzo la richiesta di aiuto a Dio, il quarto l'uscita dall'Egitto.

Ognuno di questi versi viene prima citato per intero, poi analizzato parola per parola portando a supporto dell'interpretazione un altro verso biblico.

Vaiered Mitzraima anus al pì adibbur; vaigor sham melammed shelò irad Iaakov avinu leishtakea beMitzraim ellà lagur sham, shenneemar: vaiomerù el parò lagur baaretz banu ki en mirè latzon asher laavadecha ki kaved araav beeretz kenaan; veattà ieshevù nà avadecha beretz Goshen. Scese in Egitto per ordine divino; vi dimorò, cioè vi soggiornò senza intenzione di stabilirvisi come si desume dalla Torà che dice: (I fratelli di Giuseppe) dissero al faraone: siamo venuti in questa terra a soggiornarvi poiché i tuoi servi non hanno più pascolo per le loro greggi a causa della pesante carestia in terra di Canaan; ti preghiamo dunque, lascia che i tuoi servi dimorino nella terra di Goshen.
Bimtè meat kemà shenneemar: beshivim nefesh iaredù avotecha Mitzraima, veattà samechà A. Elo-cha kekochavè ashamaim larov. Con una piccola famiglia, come dice la Torà: Erano settanta anime quando i tuoi padri scesero in Egitto ed ora il Signore tuo Dio ti ha reso per moltitudine simile alle stelle del cielo.
Vaì sham legoi gadol, melammed sheaiù metzuianim sham legoi gadol veatzum, kemà shenneemar: uvnè Israel parù vaishretzù vairbù vaiatzmù bimeod meod, vatimmalè aaretz otam. E lì divenne una grande nazione: la Torà ci insegna che Israel era già allora una nazione distinta; forte: come è detto: ed i figli di Israel furono prolifici, crebbero e si moltiplicarono sempre di più finché il paese era affollato da loro.
Varav kemà shenneemar, revavà ketzemach assadè netatich, vatirbì vatighdelì vatavoi baadì adaim; shaddaim nachonu usearech tzimmeach, veat erom veerià. E numerosa come dice il profeta Ezechiele: Ti ho resa numerosa come l'erba dei campi, sei cresciuta, sei divenuta grande, splendida in bellezza; il seno ti si è formato, la capigliatura è foltissima quando prima eri nuda e scoperta.
Vaiareù otanu amitzrim vaieannunu, vaittenù alenu avodà kashà. Gli egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una pesante schiavitù.
Vaiareù otanu amitzrim kemà shenneemar: ava nitchakemà lò pen irbè, vaià ki tikrena milchamà venosaf gam u al sonenu, venilcham banu vealà min aaretz. Gli Egiziani ci maltrattarono come dice la Torà: Su! affrontiamoli con intelligenza così che non si moltiplichino e non accada che in caso di guerra possano unirsi ai nostri nemici, combattere contro di noi e lasciare il paese.
Vaieannunu, kemà shenneemar: vaiasimu alav sarè missim lamaan annotò besivlotam, vaiven arè miskenot lefarò, et pitom veet ramses. Ci oppressero: La Torà narra: imposero su di essi sovrintendenti con il compito di opprimerli con angherie. Ed essi costruirono per il faraone le città deposito di Pitom e Ramses.
Vaittenù alenu avodà kashà, kemà shenneemar: vaiaavidu Mitzraim et benè Isarel befarech. Ci imposero una pesante schiavitù. La Torà dice: Gli egiziani fecero lavorare da schiavi i figli di Israel con crudeltà.
Vanitzak el A. Eloè avotenu, vaishmà et kolenu, viar et onienu veet amalenu veet lachatzenu. Ed alzammo il nostro grido al Signore Dio dei nostri padri; e il Signore ascoltò le nostre voci e vide la nostra afflizione, il nostro dolore e la nostra oppressione.
Vanitzak el A. Eloè avotenu, kemà shenneemar: vaì baiamim arabbim aem, vaiamot melech Mitzraim, vaieanchù benè Israel min avodà vaizakku, vattaal shavvatam el aElo-im min aavodà. Ed alzammo il nostro grido al Signore Dio dei nostri padri come dice la Torà: ed ecco, col trascorrere di tanto tempo, che morì il re d'Egitto, ed i figli di Israel si lamentavano e gemevano per il peso della schiavitù; ed il loro grido di schiavi salì fino a Dio.
Vaishmà A. et kolenu, kemà shenneemar: vaishmà Elo-im et naakatam, vaizkor Elo-im et beritò, et Avraam et Itzchak veet Iaakov. Ed il Signore ascoltò le nostre voci come è detto nella Torà: e sentì il Signore il loro grido e si ricordò il Signore del Suo patto con Abramo, con Isacco e con Giacobbe.
Vaiar et onienu zo perishut derech eretz, kemà shenneemar: vaiar Elo-im et benè Israel vaieda Elo-im. E vide la nostra afflizione: si allude alla separazione dei coniugi (che evitavano di procreare figli destinati a sicura morte), come dice la Torà: Dio vide i figli di Israel e rivolse loro la Sua attenzione.
Veet amalenu ellu abbanim, kemà shenneemar: kol abben aieora tashlichuu vechol abbat techaiuu. ...ed il nostro dolore: a causa dei figli. La Torà dice: ogni maschio che nasce sarà gettato nel fiume, ma ogni femmina potrà vivere.
Veet lachatzenu ze addechak, kemà shenneemar: vegam raiti et allachatz asher Mitzraim lochatzim otam. ...e la nostra oppressione: si riferisce alle angherie come è detto nella Torà: ho visto le angherie con cui gli egiziani li opprimono.
Vaiotzienu A. mimmitzraim beiad chazakà uvizroa netuià, uvmorà gadol, uvotot uvmofetim. Ed il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente e con braccio disteso, con grande terrore, con segni e con miracoli.
Vaiotzienu A. mimmitzraim, lò al iedè malach velò al iedè saraf velò al iedè shaliach, ellà akadosh baruch u bichvodò uvatzmò, shenneemar: veavartì beretz Mitzraim balaila azè, veiketì kol bechor beeretz Mitzraim, meadam vead beemà, uvkol eloè Mitzraim eesè shefatim, anì A. Ed il Signore ci fece uscire dall'Egitto non mandando un angelo, non mandando un Serafino, non mandando un incaricato, bensì provvide direttamente nella Sua gloria il Santo benedetto Egli sia. Come ci dice la Torà: Io attraverserò la Terra d'Egitto quella notte; Io ucciderò ogni primogenito degli egiziani, uomo o bestia; Io farò giustizia degli dei degli egiziani: Io sono il Signore.
Veavartì beretz Mitzraim, anì velò malach; veiketì kol bechor beretz Mitzraim, anì velò saraf; uvkol eloè Mitzriam eesè shefatim, anì velò shaliach; anì A., anì u velò acher. Io attraverserò la Terra d'Egitto, Io e non un angelo; Io ucciderò ogni primogenito degli egiziani, Io e non un Serafino; Io farò giustizia degli dei degli egiziani, Io e non un incaricato. Io sono il Signore, Io, non altri.
Beiad chazacà zo addever, kemà shenneemar: innè iad A. oià bemiknechà asher bassadè, bassusim bachamorim bagghemalim, babbakar uvatzon dever kaved meod. Con mano forte: l'allusione è alla mortalità del bestiame (quinta piaga) in quanto la Torà dice: ecco, la mano del Signore colpirà le tue bestie in campagna, i cavalli, gli asini, i cammelli, i bovini e gli ovini con una gravissima mortalità.
Uvizroa netuià zo acherev, kemà shenneemar: vecharbò shelufà beiadò netuià al Ierushlaim. ...e con braccio disteso: Si allude alla spada, come è detto nelle Cronache: teneva in mano una spada sguainata, distesa su Jerushalaim.
Uvmorà gadol zo ghillui shechinà, kemà shenneemar: o anissà Elo-im lavò lakachat lò goi mikerev goi, bemassot, beotot uvmofetim uvmilchamot, uveiad chazakà uvzroa netuià uvmoraim ghedolim, kechol asher asà lachem A. Elo-echem beMitzraim leenecha. ...con grande terrore: si accenna alla manifestazione della presenza divina, come dice la Torà: è mai successo che Dio venisse a prendersi un popolo in mezzo ad un altro popolo con prodigi, con segni, con miracoli; e combattendo con mano forte, con braccio disteso e con grande terrore come tutte le cose che il Signore vostro Dio ha fatto per voi in Egitto, davanti ai vostri occhi?
Uvotot zè amattè, kemà shenneemar: veet amattè azè tikach beiadecha, asher taasè bò et aotot. ...con segni: ci si riferisce alla verga (di Mosè) come è detto nella Torà: prendi in mano questa verga e con essa farai i segni.
Uvmofetim zè addam, kemà shenneemar: venatatì mofetim bashamaim uvaaretz, dam vaesh vetimrot ashan. ...e con miracoli: il riferimento è al sangue (prima piaga) come dice il profeta Gioele: farò miracoli in cielo ed in terra: sangue, fuoco e colonne di fumo.
Davar acher: beiad chazaccà shetaim, uvizroa netuià shetaim, uvmorà gadol shetaim, uvotot shetaim, uvmofetim shetaim. Secondo un'altra interpretazione ogni allocuzione rappresenta due delle dieci piaghe: due con mano forte, due con braccio disteso, due con grande terrore, due con segni, due con miracoli.

Menzionando ora ogni piaga, e poi le iniziali che Rabbì Jehudà utilizzava per ricordarne più facilmente l'ordine preciso, si versa, con il dito immerso nel vino, un po' dello stesso fino a vuotare il calice.

Il riferimento è agli egiziani che riconobbero nelle piaghe la manifestazione divina esclamando: "Questo è il dito di Dio!".

Il vino versato non viene bevuto in considerazione del dolore e dei lutti portati dalle piaghe.

Ellu eser makot sheevì akadosh baruch u al ammitzrim beMitzraim veellu en: dam, tzefardea, kinnim, arov, dever, shechin, barad, arbè, choshech, makat bechorot. Queste sono le dieci piaghe che il Santo, benedetto Egli sia, inflisse agli egiziani in Egitto e cioè: sangue, rane, pidocchi, bestie feroci, mortalità, ulcere, grandine, cavallette, oscurità,morte dei primogeniti.
Rabbì Ieudà aià noten baem simanim: detzach, adash, beachav. Rabbì Jehudà riepilogava così le iniziali delle piaghe: DEZAH, ADASH, BEAHAV.

Si riempie il calice appena vuotato.

Rabbì Iosè agghelilì omer: minain attà omer shelakù ammitzrim beMitzraim eser makot veal aiam lakù chamishim makot. Bemitzraim ma u omer: vaiomerù achartumim el parò etzba Elo-im i; ve al aiam ma u omer: vaiar Israel et aiad agghedolà asher asà A. beMitzraim virù aam et A. vaiaminu bA. uvMoshè avdò. Rabbì Jossi il Galileo diceva: come si dimostra che gli egiziani subirono dieci piaghe in Egitto e cinquanta sul mar Rosso? Delle piaghe d'Egitto la Torà dice: allora i maghi dissero al faraone: questo è il dito di Dio. Di quanto avvenne sul mar Rosso la Torà dice: ed Israel vide la mano potente con cui il Signore aveva colpito gli egiziani; ed il popolo temette il Signore ed ebbe fiducia in Lui e nel Suo servo Mosè.
Kamma lakù bettzba, eser makot; emor meattà beMitzraim lakù eser makot ve al aiam lakù chamishim makot. Quante ne presero per un "dito"? Dieci. Quindi se in Egitto subirono dieci piaghe da un "dito", sul mar Rosso, dalla "mano", ne subirono cinquanta.
Rabbì Eliezer omer: minnain shekol maccà umaccà sheevì akadosh baruch u al ammitzrim beMitzraim aietà shel arbà makot; shenneemar: ieshallach bam charon appò, evrà vazaam vetzarà, mishlachat malachè raim; evrà achat, vazaam shetaim, vetzarà shalosh, mishlachat malachè raim arbà; emor meattà beMitzraim lakù arbaim makot ve al aiam lakù mataim makot. Rabbì Eliezer si chiedeva: come si deduce che ogni singola piaga che il Santo, benedetto Egli sia, impose agli egiziani in Egitto era terribile come quattro piaghe? Come è detto nei Salmi: Egli scaricò su di essi il Suo furore, l'ira, la furia e la disgrazia, una turba di angeli cattivi. L'ira conta per uno; la furia, due; la disgrazia, tre, gli angeli cattivi, quattro. Quindi le dieci piaghe in Egitto in realtà valevano per quaranta; ma sul mar Rosso (secondo il ragionamento del paragrafo precedente che le quintuplica) gli egiziani ne subirono duecento.
Rabbì Akivà omer: minnain shekol maccà umaccà sheevì a kadosh baruch u al ammitzrim beMitzraim aietà shel chamesh makot; shenneemar: ieshallach bam charon appò, evrà vazaam vetzarà, mishlachat malachè raim; charon appò achat, evrà shetaim, vazaam shalosh, vetzarà arbà, mishlachat malachè raim chamesh; emor meattà beMitzraim lakù chamishim makot ve al aiam lakù mataim vachamishim makot. Rabbì Akivà si chiedeva: come si deduce che ogni singola piaga che il Santo, benedetto Egli sia, impose agli egiziani in Egitto era terribile come cinque piaghe? Come è detto nei Salmi: Egli scaricò su di essi il suo furore, l'ira, la furia e la disgrazia, una turba di angeli cattivi. Il furore conta per uno; l'ira, due; la furia, tre; la disgrazia, quattro; gli angeli cattivi, cinque. Quindi le dieci piaghe in Egitto in realtà valevano per cinquanta; ma sul mar Rosso (secondo il ragionamento che le quintuplica) gli egiziani ne subirono duecentocinquanta.
Kamma maalot tovot lammakom alenu: Quante benevolenze il Signore ci ha concesso!
Illu otzianu mimmitzraim velò asà baem shefatim daienu Se ci avesse fatto uscire dall'Egitto, ma non avesse fatto giustizia degli egiziani: ci sarebbe bastato!
Illu asà baem shefatim velò asà beeloeem daienu Se avesse fatto giustizia degli egiziani, ma non dei loro dei: ci sarebbe bastato!
Illu asà beeloeem velò arag bechoreem daienu Se avesse fatto giustizia dei loro dei, ma non avesse ucciso i loro primogeniti: ci sarebbe bastato!
Illu arag bechoreem velò natan lanu et mamonam daienu Se avesse ucciso i loro primogeniti, ma non ci avesse dato le loro ricchezze: ci sarebbe bastato!
Illu natan lanu et mamonam velò karà lanu et aiam daienu Se ci avesse dato le loro ricchezze, ma non avesse diviso per noi il mar Rosso: ci sarebbe bastato!
Illu karà lanu et aiam velò eeviranu betochò becharavà daienu Se avesse diviso per noi il mar Rosso, ma non ce lo avesse fatto attraversare all'asciutto: ci sarebbe bastato!
Illu eeviranu betochò becharavà velò shikà tzarenu betochò daienu Se ce lo avesse fatto attraversare all'asciutto, ma non vi avesse affondato i nostri persecutori: ci sarebbe bastato!
Illu shikà tzarenu betochò velò sippek tzorchenu bamidbar arbaim shanà daienu Se vi avesse affondato i nostri persecutori, ma non avesse provveduto ai nostri bisogni nel deserto per quarant'anni: ci sarebbe bastato!
Illu sippek tzorchenu bamidbar arbaim shanà velò eechilanu et aman daienu Se avesse provveduto ai nostri bisogni nel deserto per quarant'anni, ma non ci avesse alimentato con la manna: ci sarebbe bastato!
Illu eechilanu et aman velo natan lanu et ashabbat daienu Se ci avesse alimentato con la manna, ma non ci avesse dato lo Shabbat: ci sarebbe bastato!
Illu natan lanu et ashabbat velò kerevanu lifnè ar Sinai daienu Se ci avesse dato lo Shabbat, ma non ci avesse avvicinato al monte Sinai: ci sarebbe bastato!
Illu kerevanu lifnè ar Sinai velò natan lanu et aTorà daienu Se ci avesse avvicinato al monte Sinai, ma non ci avesse dato la Torà ci sarebbe bastato!
Illu natan lanu et aTorà velò ichnisanu leeretz Israel daienu Se ci avesse dato la Torà, ma non ci avesse fatto entrare in Erez Israel: ci sarebbe bastato!
Illu ichnisanu leeretz velò banà lanu et bet abbechirà daienu Se ci avesse fatto entrare in Erez Israel, ma non ci avesse costruito il Tempio: ci sarebbe bastato!
Al achat kamma ve kamma tovà, kefulà umchuppelet lammakom alenu: otzianu mimmitzraim, asà baem shefatim, asà beeloeem, arag et bechoreem, natan lanu et mamonam, karà lanu et aiam, eeviranu betochò becharavà, shikà tzarenu betochò, sippek tzorchenu bamidbar arbaim shanà, eechilanu et amman, natan lanu et ashabat, kerevanu lifnè ar Sinai, natan lanu et aTorà, ichnisanu leeretz Israel, banà lanu et bet abbechirà lechapper al kol avonotenu. Se una sola di queste benevolenze ci sarebbe bastata, quanto dobbiamo essere grati al Signore che: ci ha fatto uscire dall'Egitto, ha fatto giustizia degli egiziani, ha fatto giustizia dei loro dei, ha ucciso i loro primogeniti, ci ha dato le loro ricchezze, ha diviso per noi il mar Rosso, ce lo ha fatto attraversare all'asciutto, vi ha affondato i nostri persecutori, ha provveduto ai nostri bisogni nel deserto per quarant'anni, ci ha alimentato con la manna, ci ha dato lo Shabbat, ci ha avvicinato al monte Sinai, ci ha dato la Torà, ci ha fatto entrare in Erez Israel, e ci ha costruito il Tempio per farci espiare tutte le nostre colpe.
Rabban Gamliel aià omer kol shelò amar sheloshà devarim ellu bepesach lò iatzà iedè chovatò, vellu en: Pesach, Matzà, Maror. Rabban Gamliel soleva dire: chi, di Pesach, non pronuncia queste tre parole, non ha adempiuto alla mizvà di ricordare l'uscita dall'Egitto; esse sono: Sacrificio pasquale, pane azzimo ed erba amara.


(segue)

Ultima modifica Domenica 18 Settembre 2011 10:58
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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